Abbiamo saputo tutti che in turchia, a Malatya (città natale di Ali Agca, attentatore di Giovanni Paolo II) tre persone sono state sgozzate perchè la casa editrice in cui lavoravano (Zirve) pubblicava testi cristiani e soprattutto era specializzata nella stampa di Bibbie e Vangeli. (fonte: AsiaNews).
La situazione è molto più preoccupante di quanto si possa immaginare perchè questa esecuzione non è da considerarsi un caso isolato.
Per cominciare qualche mese fa (il 19 giugno) fu assassinato il giornalista armeno (ricordate? la strage degli armeni che il governo turco ancora fa fatica ad ammettere?) Hrant Dink, nativo proprio di Malatya, che si batteva per il riconoscimento dei diritti umani delle minoranze religiose e politiche in Turchia. Dink è stato numerose volte nell'occhio del ciclone del governo Turco in quanto fu uno dei primi a dare il titolo di genocidio alla strage degli armeni del 1915.
L'episodio della casa editrice Zirve non deve passare per l'ennesima volta come il gesto di cinque fanatici fuori di testa che hanno compiuto questa ferocità per amore di Allah. Un pastore protestante che vive in Turchia in una lettera consegnata ad AsiaNews (che consiglio di leggere qui) esprime tutto il suo rammarico (se così si può definire) per una enorme presa in giro che il governo Turco perpetua dai tempi della fondazione della Repubblica Ataturk.
Giusto per non infierire: nel Kashmir il 14 aprile un cristiano è stato decapitato e la sua testa depositata in una scatola di polietilene all'ingresso di una moschea. (AsiaNews)
La situazione è molto più preoccupante di quanto si possa immaginare perchè questa esecuzione non è da considerarsi un caso isolato.
Per cominciare qualche mese fa (il 19 giugno) fu assassinato il giornalista armeno (ricordate? la strage degli armeni che il governo turco ancora fa fatica ad ammettere?) Hrant Dink, nativo proprio di Malatya, che si batteva per il riconoscimento dei diritti umani delle minoranze religiose e politiche in Turchia. Dink è stato numerose volte nell'occhio del ciclone del governo Turco in quanto fu uno dei primi a dare il titolo di genocidio alla strage degli armeni del 1915.
L'episodio della casa editrice Zirve non deve passare per l'ennesima volta come il gesto di cinque fanatici fuori di testa che hanno compiuto questa ferocità per amore di Allah. Un pastore protestante che vive in Turchia in una lettera consegnata ad AsiaNews (che consiglio di leggere qui) esprime tutto il suo rammarico (se così si può definire) per una enorme presa in giro che il governo Turco perpetua dai tempi della fondazione della Repubblica Ataturk.
Ora qui in Turchia nuovamente tutti gridano allo scandalo per questo incubo di odio religioso che continua, ma nessuno ha il coraggio di prendere realmente posizione, di condannare non solo questo odio religioso, ma anche tutti quei mass media che con una subdola, e neppure celata, propaganda continuano ad imbottire in cervello della gente convincendo la gente che i cattivi siamo noi, che vogliamo cancellare la loro identità, cambiare il loro credo, strapparli dalla loro fede nel Dio di Maometto. Ma non è forse il contrario? Guardiamo i numeri, guardiamo le proporzioni: ci dicono che dai tempi di Ataturk è proibito costruire nuovi luoghi di culto e per questo non siamo autorizzati ad aprire nuove chiese se non dove c’è una presenza di cristiani (stranieri!), ma le moschee crescono come funghi in tutta la Turchia. Ci dicono che, sempre per una legge di Ataturk, non si possono avere corsi di formazione cristiana, seminari e quindi, a quanto pare – visto quello che è successo ieri – strumenti didattici per istruire e formare i nostri cristiani. Ma perché tutti tacciono sui corsi di Corano che vengono istituiti tutte le estati nelle scuole pubbliche per bambini e bambine?Turchia laica? Ma dove? sui cartelli stradali, forse...
Giusto per non infierire: nel Kashmir il 14 aprile un cristiano è stato decapitato e la sua testa depositata in una scatola di polietilene all'ingresso di una moschea. (AsiaNews)




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