Annullare la figura storica di Cristo
0 Commenti Pubblicato da Argante il 02 ottobre 2007 alle 13:25.
Annullare la figura storica di Cristo. Capita spesso di sentire parlare di Gesù ridotto ad un poveraccio, un povero cristo tra i miserabili. Ridotto ad un entità indefinita per cui si parla del Cristo dei baraccati, dei diseredati, dei drogati. Pieno dell’odio invidioso del piccolo borghese. La figura di Gesù che viene fuori è quella di un mentecatto nel senso psichiatrico del termine: un demente. Sembra quasi che da piccolo abbia fatto le scuole speciali con l’insegnante di sostegno. Ma non sono io a dire questo, è un’idea gnostica. È in fondo frutto dello gnosticismo ridurre e trasformare la persona storica e reale di Cristo ad un principio universale di cui egli stesso è espressione. E per fare questo ricorre ad un’operazione banalizzante. La banalità è lo strumento preferito della gnosi.
Cosa odiano di più i nemici del cristianesimo nel cristianesimo? La ricchezza, l’abbondanza che viene dalla persona fisica di Cristo. È l’idea del dono della sua grazia che è insopportabile. E allora anche tutto questo parlare, insistere sulla povertà: «bisogna essere poveri», Cristo stesso ridotto ad un poveraccio... Non è la povertà nel senso evangelico: è indurci ad essere miserabili, invidiosi. Perché l’atteggiamento dell’invidioso non è quello del ladro, non ha il desiderio di portare via ad un ricco i suoi beni, di appropriarsi del bene altrui. L’invidioso intende restare miserabile. Non ha alcuna intenzione di essere ricco e vuole abbassare gli altri al suo livello. Vuole che gli altri siano come lui. Quei bravi «occhi della fede» non sono altro perciò che gli occhi dell’invidia. Questo è il linguaggio dell’invidia. Il fine ultimo dell’opera di distruzione è allora un mondo di miserabili, dove l’invidia è capitale. Una povertà universale nel senso di instupidimento, che renda incapaci anche di essere furbi, di vedere e cercare la «perla preziosa». Un mondo insomma dove è abolito il fatto di avere Cristo come ricchezza, legame affettivo, beneficio, gusto. Dove scompaia come possibilità reale l’azione della Sua grazia. L’unica che può dare il centuplo quaggiù.
Tratto da: Giacomo Contri, 30 Giorni, anno X, gennaio 1992, p. 58-61
Cosa odiano di più i nemici del cristianesimo nel cristianesimo? La ricchezza, l’abbondanza che viene dalla persona fisica di Cristo. È l’idea del dono della sua grazia che è insopportabile. E allora anche tutto questo parlare, insistere sulla povertà: «bisogna essere poveri», Cristo stesso ridotto ad un poveraccio... Non è la povertà nel senso evangelico: è indurci ad essere miserabili, invidiosi. Perché l’atteggiamento dell’invidioso non è quello del ladro, non ha il desiderio di portare via ad un ricco i suoi beni, di appropriarsi del bene altrui. L’invidioso intende restare miserabile. Non ha alcuna intenzione di essere ricco e vuole abbassare gli altri al suo livello. Vuole che gli altri siano come lui. Quei bravi «occhi della fede» non sono altro perciò che gli occhi dell’invidia. Questo è il linguaggio dell’invidia. Il fine ultimo dell’opera di distruzione è allora un mondo di miserabili, dove l’invidia è capitale. Una povertà universale nel senso di instupidimento, che renda incapaci anche di essere furbi, di vedere e cercare la «perla preziosa». Un mondo insomma dove è abolito il fatto di avere Cristo come ricchezza, legame affettivo, beneficio, gusto. Dove scompaia come possibilità reale l’azione della Sua grazia. L’unica che può dare il centuplo quaggiù.
Tratto da: Giacomo Contri, 30 Giorni, anno X, gennaio 1992, p. 58-61
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