ArganteBlog

Blog di varie ed eventuali a cura di Argante Solfo


Un caso di eutanasia

ROMA, venerdì, 14 novembre 2008 (ZENIT.org).- Una delle tattiche per promuovere l'eutanasia consiste nel creare “casi” di cui tutti parlano.

Nel luglio 2008 la stampa ha rilanciato a livello mondiale il caso di Eluana Englaro, una donna di 37 anni in coma dal 1992.

I giudici hanno stabilito all'epoca che i tutori di Eluana potessero interrompere l'idratazione e l'alimentazione della donna provocando in questo modo la morte per fame e sete. La sentenza è stata confermata in modo “definitivo” il 13 novembre.

Il caso serve per alimentare il dibattito sull'eutanasia. Si succedono, come in altri casi, le opinioni, gli editoriali, le inchieste. Tutto serve per suscitare emozioni e, a volte, per nascondere la realtà sulla cosiddetta “dolce morte”.

Dato che il dibattito è ormai avviato, cerchiamo di dare risposta ad alcune domande che non possiamo mettere da parte. Ne analizzeremo tre.

La prima: “è lecito provocare la morte di un malato?”. La risposta è semplicemente una: no, perché provocare la morte, compiere atti destinati a uccidere è sempre un crimine. Anche se un giorno esistessero leggi che permettessero l'eutanasia, anche se la società, ben diretta da alcuni ideologi, arrivasse a pensare che fosse lecito. Il crimine è sempre crimine, e l'omicidio trasformato in qualcosa di “legale” è uno dei maggiori disordini nella vita dei popoli.

La seconda: “come affrontare le richieste di una famiglia o del malato stesso per ottenere una 'morte degna'?”. Nel miglior modo possibile, vale a dire con cure palliative e un affetto sincero e costante. Così, semplicemente, perché il trattamento palliativo si può realizzare anche in casa, e perché porterebbe non solo a “risparmiare” (non sarà il denaro la vera causa di tanti sforzi a favore dell'eutanasia?), ma a curare il malato in modo più umano. E perché dove il malato si sente amato e viene curato adeguatamente le richieste di eutanasia sono praticamente nulle.

Arriviamo alla terza domanda: “come muore una persona se si smette di idratarla e alimentarla?”. Lo spiega un medico in un'intervista in cui tratta il caso di Eluana Englaro (ZENIT, 10 luglio 2008):

“fino ad ora Eluana non ha sofferto, almeno così ci dicono le conoscenze scientifiche disponibili, ma se verrà interrotta l’alimentazione e l’idratazione prepariamoci ad un nuovo caso Terry Schiavo”.

“Le ulcere che si formeranno nella pelle, le labbra riarse, le emorragie, le convulsioni, la necessità di morfina, così come è avvenuto per Terry, tutto questo, sarà per il bene di Eluana?”.

Casi come quelli di Eluana Englaro, Piergiorgio Welby, Terri (o Terry) Schiavo, Ramón Sampedro, Nancy Cruzan... dovrebbero essere trattati con il rispetto che merita qualsiasi vita umana nei suoi ultimi momenti.

Nello stesso tempo, dovrebbero rimanere in piedi i criteri fondamentali della medicina e della giustizia.

La medicina saprà aiutare e alleviare il malato in tutto ciò che è proporzionato e utile per la sua situazione e saprà rinunciare all'“eccessivo” quando questo porterà soltanto a prolungare l'agonia e ad aumentare il dolore, mentre offrirà sempre il minimo necessario (trattamento del dolore, alimentazione, idratazione, pulizia). Non è un atto medico uccidere un malato in coma per fame e sete, ma un omicidio lento, anche se protetto dalle sentenze dei giudici.

La giustizia, da parte sua, veglierà perché non ci siano mai esseri umani che possano decretare la morte dei malati e promuoverà sistemi sanitari in cui le cure palliative non siano un lusso di alcuni privilegiati, ma lo sforzo sincero della società per curare e assistere nel miglior modo possibile quanti si trovano nell'ultima fase della loro esistenza terrena.

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Altra truffa telefonica

Driin... driin...
Rispondo.
Silenzio.
Voce registrata (si capisce, dai, non siamo così imbecilli!): "Il servizio clienti non riesce a contattarla, prema 1 e avrà una piacevole sorpresa".

Nessuno si presenta, nessuno ha detto il suo nome, nessuno ha detto "sono della ditta pincopallino spa".

