Commento tratto da un sito internet
Le patate. La soluzione potrebbe essere quella: piantarci tante patate.
Sto parlando dei campi di calcio, naturalmente. Perchè dopo che hanno ucciso a sprangate (o sassate) Filippo Raciti a Catania, ci siamo pure dovuti sorbire Matarrese che dice "Il calcio non deve mai chiudere. Il calcio è un'industria. Che paga i suoi prezzi", quel Matarrese che dopo l'omicidio di Vincenzo Spagnolo, tifoso genovese ucciso a coltellate alla fine di gennaio di dodici anni fa, diceva "Male hanno fatto Genoa e Milan a sospendere la partita per il lutto, il calcio non si può fermare, altrimenti questo nostro mondo finisce" (da Il Corriere di oggi, a firma di Gian Antonio Stella).
E ci siamo anche sorbiti la senatrice Heidi Giuliani (la madre di Carlo Giuliani, il no global che voleva ammazzare un poliziotto con un estintore, durante il G8 di Genova, a cui è stata intitolata un'aula alla Camera dei Deputati, mentre il poliziotto che per difendersi gli ha sparato è universalmente considerato colpevole), che in un articolo su Liberazione ha scritto quanto "inutile e anzi dannoso sia rilasciare indiscriminati attestati di fiducia e solidarietà alle forze dell’ordine"
Ecco, Matarrese e quelli che la pensano come lui - quelli che non-sia-mai-giocare-a-porte-chiuse-che-schifo-che-orrore-che-ingiustizia - dovrebbero andare a piantare patate nei campi di calcio, insieme agli ultras: chiusi dentro e via la chiave, che si sfoghino pure. Dopo qualche anno, qualcuno si potrebbe affacciare per vedere che fine hanno fatto.
Invece delle patate, per gli ultras, si potrebbe pensare alle patrie galere a vita. In alternativa, potrebbero fronteggiare l'avanzata dei deserti, o dedicarsi alla manutenzione delle miniere di carbone.
E non venitemi a dire che per colpa di pochi violenti ci rimettono tanti sportivi. Il calcio oramai fa schifo, troppi soldi, troppa violenza, troppa televisione, troppo di tutto: ma perchè le mie tasse devono servire a pagare agenti di polizia che rischiano la vita per UNA PARTITA DI PALLONE? BASTA!!!!!!!!
Le patate. La soluzione potrebbe essere quella: piantarci tante patate.
Sto parlando dei campi di calcio, naturalmente. Perchè dopo che hanno ucciso a sprangate (o sassate) Filippo Raciti a Catania, ci siamo pure dovuti sorbire Matarrese che dice "Il calcio non deve mai chiudere. Il calcio è un'industria. Che paga i suoi prezzi", quel Matarrese che dopo l'omicidio di Vincenzo Spagnolo, tifoso genovese ucciso a coltellate alla fine di gennaio di dodici anni fa, diceva "Male hanno fatto Genoa e Milan a sospendere la partita per il lutto, il calcio non si può fermare, altrimenti questo nostro mondo finisce" (da Il Corriere di oggi, a firma di Gian Antonio Stella).
E ci siamo anche sorbiti la senatrice Heidi Giuliani (la madre di Carlo Giuliani, il no global che voleva ammazzare un poliziotto con un estintore, durante il G8 di Genova, a cui è stata intitolata un'aula alla Camera dei Deputati, mentre il poliziotto che per difendersi gli ha sparato è universalmente considerato colpevole), che in un articolo su Liberazione ha scritto quanto "inutile e anzi dannoso sia rilasciare indiscriminati attestati di fiducia e solidarietà alle forze dell’ordine"
Ecco, Matarrese e quelli che la pensano come lui - quelli che non-sia-mai-giocare-a-porte-chiuse-che-schifo-che-orrore-che-ingiustizia - dovrebbero andare a piantare patate nei campi di calcio, insieme agli ultras: chiusi dentro e via la chiave, che si sfoghino pure. Dopo qualche anno, qualcuno si potrebbe affacciare per vedere che fine hanno fatto.
Invece delle patate, per gli ultras, si potrebbe pensare alle patrie galere a vita. In alternativa, potrebbero fronteggiare l'avanzata dei deserti, o dedicarsi alla manutenzione delle miniere di carbone.
E non venitemi a dire che per colpa di pochi violenti ci rimettono tanti sportivi. Il calcio oramai fa schifo, troppi soldi, troppa violenza, troppa televisione, troppo di tutto: ma perchè le mie tasse devono servire a pagare agenti di polizia che rischiano la vita per UNA PARTITA DI PALLONE? BASTA!!!!!!!!
Etichette: Società




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