In anteprima l'articolo che ho pubblicato sul "l'Amico" numero 47
Messa in latino? Una bufala…
Prendo spunto per questo articolo da un paragrafo apparso sul Corriere della Sera alcune settimane fa che riporto alla lettera:PIU' LATINO E CANTI GREGORIANI - I futuri preti si preparino «a comprendere e celebrare la messa in latino» a «utilizzare i testi latini e a eseguire il canto gregoriano». I fedeli, invece,«siano educati a conoscere le più comuni preghiere in latino come anche a cantare in gregoriano certe parti della liturgia». Papa Ratzinger spezza una lancia per una liturgia più vicina alla tradizione e per una valorizzazione della lingua latina. Servirebbe, ha spiegato nell'esortazione apostolica post-sinodale «ad esprimere meglio l'unità e l'universalità della Chiesa» in sintonia con le direttive del Concilio Vaticano II. «Eccettuate le letture, l'omelia e la preghiera dei fedeli - si legge nel testo - è bene che tali celebrazioni siano in lingua latina, così pure siano recitare in latino le preghiere più note della tradizione della Chiesa ed eventualmente eseguiti brani in canto gregoriano».
Dal Corriere della Sera di Mercoledì 14 Marzo
Chi legge queste righe è chiaramente indotto a pensare che il soggetto “tali celebrazioni”, usato nell’ultimo periodo, si riferisca alle celebrazioni eucaristiche chiamate in causa nelle prime righe del paragrafo sopra citato. Semplice analisi logica. Il lettore del Corriere della Sera digiuno di liturgia (o più semplicemente non interessato ad approfondire l’argomento) ne deduce che presto nelle nostre chiese si dovrà tornare a blaterare incomprensibili formule a memoria. In verità non c’è nulla di più falso e l’errore è proprio in quel “tali celebrazioni”.
Nella prima esortazione apostolica di Benedetto XVI intitolata Sacramentum Caritatis, di cui l’articolo del Corriere vorrebbe esserne il riassunto, il Papa riprende «la multiforme ricchezza di riflessioni e proposte emerse nella recente Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi […] nell'intento di esplicitare alcune fondamentali linee di impegno, volte a destare nella Chiesa nuovo impulso e fervore eucaristico». Il tema centrale è quindi l’Eucaristia vista come il Sacramento della carità, «il dono che Gesù Cristo fa di se stesso, rivelandoci l'amore infinito di Dio per ogni uomo». Per capire dove il quotidiano nazionale sbaglia, riporto ora paragrafo 62 dell’esortazione, che è l’unico punto del documento dove si parla di lingua latina e gregoriano.
Prima osservazione: se Benedetto XVI auspicasse un drastico ritorno al latino, liquiderebbe la cosa in queste poche righe? È piuttosto assurdo da credere.La lingua latina
62. Quanto affermato non deve, tuttavia, mettere in ombra il valore di queste grandi liturgie. Penso in questo momento, in particolare, alle celebrazioni che avvengono durante incontri internazionali, oggi sempre più frequenti. Esse devono essere giustamente valorizzate. Per meglio esprimere l'unità e l'universalità della Chiesa, vorrei raccomandare quanto suggerito dal Sinodo dei Vescovi, in sintonia con le direttive del Concilio Vaticano II: eccettuate le letture, l'omelia e la preghiera dei fedeli, è bene che tali celebrazioni siano in lingua latina; così pure siano recitate in latino le preghiere più note della tradizione della Chiesa ed eventualmente eseguiti brani in canto gregoriano. Più in generale, chiedo che i futuri sacerdoti, fin dal tempo del seminario, siano preparati a comprendere e a celebrare la santa Messa in latino, nonché a utilizzare testi latini e a eseguire il canto gregoriano; non si trascuri la possibilità che gli stessi fedeli siano educati a conoscere le più comuni preghiere in latino, come anche a cantare in gregoriano certe parti della liturgia.