Attacco. Ma è la maniera, dico io, di imbrogliare la gente?

Sabri proprio in questo momento mi chiede (e si chiede): "Ma perchè girano certe cose?!"
Perchè non esiste più la morale. Imbrogliare il prossimo diventa lo sport nazionale, anticamera di una ideologia relativista e senza valori. E non ditemi che non è vero.

Driin.. driin.. Risuona il telefono.
Rispondo male: PRONTOOO!!!
Ops, era un parente...

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Anni regalati a Scientology

(Link all'articolo originale)

«Anni regalati a Scientology, come mi sento stupido»
Giacomo Sotgia e i corsi «verso la libertà totale». «Tutto è cominciato perché ero in crisi»

MILANO—Giacomo Sotgia non ha paura di parlare. Dopo otto anni di vita e migliaia di euro sacrificati a Scientology la rabbia in corpo è tanta. «Ti senti stupido — dice — perché ci hai creduto e ti senti complice, perché tanti continuano a cascarci». A lui è capitato quasi dieci anni fa, nel ’99. Oggi di anni ne ha 43, fa l’artigiano edile a Gorizia. «Era un periodo di crisi—ricorda —, non sapevo dove andare a parare. Un amico mi ha fatto conoscere Scientology, la sede di Pordenone. Mi colpirono la parvenza scientifica, lo sfoggio di risultati ottenuti». Dopo la prima seduta di auditing («Una forma di ipnosi, ti spingono a rivivere i traumi del passato per liberartene: è la teoria della mente reattiva») è tutto un crescendo. Una decina di incontri prima di passare di livello («Sentivo la mente fluttuare nell’aria»), i corsi introduttivi, il lungo percorso «verso la libertà totale ». Tutto, naturalmente, a pagamento. «Centocinquanta ore di auditing costano 13 mila euro: io ne ho fatte più di trecento ».

La «trappola», dice lui, scatta da subito, con i corsi di base: «Ce ne sono di tutti i tipi: per affrontare la maternità, il matrimonio, imparare a gestire le proprie finanze, ma il migliore è quello sulla comunicazione. Il segreto di Scientology è che a livello base funziona, i risultati si vedono. E se credi a quelli, poi sei costretto anche a credere al resto». Teorie sempre più fantasiose, sensi di colpa, isolamento da chi non crede alla dottrina di Ron Hubbard, molto lavoro e tanti soldi versati alla causa. «Quasi subito—racconta Giacomo— sono entrato a far parte dello staff. Lavoravo 60 ore a settimana per un paga di 20 mila lire. Promettevano di più ma i soldi non arrivavano mai. E dopo 14 mesi ho smesso». Ma l’attrazione resta e, dopo un anno, Sotgia ci ricasca. Stavolta niente staff o ruoli di spicco, ma una normale militanza. Durata otto anni. Chiedono soldi, archiviano segreti. «La vera svolta — spiega — arriva al grado due del percorso, quando ti sottopongono a un auditing speciale. Sessanta o più ore in cui ti chiedono di tutto, dalla mela che hai rubato da bambino fino ai segreti più privati ». Loro, mentre parli, annotano. «E al momento giusto, te lo sventolano sotto al naso». Ricatti e debiti: «Ne ho visti tanti spinti a chiedere prestiti più grandi di loro per dare i soldi alla comunità. E quando non erano più in grado di rifondere le banche, tacere per paura».

Uscirne fuori è difficilissimo, Giacomo c’è riuscito da solo. «Nel 2006 ero quasi arrivato allo stato di clear quando sono cominciati i guai sul lavoro: clienti che non pagavano, operai che rubavano al cantiere». Un altro seguace che gli porta via 50 mila euro col benestare delle alte sfere è la goccia che fa traboccare il vaso: «Chiedevo giustizia, ma niente». Giacomo comincia a viaggiare su Internet: per lui è la prima volta perché Scientology lo vieta. In un anno scopre di tutto e si sveglia. «Li ho minacciati di andare in tv e sui giornali». Lui e Scientology arrivano a un accordo: 45 mila euro e tutte le «confessioni » restituite. «Ho passato tre ore nello studio del mio avvocato con il direttore degli Affari speciali di Scientology a distruggere nel tritacarte i documenti». Una vittoria, ma restano un fratello ancora «dentro», tanti debiti e una vita da ricostruire. E la rabbia, «che è la cosa peggiore ».

