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Blog di varie ed eventuali a cura di Argante Solfo


I costi della politica

(Link all'articolo originale)

Il palazzo presieduto da Fausto Bertinotti era costato nel 2006, quando i primi mesi erano stati gestiti dalla destra, 981.020.000 euro: quest'anno, alla faccia di quanti sostenevano che tutta la colpa fosse della maggioranza berlusconiana che aveva lasciato una «macchina » spendacciona, ne costerà 1.011.505.000. Con un aumento del 3,11 per cento: il doppio dell'inflazione. Nel 2008, stando alle previsioni del bilancio triennale, queste spese che già hanno sfondato (prima volta) la quota-choc di un miliardo di euro, cresceranno ancora. Fino a 1.032.670.000. Per impennarsi ulteriormente nel 2009 fino alla cifra sbalorditiva di 1.073.755.000. Sintesi finale: in soli tre anni i costi di Montecitorio, dopo tutto il diluvio di belle parole spese per arginare l'irritazione popolare, saranno aumentati del 9,2%. Con un aggravio sulle pubbliche casse di 92 milioni di euro in più rispetto al 2006.

Ricordate cosa avevano assicurato, per arginare la mareggiata di contestazioni, a proposito dello stipendio dei deputati? Che l'indennità, che stando alla politica degli annunci è già stata tagliata un mucchio di volte, sarebbe calata. Falso: costerà il 2,77 per cento in più: un punto abbondante oltre l'inflazione. E i vitalizi? Il 2,93 per cento in più. Per non dire delle retribuzioni del personale. Avete presente la denuncia dell'Espresso sulle buste paga dei dipendenti delle Camere? La scandalosa scoperta che un barbiere del Senato può arrivare a 133 mila euro lordi l'anno e cioè 36 mila euro più del Lord Chamberlain della monarchia inglese? Che un ragioniere della Camera può arrivare a 238 mila, cioè circa ventimila euro più dell'appannaggio del presidente della Repubblica? Bene: stando al bilancio di Montecitorio, il monte-paghe del personale costerà nell'anno in corso il 3,73 per cento in più.
Oltre il doppio dell'inflazione.

E i costi dei gruppi parlamentari? La regola sarebbe chiara: si può dar vita a un gruppo parlamentare se si hanno almeno 20 deputati. Su questa base, all'inizio della legislatura avrebbero dovuto essere otto. Ma grazie alle deleghe concesse dal subcomandante Fausto sono saliti via via a quattordici. Con una moltiplicazione delle sedi (che ha costretto a prendere in affitto nuovi uffici nonostante i deputati potessero già contare su spazi procapite per 323 metri quadri), delle segreterie (più 12,3% sul 2006), delle spese varie. Al punto che i contributi ai gruppi, che nel 2005 erano pari a 28 milioni 700 mila euro e nel 2006 erano già saliti a quasi 33, sono cresciuti ancora fino a 34.300.000 euro. Cioè quasi 14 in più rispetto a sette anni fa. Il che vuol dire che nel quinquennio berlusconiano e in questa successiva stagione unionista, il peso di questi gruppi sulle pubbliche casse è cresciuto del 67,4 per cento.

È «antipolitico» chiedere come mai non vengono neppure ipotizzati l'abolizione delle province o l'accorpamento dei piccoli comuni? Che tutte le amministrazioni pubbliche siano obbligate a fare bilanci trasparenti dove «acquisto carta da fax» si chiami «acquisto carta da fax» e «noleggio aerei privati» si chiami «noleggio aerei privati» così da spazzare via tanti bilanci fatti così proprio per essere illeggibili? Che anche il Quirinale metta in Internet il dettaglio delle proprie spese come Buckingham Palace? Che venga rimossa quella specie di «scala mobile» dell'indennità dei parlamentari ipocritamente legata a quella dei magistrati due decenni abbondanti dopo l'abolizione del meccanismo per tutti gli altri italiani? Insomma: viva le istituzioni, viva il Parlamento, viva i partiti. Però diversi: diversi. E soprattutto: è antipolitico chiedere che certi politici italiani la smettano di essere così presuntuosi da pretendere di identificarsi automaticamente con la Democrazia?

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Cellule staminali

Hanno trovato cellule staminali pluripotenti, cioè capaci di generare ogni tipo di tessuto, come quelle embrionali (quelle embrionali in più possono dare origine a un intero organismo), senza passare per gli embrioni, e le cellule ottenute con molta probabilità non saranno cancerogene.

Il Foglio, 21 settembre 2007

Roma. La scoperta, documentata sull’ultimo numero di Nature, è di quelle destinate a fare epoca: i testicoli contengono una fonte di cellule staminali dotate della stessa totipotenza finora attribuita esclusivamente alle staminali embrionali. Pier Paolo Pandolfi – italiano, 44 anni, appena arrivato all’Harvard Medical School di Boston dopo essere stato direttore del laboratorio di ricerca dello Sloan-Kettering Cancer Institute di New York – è uno dei sedici ricercatori che firmano lo studio (c’è anche un’altra italiana, Ilaria Falciatori).

Al Foglio, Pandolfi spiega che “coltivando cellule staminali chiamate spermatogoni, estratte dai testicoli di topo, è possibile non solo ottenere spermatozoi ma anche tutti gli altri tessuti. Significa che abbiamo trovato quello che cercavamo: cellule staminali totipotenti, come quelle embrionali, senza bisogno di passare dall’embrione”.

