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Blog di varie ed eventuali a cura di Argante Solfo


Annullare la figura storica di Cristo

Annullare la figura storica di Cristo. Capita spesso di sentire parlare di Gesù ridotto ad un poveraccio, un povero cristo tra i miserabili. Ridotto ad un entità indefinita per cui si parla del Cristo dei baraccati, dei diseredati, dei drogati. Pieno dell’odio invidioso del piccolo borghese. La figura di Gesù che viene fuori è quella di un mentecatto nel senso psichiatrico del termine: un demente. Sembra quasi che da piccolo abbia fatto le scuole speciali con l’insegnante di sostegno. Ma non sono io a dire questo, è un’idea gnostica. È in fondo frutto dello gnosticismo ridurre e trasformare la persona storica e reale di Cristo ad un principio universale di cui egli stesso è espressione. E per fare questo ricorre ad un’operazione banalizzante. La banalità è lo strumento preferito della gnosi.

Cosa odiano di più i nemici del cristianesimo nel cristianesimo? La ricchezza, l’abbondanza che viene dalla persona fisica di Cristo. È l’idea del dono della sua grazia che è insopportabile. E allora anche tutto questo parlare, insistere sulla povertà: «bisogna essere poveri», Cristo stesso ridotto ad un poveraccio... Non è la povertà nel senso evangelico: è indurci ad essere miserabili, invidiosi. Perché l’atteggiamento dell’invidioso non è quello del ladro, non ha il desiderio di portare via ad un ricco i suoi beni, di appropriarsi del bene altrui. L’invidioso intende restare miserabile. Non ha alcuna intenzione di essere ricco e vuole abbassare gli altri al suo livello. Vuole che gli altri siano come lui. Quei bravi «occhi della fede» non sono altro perciò che gli occhi dell’invidia. Questo è il linguaggio dell’invidia. Il fine ultimo dell’opera di distruzione è allora un mondo di miserabili, dove l’invidia è capitale. Una povertà universale nel senso di instupidimento, che renda incapaci anche di essere furbi, di vedere e cercare la «perla preziosa». Un mondo insomma dove è abolito il fatto di avere Cristo come ricchezza, legame affettivo, beneficio, gusto. Dove scompaia come possibilità reale l’azione della Sua grazia. L’unica che può dare il centuplo quaggiù.

Tratto da: Giacomo Contri, 30 Giorni, anno X, gennaio 1992, p. 58-61

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