Giulia Ziino

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Androids - the sequel

Grazie Sabri per la segnalazione.
Guido Scorza dal suo blog suggerisce al Sig. Google una scappatoia legale che permetterebbe anche agli italiani di partecipare. Non mi dilungo sui dettagli ma la sostanza è questa:
  • Google indice un concorso a premi.
  • La normativa italiana sui concorsi a premi è indecente, e il Sig. Larry Page - il sig. Google - decide di escludere i programmatori del belpaese.
  • Dai programmatori verde-bianco-rossi arriva il suggerimento: "Larry, se consideri il premio come un corrispettivo di prestazione d'opera, o come un riconoscimento del merito personale o a titolo d'incoraggiamento nell'interesse della collettività, la stessa legge italiana che prima ti voltava le spalle ora si gira e ti da un bacino sulla fronte".
Il giudice che prima lancia il sasso, poi nasconde la mano.
Al di la dell'episodio Google, perchè i nostri politici non pensano a dare una bella sforbiciata oltre che al numero dei ministri anche a un sistema legislativo vecchio e tenuto in piedi dalle miriadi di cavilli che legano ogni codicillo all'altro?

Esempio: la legge 62/01 estende al mondo di internet le norme che riguardano l'editoria su carta stampata. Tali norme sono scritte nella legge 416 del 1981, e a sua volta rimandano alla legge 47 del 1948. Ma se nel '48 si usavano ancora i segnali di fumo, e nell'1981 i computer erano ancora degli ammassi (seppur gloriosi) di ferraglia, come vuoi pretendere di applicare all'odierno web 2.0 leggi scritte per l'editoria delle macchine Linotype?

Ma non basta. Questo accadeva nel 2001. Gentiloni cerca di metterci una pezza, ma vedremo come andrà a finire.

Una delle porcate più solenni (a mio modesto parere) è la legislazione sul diritto d'autore. Attualmente i contenuti che girano su internet, di qualsiasi tipo, devono rispondere a norme scritte nel 1941. Pare che per stendere tale legge avessero chiesto il parere ai fratelli Lumiére.
E' ovvio che queste norme sono assolutamente anacronistiche rispetto alle esigenze odierne!
Non si può andare avanti ad adattamenti, estensioni, emendamenti, eccezioni...

Bah... forse sono io che sono troppo utopico. o, più semplicemente, non capisco nulla di giurisprudenza.

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Cellule staminali

Hanno trovato cellule staminali pluripotenti, cioè capaci di generare ogni tipo di tessuto, come quelle embrionali (quelle embrionali in più possono dare origine a un intero organismo), senza passare per gli embrioni, e le cellule ottenute con molta probabilità non saranno cancerogene.

Il Foglio, 21 settembre 2007

Roma. La scoperta, documentata sull’ultimo numero di Nature, è di quelle destinate a fare epoca: i testicoli contengono una fonte di cellule staminali dotate della stessa totipotenza finora attribuita esclusivamente alle staminali embrionali. Pier Paolo Pandolfi – italiano, 44 anni, appena arrivato all’Harvard Medical School di Boston dopo essere stato direttore del laboratorio di ricerca dello Sloan-Kettering Cancer Institute di New York – è uno dei sedici ricercatori che firmano lo studio (c’è anche un’altra italiana, Ilaria Falciatori).

Al Foglio, Pandolfi spiega che “coltivando cellule staminali chiamate spermatogoni, estratte dai testicoli di topo, è possibile non solo ottenere spermatozoi ma anche tutti gli altri tessuti. Significa che abbiamo trovato quello che cercavamo: cellule staminali totipotenti, come quelle embrionali, senza bisogno di passare dall’embrione”.

Esiste quindi “una riserva di staminali su misura disponibile per ogni uomo, che non hanno nemmeno bisogno di essere manipolate geneticamente per moltiplicarsi e riuscire a differenziarsi come vogliamo. Vale a dire che si superano, in un colpo solo, i problemi che turbano l’opinione pubblica e anche gli scienziati”. Manipolare geneticamente le cellule (operazione indispensabile nella cosiddetta e per ora mai realizzata clonazione terapeutica, che cerca di produrre staminali a partire dall’embrione per adattarle al profilo genetico del ricevente), significa che queste, “una volta reimpiantate nell’organismo, possono provocare conseguenze imprevedibili.

