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Blog di varie ed eventuali a cura di Argante Solfo


Martirtio e società

Oggi è la festa di S. Fermo, domani (mio compleanno) sarà la festa di S. Lorenzo, entrambi martiri.
Cosa vuol dire martirio oggi?
Secondo me esistono due tipi di martirio.
Il primo è quello più amato dai media... perchè fa notizia, perchè piace vedere scorrere il sangue (e come direbbe il mio amico Alessio "nella nostra società ci piace vedere scorrere il sangue ma è tabù parlare della morte"); è il martirio che spesso va in televisione, come l'uccisione di don Andrea Santoro, o che la televisione rifiuta perchè in questo momento certe cose non si possono dire; ad esempio, in questo clima di "apertura" con la Cina, nessuno puù dire che 16 suore sono state picchiate a sangue a Xian (Asianews), oppure che in Indonesia vengono ingiustamente condannati a morte 3 cristiani, accusati di aver partecipato al massacro di 200 musulmani (Asianews). Ce ne sono tanti, di questi martiri (uno fra tutti Mons. Oscar Romero), e il numero non è intenzionato fermarsi.

Il secondo martirio è quello dei valori, e questo martirio lo subiamo tutti i giorni. Il relativismo che prende sempre più piede nella nostra società mette a dura prova i valori morali sui quali la società è basata, e sui quali la società vive. Il negare l'esistenza di un valore al di sopra di altri (ossia un valore assoluto, e quindi una verità) è il primo passo verso l'annullamento della coscienza, e quindi dell'uomo spirituale. Senza l'uomo spirituale, anche l'uomo razionale è condannato, perchè senza luce non si può cercare.
Allora, quanti di noi sono disposti non dico a dare la vita ma perlomeno cercare di andare controcorrente per testimoniare l'esistenza di valori morali imprescindibili, valori che stanno alla base di una società e che senza di quelli saremmo solo una massa di animali parlanti?

Concludo citando la parte conclusiva di un'omelia tenuta dal Cardinale di Bologna, mons. Carlo Caffarra, in occasione della solennità di S. Giorgio martire.
In un’epoca in cui si esalta come una conquista civile, il più radicale relativismo morale, il martire ci ricorda le parole sempre attuali del profeta: “Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro” (Is. 5,20). La vera sentinella che vigila sulla dignità di ogni uomo è la certezza che esistono norme morali intangibili.
- Nel fatto che il martire accetti di morire piuttosto che tradire la propria coscienza, risplende chiaramente la vera libertà dell’uomo: ed in se stessa e di fronte ai potenti di questo mondo. Colla sua testimonianza infatti, il martire testimonia che esistono confini altre i quali nessun potere di questo mondo può spingersi. In questo modo afferma che la vera libertà dell’uomo consiste nella sottomissione dell’uomo alla verità e che il vero pericolo che insidia la nostra democrazia è la sua alleanza col relativismo morale. “Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia” (Giovanni Paolo II, Centesimus annus 46).

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