ArganteBlog

Blog di varie ed eventuali a cura di Argante Solfo


Diario di viaggio, 4

L'ultimo giorno di viaggio l'abbiamo dedicato alla città di Malmö, nella vicina Svezia. Ormai l'avete capito: la Tattasveglia suona alle 7.30, colazione e bus preso praticamente al volo. Zompiamo sul bus già con tutta la nostra roba, perchè non ci sembra il caso di perdere un'ora e mezza di tempo per tornare a Lyngby a prendere le valigie prima di recarci in aeroporto (avremmo dovuto klippare praticamente undici zone a testa, un costo incredibile). Lasciamo le valigie alla stazione centrale della città, København H, al deposito bagagli (ovviamente) completamente automatico: tu metti la tua valigia in un armadietto il quale si chiude da solo, poi paghi al terminale 25kr e questo ti restituisce un gettone di plastica che contiene un trasponder elettronico, quando torni in stazione inserisci il gettone nel terminale e l'armadietto magicamente si apre! Il treno (modernissimo, con un display elettronico per ogni sedile che indica il nome della prenotazione se il posto è stato riservato) ci porta a Malmö attraverso il ponte sull'Øresund, l' Øresundbroen. E' un ponte particolarissimo: usciti da Copenhagen anzitutto si entra in una galleria sott'acqua che sbuca poi su un'isola artificiale da cui parte un viadotto lungo circa 2 km, poi c'è il vero e proprio ponte strallato lungo circa 500m (non sembra ma è alto 51 metri sopra il livello del mare) e poi ancora un viadotto di un paio di chilometri. Inoltre il ponte è fatto in modo che la linea ferroviaria corre sotto l'autostrada... praticamente è un ponte a due piani!
Arriviamo alla Centralstationen, scendiamo dal treno e subito il nostro olfatto viene subito appagato da un aroma che avevamo ormai rimosso da giorni: profumo di caffè! Il nostro cervello inebriato ci porta verso la caffetteria della stazione, ma quella minuscola parte ancora logica e razionale dell'organo pensante timidamente ci ricorda: "ehm, scusate se interrompo ma voi avete cambiato in tre 15 Euro in corone svedesi... giusto il necessario per mangiare un panino... siete proprio sicuri di volere il caffè?". Sicché dietro-front, addio caffè e via verso la città di Malmö.
Il primo particolare che descriviamo è di stampo tecnico-ingegneristico-civile: in Italia più un cantiere è oscurato, chiuso da assi di legno marchiati "Divieto di Affissione" e più si pensa "caspita, chissà che lavori staranno facendo per essere così misteriosi"; a Malmö hanno montato un palchetto per permettere alla gente di vedere lo stato di avanzamento dei lavori con tanto di moquette verde e di "tavola sinottica" che illustra i lavori già completati, ciò che si sta costruendo e cosa avverrà in futuro. In Italia se una persona non addetta ai lavori entrasse in un cantiere il muratore - vestito con la canottiera blu a righe e il cappellino di tela bianca con scritto "Cementificio MERONE" - si affretterebbe a correre incontro all'estraneo dicendo "a signnnò, attenzione che c'è 'a pozzzzanghera e ssse 'nzozza!"; a Malmö tutti gli operai che abbiamo visto indossavano tuta integrale giallo fosforescente, scarpe anti-infortunio, casco idoneo e occhiali di protezione... e all'entrata del cantiere abbiamo notato una telecamera di videosorveglianza e il tastierino numerico dove digitare il codice della serratura!!!!
Ci dirigiamo verso Västra Hammen, il quartiere più in avanguardia che ospita il simbolo della città, il curioso grattacielo a forma di "vite" ideato da Santiago Calatrava. Osservazione:
a- Copenhagen, simbolo della città: sirenetta; posizione: Østerport, due fermate di treno prima del centro città.
b- Malmö, simbolo della città: grattacielo, posizione: a 20 minuti a piedi dalla stazione centrale... MA POSSIBILE? Se mi vu a Milan, ul domm al troevi subitt!! Devi minga fa ul giir foeu da viale Certosa, e andà a cercall visin all'Ikea da curman! Invece no, se Roma fosse nel nord Europa probabilmente il Colosseo l'avrebbero costruito a Monte Spaccato!
A parte ciò, giungiamo con non poca difficoltà a causa del vento forte e gelido al Turning Torso, opera del già nominato ingegnere e architetto spagnolo. Io e Mark ci teniamo a precisare che è l'appartenere alla categoria degli ingegneri che fa onore all'architetto Calatrava, e non il contrario (cioè che all'ingegner Calatrava non fa onore essere architetto...).
Tornando verso il centro passiamo dall'Öresunds parken (dove scattiamo qualche foto a noi, al porticciolo e all'area ricreativa per cani...), dalla Turbinen (una rotonda il cui verde visto dall'alto richiama la forma di una turbina... purtroppo non potevo arrampicarmi su un palo della luce per far la foto!), dal Teknikens o Sjöfartens hus (il museo della scienza e del mare), dal Fiskehoddorna (ambiente caratteristico di pescatori, con vendita di pesce fresco) e dal Malmöhus, il più antico castello rinascimentale scandinavo giunto fino a noi che oggi ospita il museo civico cittadino.
Il centro città è molto meno affollato rispetto a Copenhagen. Passiamo dalla Stortoget, la piazza principale sulla quale si affacciano il palazzo municipale (Rådhuset) e la Farmacia Lejonet dall'arredamento esclusivo, dalla Lilla torg,
piazzetta circondata da bellissime case ristrutturate risalenti a diversi secoli fa, dalla Chiesa di S. Petri, costruita in stile gotico di Lubecca (particolare musicale: all'interno della chiesa ci sono: un organo monumentale sulla balconata in fondo, un pianoforte a mezza coda a sinistra dell'altare, un clavicembalo dietro l'altare, un organo positivo in una cappella laterale e a destra dell'altare un organo a due tastiere, due timpani e i leggi per l'orchestra) e infine dalla ex chiesa di S. Gertrude (oggi sede di uffici...). La nostra visita a Malmö termina qui; prima di entrare in stazione notiamo il parcheggio delle biciclette: una enorme chiatta galleggiante su un canale, che avrà ospitato almeno 500 biciclette!
Torniamo stanchi ma felici alla stazione centrale di Copenhagen, dove recuperiamo i bagagli, e facciamo l'ultimo biglietto, quello che ci porterà in aeroporto. Eppure non siamo convinti... manca qualcosa... ah, si! ecco! L'ultima birra danese in compagnia del Tatta! Ora possiamo salutare "il danese studente", ringraziare lui e i suoi co-inquilini per la splendida ospitalità alla Red House e recarci (sempre più stanchi, sempre più felici) all'aeroporto.
Citando e pastrugnando il finale di un romanzo di Vladimir Volkoff:
"L'aeroplano romba, vibra, si mette in moto e l'enorme macchina, centimetro per centimetro, scivola sulla pista, la ingombra completamente. Si direbbe che l'aeroporto si sia messo a correre. Sono le 20.50. Prima delle 23.15 Ste e Mark saranno 'rientrati'".

Fine della cronaca del viaggio. (prossimamente sostituirò le foto esterne con foto mie e scriverò un post su tutto ciò che mi son dimenticato di scrivere!)

Etichette:

0 Commenti a “Diario di viaggio, 4”

Posta un commento

Collegamenti a questo post

Crea un link