Possono, per esempio, degenerare in cellule tumorali”. Con gli spermatogoni, invece, “anche i marcatori che usiamo non sono ‘estranei’: sono quelli espressi normalmente dalla cellula stessa. Per capirci, usiamo i fattori di crescita che l’organismo produrrebbe naturalmente per indirizzare le cellule a formare i diversi tessuti: del cuore, del cervello, dell’epitelio…

La probabilità che da queste cellule nasca un tumore è dunque infinitamente inferiore rispetto a quanto avviene, lo abbiamo visto, con le staminali embrionali”. La strada eticamente più soddisfacente si rivela, a questo punto, anche la più plausibile dal punto di vista scientifico. Il professor Ignazio Marino, su Repubblica, ha parlato di un vero e proprio “crollo del muro della bioetica” tra laici e credenti, favorito dall’avanzamento di una scienza che si dimostra capace di ottenere risultati senza passare per la distruzione di embrioni. Dà implicitamente ragione, insomma, a chi in questi anni si è battuto (scienziati come Angelo Vescovi, per esempio) per dimostrare che la ricerca di quella compatibilità è un vantaggio e non un freno per la scienza. “Il nostro lavoro testimonia che continuando a cercare si poteva superare il problema dell’embriogenesi”, dice oggi Pier Paolo Pandolfi.

Il quale spiega che anche le donne, che si potrebbe pensare siano escluse dai benefici della scoperta, potranno invece a loro volta avvalersene: “Nessuno si chiede, nel caso di trapianto di midollo o di cornea, se quei tessuti provengano da uomini o donne. Conta la compatibilità, e sarà così anche per gli spermatogoni, che potranno essere ‘tipizzati’ e usati per le donne con profili compatibili”.

“La strada più lineare”

La scoperta della sorgente di staminali totipotenti nei testicoli “è un punto di partenza, non di arrivo. Gli aggiustamenti e la fase applicativa toccheranno all’industria, perché le ottimizzazioni hanno costi elevatissimi che a livello accademico sono impraticabili”.

Ma, a differenza della clonazione terapeutica, per gli spermatogoni non è azzardato prevedere esisti applicativi abbastanza vicini, forse nel giro dei prossimi cinque anni. Il lavoro pubblicato da Nature, frutto della collaborazione tra Sloan-Kettering Cancer Institute, Cornell University e Regeneron Institute, premia un percorso sul quale si sono mossi altri gruppi di studio, in California, a Göttingen, a Londra. Eppure capita di sentir dare molta importanza ai cercatori di chimere e di altre soluzioni improbabili, oltre che eticamente pessime.

Pier Paolo Pandolfi non si stupisce: “Proprio il fatto che certe strade siano più lineari e meno problematiche di altre le porta in secondo piano. Fa meno sensazione la nostra ricerca, rispetto agli embrioni ibridi”.

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Eutanasia

Lunedì sera è morto Giovanni Nuvoli, l'ex agente di commercio malato di sclerosi laterale amiotrofica che aveva chiesto di rinunciare alle macchine che lo tenevano in vita. E' stato progressivamente sedato per non patire le sofferenze di chi muore di fame e di sete. Nello stesso giorno il dottor Mario Riccio, l'anestesista che aveva spento il respiratore di Piergiorgio Welby, è stato prosciolto dall'accusa di omicidio. La sentenza è stata un "non luogo a procedere perchè il fatto non costituisce reato".
Questo dimostra, cari radicali, che in Italia non c'è il vuoto legislativo sull'eutanasia come voi evidenziate. Quindi finitela di rompere le balle. Le leggi che già esistono sono sufficienti per chi decide di rifiutare trattamenti e/o cure anche salvavita. Non c'è necessità di nuove leggi come il testamento biologico e/o regolamentazione della "dolce morte".

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Armi di distrazione di massa

La crociata della Giunta di Centro-Sinistra continua: dopo il grosso finanziamento al "Party cittadino dello Sballo", l'attacco alla Cattedrale di San Pietro, il finanziamento alla Mostra su "La Madonna piange sperma" e ad una mostra su "I dieci comandamenti lesbo", ecco un'altro un altro tassello del mosaico anti cristiano progettato dal capoluogo di una Regione guidata dall'Unione.

Il Comune permuta di 52.000 mq contro 6.000 mq a favore dell'islam. Obiettivo? Accrescere la diffusione dell'islam per mettere in difficoltà un cardinale che non tace. Ma la Curia non si fa intimidiare... e parla!

