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Welby: come ti piazzo il morto in politica

(Link all'articolo originale)

Il Vicariato di Roma sulla richiesta di funerali religiosi per Piergiorgio Welby
Vicariato di Roma
Ufficio stampa e comunicazioni sociali
Comunicato stampa del 22 dicembre 2006

In merito alla richiesta di esequie ecclesiastiche per il defunto Dott. Piergiorgio Welby, il Vicariato di Roma precisa di non aver potuto concedere tali esequie perché, a differenza dai casi di suicidio nei quali si presume la mancanza delle condizioni di piena avvertenza e deliberato consenso, era nota, in quanto ripetutamente e pubblicamente affermata, la volontà del Dott. Welby di porre fine alla propria vita, ciò che contrasta con la dottrina cattolica (vedi il Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2276-2283; 2324-2325). Non vengono meno però la preghiera della Chiesa per l’eterna salvezza del defunto e la partecipazione al dolore dei congiunti.

Welby è morto e sappiamo tutti com'è andata: mercoledì sera, poco prima della mezzanotte, un anestesista di Cremona, Mario Riccio, lo ha sedato e contestualmente gli ha staccato il respiratore. Dopo 40 minuti Welby è morto.

Nei pochi giornali in edicola potete trovare cronache più dettagliate.

In conferenza stampa ieri, e nelle tante interviste televisive, i radicali e il dottor Riccio hanno ripetutamente dichiarato che è stato fatto tutto nei termini della legalità. Certo, come abbiamo detto più volte, Welby aveva diritto a rifiutare il respiratore, ed i medici avevano il dovere di sedarlo. E allora? Cos'è successo veramente?

Per capire se si tratta di eutanasia o sospensione dei trattamenti, Mario Riccio e i radicali dovrebbero rispondere ad una domanda: com'era la sedazione data a Welby? Era una sedazione per non farlo soffrire al momento del distacco del respiratore, oppure era una sedazione "robusta" ed irreversibile, data per uccidere? Qual era l'intenzione del medico?

Non a caso ieri sera, a otto e mezzo, Marco Cappato si è rifiutato di rispondere a questa domanda, fattagli da D'Agostino. Eppure è una questione sostanziale: anche i medici di famiglia prescrivono ansiolitici e tranquillanti. Se ne prendi in dosi consigliate ne hai sollievo; se ne prendi una scatola intera ti ammazzi: è questione di dosi. E anche l'intenzione del medico è importante: nella normale giurisprudenza un omicidio progettato a tavolino viene giudicato e punito diversamente da un omicidio avvenuto non intenzionalmente (ti dò un pugno, cadi, sbatti la testa e muori).

Quindi la prima domanda è: di che tipo di sedazione si è trattato? E poi: che differenza c'è fra la sedazione proposta dal Dottor Casale e quella effettuata dal dottor Riccio? Perchè Welby ha rifiutato la prima e accettato la seconda?

Altra questione: Marco Cappato e il dottor Riccio hanno ripetuto che è stato fatto tutto nella legalità. Il dottor Riccio ha spiegato che decisioni di questo tipo vengono prese quotidianamente negli ospedali. Bene: e allora perchè Welby ha scritto al Presidente della Repubblica, addirittura? Perchè aspettare 88 giorni dalla sua richiesta di sospensione dei trattamenti, mettere in mezzo tribunali, giudici, politici, per fare una cosa che si fa tutti i giorni in ospedale? Se Welby si sentiva torturato, e nella totale legalità si poteva sospendere il trattamento senza soffrire , facendo qualcosa che si fa ogni giorno in ospedale, perchè aspettare tutto questo tempo?

Se si fa tutti i giorni in ospedale allora vuol dire che i medici non rischiano la galera. Non c'era nessun diritto da far valere, o no? "Un passo avanti nella certezza del diritto". Verso dove?

Le cose sono due: o quello che è stato fatto a Welby è perfettamente legale, e allora non c'è vuoto legislativo, si fa tutti i giorni in ospedale, e tutta questa faccenda è stata costruita sul nulla. Oppure Welby ha fatto qualcosa che la legge non permette, ma allora si parli apertamente di eutanasia.

Finché non si risponderà esplicitamente a queste due domande, non si potrà dire con certezza cosa effettivamente sia successo: eutanasia o sospensione del trattamento.
La verità è che la vicenda e la morte di Welby sono stati un gesto politico, come hanno detto più volte i suoi amici radicali. E se la sua morte addolora, e merita rispetto, come sempre fa la morte di un uomo, specie di una persona che ha sofferto come lui, tutta la sua situazione è stata strumentalizzata per innescare e imporre un dibattito pubblico di cui nessuno sentiva l'impellente necessità, se non nei contenuti, sicuramente nei modi. La sua malattia e la sua volontà di sospendere i trattamenti sono stati messi sotto i riflettori per tre mesi, per portare forzatamente l'eutanasia nell'agenda politica.

E poi, come ha scritto Eugenia Roccella "La prima conseguenza del modo che i radicali hanno scelto per far entrare di forza l'eutanasia nell'agenda politica è il ricorso alla magistratura, perchè tutto deve essere chiarito dalla rigidità di un preciso articolo di legge, tutto deve essere normato, e ogni situazione deve essere incasellata in una casistica. E' sorprendente come i radicali non si rendano conto che, insistendo in questa direzione, la libertà individuale, che a parole si vuole difendere, verrebbe stritolata dalla spersonalizzazione burocratica".

Da ultimo, un'osservazione: il dibattito confuso di questi tre mesi ha dimostrato che senza una conoscenza dettagliata dei fatti, anche tecnici, è difficile rendersi conto di cosa si sta parlando. E senza entrare nel merito dei fatti, non si riesce a giudicare e tantomeno ad essere efficaci nella battaglia politica (perchè questa è stata, il "caso Welby"). E' questa la caratteristica di tutti i temi che riguardano la biopolitica, soprattutto in alcuni ambiti. Parlando di aborto è chiaro a tutti di cosa si tratta. E anche certi aspetti della fecondazione in vitro, anche se complessi nel merito, partono da un dato biologico incontrovertibile, e cioè che tutto nasce dal fatto che adesso un bambino si può concepire in laboratorio e non solo nel ventre di donna.

Sulla questione eutanasia, invece - ma non solo - è necessaria una maggiore conoscenza dei termini della questione, altrimenti quello pubblico è un finto dibattito, ma solo una gran confusione in cui non si capisce più di cosa si sta parlando, e inevitabilmente vince chi ha la voce più grossa.

Vedremo cosa porterà questa brutta storia.

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