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Blog di varie ed eventuali a cura di Argante Solfo


Viva l'Italiano!

Sto correggendo i compiti di ingegneria del software. Quasi tutti gli studenti scrivono (a proposito del costrutto Java) “eccezzione” con due zeta.

Ricordarsi che le parole che finiscono in “gione” e “zione” non raddoppiano è chiedere troppo?

In effetti qualche giorno fa in metropolitana ho visto una pubblicità che diceva “eccezzionale”.

Gli Italiani … Ma che importa, siamo campioni del mondo! Viva l’Italia! (e abbasso l’Italiano)

alfonsofuggetta.org


Forse non sarò stato una cima in Ingegneria del Software però, professore, le assicuro che i miei compiti erano scritti in italiano!
E’ vero, in parte il problema credo sia da attribuire ad un abbassamento del livello culturale della scuola dell’obbligo (basta dire che le ore di educazione musicale sono praticamente inesistenti, ma questo è un altro discorso che è meglio non approfondire: da buon organista mi prudono le mani…).
Tuttavia penso che il ruolo da protagonista lo reciti l’abbandono delle pratiche comunicative “tradizionali”. Che fine hanno fatto le lettere? E gli amici di penna, sono tutti morti? La maestra mi insegnava a scrivere le lettere in italiano con l’indirizzo scritto in alto a destra, il “Caro Giulio virgola-e-a-capo” oppure il “Gentile Sig. Rossi”. Adesso la maestra di italiano insegna alla mia nipotina in terza elementare a trascinare le immagini e i suoni (SI, I SUONI!) in Microsoft Word (e vai con l’antitrust).
Tanto per tornare all’Ingegneria del Software, è come spiegare a un bidello come disegnare i diagrammi UML con Rose senza che egli sappia cos’è una classe, una composizione o un’aggregazione!

Inoltre, con la scusa del “linguaggio informale”, si tende a giustificare tutte le storpiature linguistiche possibili e immaginabili: le abbreviazioni ncmprnsbl [leggi: incomprensibili] e kappa messe dovunkue (per farci stare un poema in un sms da 160 caratteri), gli imbecilli dei reality-show che parlano l’itaGLIano, l’avvento dei forum e delle community non moderate (non controllano le parolacce figuriamoci l’italiano).

I mezzi di comunicazione sono cambiati? Le lettere sono state abbandonate per fare posto alle e-mail? Sono più pratici gli sms rispetto al telefono? Prendiamo atto di questo cambiamento. Però che non diventi una scusa per non insegnare più l’italiano, o per chiudere gli occhi verso chi fa errori di ortografia. Il mio professore di lettere delle superiori toglieva due punti per ogni orrore di ortografia e controllava con il goniometro che gli accenti fossero accenti e gli apostrofi fossero apostrofi. Spero lo faccia ancora.

2 Commenti a “Viva l'Italiano!”

  1. # Anonymous GIOV

    indomito argante solfo, le tue provocazioni chiamano in causa il perito degli sveller (30 in glottologia).
    come risaputo ormai a livello stereotipico, gli italiani (abitanti del territorio amministrativo dello stato italiano, ma non nazione) non sono competenti nelle lingue straniere, ma neppure nella "lingua" che la tradizione letteraria à eletto koinè (achtung agli accenti!) "nazionale" ed amministrativa, ed io "aspirante" cosmopolita ritenendo restrittivo essere italiani, lo trovo purtroppo anche limitante, ché essendo nato al di qua dei confini (al di là c'è la svizzera) devo scontare le colpe della formazione affatto cosmopolita prevista dal ministero, pertanto al massimo posso aspirare a farmi capire all'ufficio postale, non avendo altri mezzi comunicativi, mentre ora mi sovviene che i maggiori esponenti della cultura di "lingua" italiana se la cavavano bene anche con altre "lingue", fin dal principio con dante che poteva permettersi di scrivere passi della commedia in koinè provenzale e probabilmente conosceva anche il lombardo che all'epoca era l'idioma parlato in tutta la longobardia, di certo non come oggi frammentata a livello vernacolare e sottomessa dall'uso dell'italiano regionale, e petrarca poi è da considerarsi di certo un intellettuale cosmopolita della sua epoca, una stirpe in via di estinzione.
    gli italiani si lamentano che l'inglese non "si legge come si scrive", ritenendo che l'italiano invece "si legge come si scrive", ma vorrei ricordare che l'alfabeto latino era adatto alla lingua latina, quindi forse quella si legge come si scrive, sempre entro certi limiti, secondo il passaggio logico che i latini ànno elaborato fin dalla fase arcaica un sistema di scrittura che potesse esprimere fedelmente i suoni che percepivano nella loro parlata, mentre l'italiano si è arricchito di ulteriori suoni rispetto al latino, che evidentemente non possono essere espressi con lo stesso alfabeto senza violare la correspondenza biunivoca suono↔segno, e ciò potrebbe spiegare molti problemi...

    GIOV  

  2. # Blogger Argante

    Non ho capito, Giov... stai giustificando gli errori di ortografia o stai cercando di tracciarne l'origine, nel senso che ci vorrebbe ad esempio una lettera dell'alfabeto che permettesse di esprimere il suono della doppia zeta nella parola "eccezione" [leggasi ecceZZione]  

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