LA MOSCHEA

Tra uscite estemporanee di titoli di giornali e il lavorio ordinario della giunta comunale sta procedendo il progetto che prevede la permuta di terreni tra il Comune di Bologna e l'«Ente di Gestione dei Beni Islamici in Italia» per la permuta di un terreno di complessivi 6857 mq di proprietà dell'«Ente di Gestione dei Beni Islamici in Italia» con un altro terreno di complessivi 52000 mq e una superficie edificabile netta di circa 6000mq per la costruzione di «sale polifunzionali, spazi per la preghiera di uomini e donne, spazi ricreativi, scuola, spazi per ospiti, spazi accessori e di servizio (hall, magazzini, disimpegni, uffici, ecc.)».

Sono ben lungi dal volere negare ai musulmani i fondamentali diritti che nel nostro ordinamento devono essere garantiti a tutti: sia la libertà di aggregazione che la libertà di culto. Anzi, penso proprio che le singole amministrazioni locali che hanno messo a disposizione dei musulmani residenti che ne hanno fatto richiesta spazi adeguati acché potessero esercitare il proprio diritto di aggregazione e di culto, si sono già mosse da tempo verso un vero servizio ai musulmani residenti, trattandoli non solo come immigrati-lavorator i (visto che la loro maggioranza è ancora di immigrati), ma come cittadini.

Alcune domande e perplessità in questa vicenda tuttavia sorgono.

1. Quale vantaggio avrà il Comune da questa permuta e quale vantaggio avrà la cittadinanza bolognese che non è stata interpellata nemmeno a livello locale, ma si è vista «calare dall'alto» il progetto?

2. Ci sono le premesse e sono stati fatti degli sforzi per l'integrazione dell'erigendo centro con il territorio e la città?

3. L'interlocutore del Comune apparentemente è il Centro di Cultura islamica di Bologna, ma effettivamente è l'UCOII (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia) alla quale anche il Centro di Cultura islamica di Bologna aderisce. Tutti sanno le difficoltà che più volte hanno posto i rappresentanti dell'UCOII nella consulta islamica voluta dal ministero degli interni. Agirà l'UCOII nell'interesse dei musulmani bolognesi? Agirà nel rispetto e nella promozione dei valori espressi nella carta della convivenza maturata negli anni scorsi a Bologna?

4. Suscita perplessità il fatto che il Comune di Bologna abbia come unico interlocutore questa associazione, il «Centro di cultura islamica», quasi che quest'associazione rappresenti i musulmani bolognesi e sia in grado di interloquire con loro. Forse anche ci si auspica che l'erigendo centro diventi un «polo» dell'Emilia- Romagna e del nord-Italia, vista la complessità e la grandiosità del progetto. Sarà il Centro di cultura islamica il luogo nel quale, oltre a celebrare le feste annuali, tutti i musulmani di Bologna e della regione potranno trovare assistenza, dagli aiuti alimentari e di vestiario all'assistenza medica e sanitaria a quella legale, compiti finora svolti dalla Caritas e da altre istituzioni? Assisteranno anche i non-musulmani?

5. Manca ancora un'intesa tra lo Stato italiano e le organizzazioni islamiche in Italia, come si sa proprio per il problema della rappresentanza, non per problemi da parte dello Stato. In quale quadro giuridico si inserisce l'intesa tra il comune di Bologna e il centro di cultura islamica? Nell'intesa è previsto un «comitato di garanzia» che ha il ruolo precipuo di verificare le attività del centro: nel caso le modalità di esecuzione delle attività del centro diventassero non conformi con quanto stabilito nell'intesa o confliggessero con gli interessi del bene comune, quali spazi di manovra sono affidati a questo comitato di garanzia?

6. Ricordo ancora l'espressione «giù le mani dai nostri figli» della dottoressa Souad Sbai presidentessa dell'associazione donne marocchine in Italia e membro della consulta islamica in Italia rivolte ad Ali Abu Swhaima del centro islamico di Milano e della Lombardia in una trasmissione serale di «Porta a porta» riguardo alla vicenda della scuola di via Quaranta a Milano. Visto che nel documento di permuta si parla di «scuola» ci si chiede: che intenzionalità c'è? Nel caso si giunga alla costruzione di una scuola privata, si è davvero convinti che i giovani che studiassero in una scuola islamica arrivando al diploma come se avessero frequentato la scuola in un paese arabo (caso di via Quaranta a Milano), siano pronti ad inserirsi nel mondo del lavoro italiano e bolognese?

