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Blog di varie ed eventuali a cura di Argante Solfo


Diario di viaggio, 1

Ciao a tutti!
Premetto che non so quanto riuscirò a scrivere: ho sotto le mie dita una tastiera danese, e per di più è quasi mezzanotte e mezza. Ebbene si: sono in un'aula computer dell'università e mentre scrivo Tatta e Marazzi stanno sfidando Garret a calcetto. Ma andiamo con ordine.

Tutto cominciò a... Malnate!
Io e Mark domenica abbiamo deciso di raggiungere Malpensa in treno: grazie al malpensa express spendi tutto sommato poco (6 €) e raggiungi l'aeroporto in modo sicuro e (quasi) esente da rischi... difatti se si esclude che le ferrovie sono italiane, la probabilità che si verifichi un'incidente sulla rete ferroviaria è minore che quella di trovare coda sull'autostrada. Così, alle 7.45 di una mattina di Dicembre ci ritroviamo nella stazione delle Nord a Malnate diretti verso... Copenhagen! Ma it doesn't matter, (espressione che tatta ha detto in due giorni credo ottomila volte, volta più volta meno...) perchè l'importante è arrivare in stazione a Malpensa. Strano ma vero i treni sono puntuali e arriviamo a Malpensa. Dov'è l'inghippo? Sull'aereo il comandante prima del taxi fino alla pista dice che avremo un ritardo di circa 15 minuti perchè... c'è coda sulla pista!
Comunque risolto quest'impiccio, decolliamo e dopo un volo di circa un'ora e 50 minuti (durante il quale dal finestrino si vedono solo nuvole, nuvole e ancora nuvole) atterriamo a Copenhagen. Il tempo è più o meno come quello che abbiamo lasciato in Italia: cielo plumbeo e alcune goccioline di nebbia in sospensione. In aeroporto abbiamo subito due importanti conferme: 1- i nostri bagagli sono arrivati sani e salvi, 2- Tatta is still alive! Abbiamo faticato a riconoscerlo sotto la sua barba incolta, se non fosse stato per la sua mitica giacca blu della "Berghaus"!
La giornata è proseguita tranquilla: dopo un pranzetto al burger king (in aeroporto), abbiamo raggiunto la mitica Red House a Lyngby [si pronuncia come si pronuncerebbe in tedesco löngbö](un tratto in treno, un tratto in bus e un tratto a piedi; ma non c'è da spaventarsi, qui i trasporti sono efficientissimi e per prendere treno/metro/bus esiste un unico tipo di biglietto... sarà argomento di trattazioni future...) dove Tatta ci ha presentato ai suoi simpaticissimi coinquilini: Adrian lo Svizzero, Garret l'Americano, Louis lo Spagnolo e Jacek il Polacco. Dopo una breve visita alla DTU siamo tornati alla Red House dove Io Mark e Tatta abbiamo preparato i pizzoccheri! Avete presente mission impossible?
  1. in Danimarca non credo esistano le coste (o quanto meno non esistono al supermercato)... e ho messo la verza. Fin qui tutto normale
  2. in Danimarca non esiste ovviamente il Casera della Valtellina... ho usato il Fløde Aværti...
  3. nella Red House non esiste una pentola in grado di accogliere pizzoccheri-verze-patate-acqua-e-sale per più di quattro persone! Risultato: usiamo tre pentole dividendo in parti uguali verze, patate e pizzoccheri. Ovviamente inutile dire che nella Red House non esiste la bilancia

Comunque che ci crediate o no, i pizzoccheri erano veramente spettacolari! Parola di comaschi D.O.C.! (Certo, l'Americano sarebbe stato poco attendibile...)

La serata è proseguita con una mangiata di pane e salame (il secondo portato dall'italia, il primo era plastica made in taiwan...) e con una bevuta di un buon genepì. Successivamente stanchi morti siamo andati a nanna. Per la prima volta dopo mesi, tatta non ha bevuto birra durante il giorno, e per la prima volta (credo) nella sua vita ha dormito per più di tre ore di fila...

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3 Commenti a “Diario di viaggio, 1”

  1. # Anonymous il prof

    Quei pizzoccheri danesi mi fanno venire in mente certe straordinarie cene del Cambusiere a Les Deux Alpes, con la collaborazione del Maggiordomo Allan Günther, del Pulitologo Esposito e del Famiglio drezzese...  

  2. # Anonymous Maxi

    I find all marvellous and in the same time very strange.......
    Devo dire che mi sembra tutto molto bello, ma credo che la red house abbia bisogno di un rifornimento alla cucina!!! parola di un finto cuoco!!!!!! Nonostante le blasme scelte utilizzate per lo sporco gioco di far passare per pizzocheri quello che pizzocheri non erano devo dire complimenti.
    Ma esistono i rasoi in danimarca???...Perchè tatta non si fa la barba?!?!

    Cmq deve essere bellissimo poter avere l'uni aperta di notte...
    Adesso leggo il secondo giorno

    saluti....e buon proseguimento  

  3. # Blogger Argante

    E' vero, prof, anche io ho pensato allo stesso episodio! Solo che alla Red House non sono mai stati cucinati i tortellini con il sugo al salmone (può essere un'idea, Tatta?)! Una cosa che manca alla Red House è il Pulitologo... io ho pulito il lavello per due giorni di fila ma per togliere certe croste ci vorrebbero delle sostanze radioattive...  

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