Esiste quindi “una riserva di staminali su misura disponibile per ogni uomo, che non hanno nemmeno bisogno di essere manipolate geneticamente per moltiplicarsi e riuscire a differenziarsi come vogliamo. Vale a dire che si superano, in un colpo solo, i problemi che turbano l’opinione pubblica e anche gli scienziati”. Manipolare geneticamente le cellule (operazione indispensabile nella cosiddetta e per ora mai realizzata clonazione terapeutica, che cerca di produrre staminali a partire dall’embrione per adattarle al profilo genetico del ricevente), significa che queste, “una volta reimpiantate nell’organismo, possono provocare conseguenze imprevedibili.

Possono, per esempio, degenerare in cellule tumorali”. Con gli spermatogoni, invece, “anche i marcatori che usiamo non sono ‘estranei’: sono quelli espressi normalmente dalla cellula stessa. Per capirci, usiamo i fattori di crescita che l’organismo produrrebbe naturalmente per indirizzare le cellule a formare i diversi tessuti: del cuore, del cervello, dell’epitelio…

La probabilità che da queste cellule nasca un tumore è dunque infinitamente inferiore rispetto a quanto avviene, lo abbiamo visto, con le staminali embrionali”. La strada eticamente più soddisfacente si rivela, a questo punto, anche la più plausibile dal punto di vista scientifico. Il professor Ignazio Marino, su Repubblica, ha parlato di un vero e proprio “crollo del muro della bioetica” tra laici e credenti, favorito dall’avanzamento di una scienza che si dimostra capace di ottenere risultati senza passare per la distruzione di embrioni. Dà implicitamente ragione, insomma, a chi in questi anni si è battuto (scienziati come Angelo Vescovi, per esempio) per dimostrare che la ricerca di quella compatibilità è un vantaggio e non un freno per la scienza. “Il nostro lavoro testimonia che continuando a cercare si poteva superare il problema dell’embriogenesi”, dice oggi Pier Paolo Pandolfi.

Il quale spiega che anche le donne, che si potrebbe pensare siano escluse dai benefici della scoperta, potranno invece a loro volta avvalersene: “Nessuno si chiede, nel caso di trapianto di midollo o di cornea, se quei tessuti provengano da uomini o donne. Conta la compatibilità, e sarà così anche per gli spermatogoni, che potranno essere ‘tipizzati’ e usati per le donne con profili compatibili”.

“La strada più lineare”

La scoperta della sorgente di staminali totipotenti nei testicoli “è un punto di partenza, non di arrivo. Gli aggiustamenti e la fase applicativa toccheranno all’industria, perché le ottimizzazioni hanno costi elevatissimi che a livello accademico sono impraticabili”.

Ma, a differenza della clonazione terapeutica, per gli spermatogoni non è azzardato prevedere esisti applicativi abbastanza vicini, forse nel giro dei prossimi cinque anni. Il lavoro pubblicato da Nature, frutto della collaborazione tra Sloan-Kettering Cancer Institute, Cornell University e Regeneron Institute, premia un percorso sul quale si sono mossi altri gruppi di studio, in California, a Göttingen, a Londra. Eppure capita di sentir dare molta importanza ai cercatori di chimere e di altre soluzioni improbabili, oltre che eticamente pessime.

Pier Paolo Pandolfi non si stupisce: “Proprio il fatto che certe strade siano più lineari e meno problematiche di altre le porta in secondo piano. Fa meno sensazione la nostra ricerca, rispetto agli embrioni ibridi”.

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A chi sta a cuore l'università

Con un ritardo mostruoso è uscito il bando PRIN (Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale), cioè il fondo di ricerca più importante per le università. Il ritardo mostruoso sta portando problemi gravissimi a tutti quelli che in università vivono e fanno ricerca, ma tutto tace, di proteste neanche l'ombra, perchè al ministero c'è il compagno Mussi. Se a ritardare l'uscita del bando fosse stata la Moratti, la poveretta avrebbe fatto la fine di Claretta Petacci, o giù di lì.

Vi invito a firmare l'appello di protesta per il ritardo sui fondi. Basta andare sul sito di Universitas University, leggere, firmare e fare girare:
http://www.universitas-university.org/

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Di Pietro: tagliamo i ministri!

DI PIETRO: «TAGLIARE I MINISTRI» - Punta sulla sobrietà e sull'abbattimento dei costi della politica anche la proposta di Antonio Di Pietro. «Dopo la finanziara - afferma il ministro delle Infrastrutture - c'è bisogno di tagliare il numero di ministri e sottosegretari». Di Pietro aggiunge di essere pronto a rimettere il suo mandato per accorpare le Infrastrutture con i Trasporti evitando duplicazioni di funzioni.

Ma dai? Ha scoperto l'acqua calda?! Però, non credevo che riuscisse ad arrivarci... c'è voluto tanto ma ci è arrivato! Bravo, Di Pietro, fai funzionare le tue piccole cellule grigie! (Per dirla alla Hercules Poirot)

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A-Team

Stupendo! Su Italia1 (11.10 - 12.25) hanno ripreso a trasmettere gli episodi dell'A-Team! Da non perdersene nemmeno una virgola!