7. Anni fa, quando la regione Emilia-Romagna stanziò dei fondi pubblici per i centri culturali islamici, dissi ad un immigrato che, se i centri svolgevano attività di integrazione come con corsi di italiano per gli uomini e per le donne era giusto che percepissero questi fondi pubblici, ma se svolgevano attività religiosa non era giusto che li percepissero. Mi sembra che proprio su questo problema, sulla distinzione tra le attività culturali e quelle religiose, ci siano perplessità che dovranno essere scemate dai fatti.

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Chi sono gli intolleranti?

Ma guai a fare gli offesi! Ti dicono che sei arrogante, irrispettoso, rigido. Loro, invece, no. Mai. Leggete qua:

RIO DE JANEIRO, 27 APR - La comunità omosessuale di Rio de Janeiro sta organizzando una protesta contro la visita di papa Benedetto XVI in Brasile, prevista dal 9 al 13 maggio prossimi.
''In Brasile tutti hanno il diritto di andare e venire, pero' per la comunita' omosessuale, papa Benedetto XVI non e' il benvenuto''. La frase sara' scritta nei volantini che il gruppo 'Gay, lesbiche e single' distribuira' il 10 maggio in una manifestazione contro la Chiesa, considerata ''omofobica'' dalla comunita' gay. La protesta contro il Papa avra' luogo nel centro di Nova Igua, municipio della regione metropolitana di Rio, nella Baixada Fluminense. Una donna travestita da Pontefice sara' incaricata di distribuire gli opuscoli ai manifestanti, per protesta contro la visita di Benedetto XVI.

La ''festa anti-Papa'', come riporta oggi il quotidiana 'O Globo', terminera' con il rogo di centinaia di fotografie di Benedetto XVI.
http://www.gaynews.it/view.php?ID=73521

Allora, chi sono gli intolleranti?

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Omofobia

Il Parlamento Europeo ha approvato a grande maggioranza (325 voti favorevoli, 124 contrari e 150 astensioni) una risoluzione sull' omofobia in Europa , che 'ribadisce il suo invito a tutti gli Stati membri a proporre leggi che superino le discriminazioni sofferte da coppie dello stesso sesso'.
Nella proposta di risoluzione presentata dal gruppo GUE/NGL (sinistra unitaria europea, sinistra verde nordica), firmata dagli italiani Monica Frassoni (Verdi), Giusto Catania e Vittorio Agnoletto (Rifondazione Comunista) c'era un attacco esplicito a Mons. Bagnasco, il Presidente della CEI, reo di aver "comparato un progetto di legge che conferisce una serie limitata di diritti alle coppie omosessuali a una licenza a commettere atti di incesto e di pedofilia" (ricordo a tutti che non è vero, Bagnasco non ha mai detto questo), e al Vescovo di Namur, che "il 4 aprile di quest'anno, ha qualificato di "anormale" l'omosessualità, dichiarando che essa "costituisce una tappa di imperfetto sviluppo della sessualità umana" ".
Il testo è qua, la citazione è al punto R:
http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=MOTION&reference=B6-2007-0171&language=IT

Leggetela tutta, questa proposta. E' essenzialmente un lungo attacco alla Polonia, con molte citazioni di frasi e dichiarazioni di politici. Chiaramente, i cuor di leone che hanno proposto la mozione quando parlano di discriminazioni da parte dei "capofila religiosi in tutta Europa" non fanno mai esempi di imam, tanto per dirne una. Eppure sappiamo che gli omosessuali nelle comunità islamiche non se la passano troppo bene.
Intanto all'ONU si sono rifiutati di approvare un documento che condannava la lapidazione degli omosessuali in Nigeria,
http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=8&sez=120&id=20005
machissenefrega. Avete visto qualcuno stracciarsi le vesti? Strapparsi i capelli? Qualche protesta a bassa voce? Macchè. Meglio prendersela con Bagnasco .
Nel testo finale della risoluzione il riferimento a Bagnasco non c'è più.. E' rimasto invece il punto 7, dietro al quale, come scrive oggi (26 aprile) Il Foglio in prima pagina, c'è " un attacco al Vaticano e alla sua libertà di espressione ". Con il punto 7 infatti il Parlamento europeo "condanna i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali, in quanto alimentano l'odio e la violenza, anche se ritirati in un secondo tempo, e chiede alle gerarchie delle rispettive organizzazioni di condannarli" .
http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=MOTION&reference=P6-RC-2007-0167&language=IT
Cioè adesso le gerarchie dovrebbero condannare Bagnasco, visto che secondo alcuni lui ha pronunciato frasi discriminatorie? E sul magistero della Chiesa, come la mettiamo?
Per esempio: la "Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali", che si fa, si condanna? Se si chiedesse al Parlamento Europeo, chissà. Certo, ci sarebbe un problema in più: l'ha firmata il Card. Ratzinger, all'epoca. E quali gerarchie lo dovrebbero condannare?
http://www.alleanzacattolica.org/temi/bioetica/cdf_omosessualita.htm