Seconda osservazione: Leggendo questo passaggio non si può fare a meno di notare, dalla prima frase, che il testo fa riferimento al paragrafo precedente (che non riporto ma che si può trovare all’interno del sito internet del vaticano, www.vatican.va), in cui il Pontefice parla delle grandi celebrazioni «in cui vi sono, oltre ad un grande numero di fedeli, anche molti sacerdoti concelebranti»; in queste circostanze, infatti, «possono verificarsi problemi quanto all'espressione sensibile dell'unità del presbiterio, specialmente nella preghiera eucaristica». Il Papa è ben cosciente del fatto che queste celebrazioni sono di indole eccezionale e limitate a situazioni straordinarie, ma non volendo sminuire il valore di queste grandi liturgie (come dimenticare la grandissima carica ecumenica scaturita durante i funerali dell’amato Giovanni Paolo II?) si preoccupa di ricordare che il popolo di Dio da tempo immemore può contare sull’universalità del latino e sulla transculturalità del canto gregoriano quali elementi che possono «esprimere l'unità e l'universalità della Chiesa».
Tutto qui. L’esortazione di Benedetto XVI è ben diversa in confronto alla realtà prospettata dal Corriere della Sera, fatta di messe e preghiere unicamente in latino. Non c’è nulla di nuovo rispetto a ciò che succede già a Lourdes, dove la S. Messa internazionale del mercoledì viene celebrata in latino ad eccezione delle letture, che sono proclamate in tre (ma a volte anche sette) lingue differenti. Non c’è nulla di nuovo rispetto a ciò che successe ai funerali del precedente Papa, dove hanno celebrato insieme Cattolici e Ortodossi. Non c’è nulla di nuovo rispetto a ciò che accade ai biennali raduni di giovani in occasione delle Giornate Mondiali della Gioventù
Terza osservazione: Chi scrive fa fatica a credere che l’articolista del Corriere si sia semplicemente “dimenticato” di scrivere che il paragrafo era riferito solamente ai grandi raduni internazionali, ma se cosi fosse, gli consiglierebbe di comprarsi un paio di occhiali, perché la sua sbadataggine ha contribuito a diffondere ancora una volta fumo negli occhi dei Cattolici.
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"blaterare incomprensibili formule a memoria"
evidentemente lei ignora la grandezza del Vetus Ordo!
Non mi metta in bocca parole che non ho detto. Se rileggesse con calma tutto il periodo di cui fa parte la citazione che lei, anonimo, ha tirato in causa, comprenderebbe che la frase "blaterare incomprensibili formule a memoria" è messa in relazione al soggetto della frase principale, il "Lettore digiuno di liturgia". O meglio, tutta la categoria di persone che, prese da una malattia chiamata "ConcilioVaticanosi acuta e perniciosa", si sono scagliate contro la lingua latina spinti da spirito progressista e sedicente antioscurantista, dannoso alla Chiesa e all'Uomo stesso.
Ecco: è questa categoria di persone che parla di "blaterare incomprensibili formule a memoria".
Quante volte abbiamo sentito (soprattutto in televisione) frasi come: "la Chiesa deve progredire, non può rimanere al latinorum" o - ancora peggio - "si fa la messa in latino per mantenere il popolo nell'ignoranza e per manipolarlo meglio". Come scrivo una frase più sotto: nulla di più falso. Non era certamente questo lo spirito del Concilio.
Dai miei esili studi e dalla mia passione per la liturgia ho imparato che ogni gesto rituale è studiato per rendere degnamente visibile una sfaccettatura dell'alleanza dell'Uomo con Dio. Non ho mai trovato gesti o parole vuote di significato, e nemmeno "incomprensibili formule blaterate a memoria". Per il principio d'induzione mi sento di affermare la stessa cosa anche per il Vetus Ordo che non ho mai avuto l'occasione di gustare.
Ha ragione, ho letto male! Il fatto è che il sentire sempre pareri avversi al Vetus Ordo mi fa vedere nemici ovunque! Chiedo di nuovo scusa!
G.