Ma io pongo un quesito. Oggi leggiamo sul Corriere on line che in alcune scuole della Gran Bretagna non si parla di olocausto e crociate per paura di offendere gli studenti musulmani:
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/04_Aprile/26/olocausto_crociate_scuola.shtml

E che faremo se alcuni musulmani europei si dovessero sentire offesi a sentire parlare di omofobia? Se si venisse a sapere di omosessuali lapidati in paesi islamici, ci sarebbero manifestazioni di protesta in Europa? E se ci fossero, e se i musulmani si offendessero, che succederebbe? Che direbbero allora Agnoletto, Frassoni e Catania? Prima o poi questo accadrà, specie nei paesi più politically correct, come ad esempio la Gran Bretagna. E vedremo come andrà a finire.
Intanto in Turchia si sono svolti i funerali dei tre cristiani sgozzati a Malatya. Poca gente, una chiesa si tira indietro, una famiglia ottiene il rito islamico. Ce ne parla Il Foglio:
http://www.mascellaro.it/web/index.php?page=articolo&CodAmb=0&CodArt=12483

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Università in libertà vigilata

1.3.2007

Ciao a tutti,
alla Statale di Milano è successo un fatto interessante.

Il 31 gennaio scorso si è svolto un congresso scientifico, su " Le cellule staminali embrionali umane ", promosso da Unistem, il centro di ricerca interdipartimentale sulle cellule staminali dell'Università degli studi di Milano.
Il programma della giornata lo potete leggere qua di seguito: http://users.unimi.it/unistem/assets/UniStem-2_Giornata%20di%20Studio%20sulle%20Staminali.pdf

Alcuni ragazzi hanno partecipato ai lavori, e ne sono usciti sconcertati. Dopo qualche giorno hanno scritto una lettera aperta ad Elena Cattaneo, docente universitaria organizzatrice del convegno e fra i principali ricercatori in Italia proprio nel settore delle cellule staminali embrionali. Da pochi mesi è anche Vicepresidente del Comitato Nazionale di Bioetica. Nella lettera gli studenti esprimevano tutte le loro perplessità sul modo in cui la ricerca sugli embrioni era stata presentata, e formulavano alcune domande alla prof. Cattaneo. Per esempio : " È possibile fare ricerca, senza porsi la domanda principale: che cosa ho di fronte? Nella fattispecie: che cosa è l'embrione? È vita umana? ".
Il testo completo lo potete trovare qua:
http://www.clonline.org/articoli/ita/lettAperta_Cattaneo.pdf

I ragazzi hanno poi volantinato la lettera in università, ed è scoppiato un putiferio. Il Corriere della Sera se n'è uscito con "Staminali, in statale scontro fra CL e prof". Il fatto viene raccontato come uno scontro all'arma bianca fra studenti ciellini ed Elena Cattaneo: d'altra parte il Corriere è impareggiabile nel ridurre ogni discussione e ogni confronto come una lotta all'ultimo sangue fra progressisti e oscurantisti.
Spicca il commento di un'immunologa, Maria Luisa Villa:
"Più del 50% delle uova fecondate viene eliminata con il sangue mestruale. Mi è capitato di considerare la possibilità che buttando la biancheria sporca stessi gettando nella spazzatura anche uno zigote: dunque un bambino, dunque un uomo? Il disagio avrebbe dovuto bloccarmi la mano, ma non è accaduto. Mi fido molto delle emozioni profonde di cui l'evoluzione ha dotato la nostra specie. Se sono mute di fronte all'eliminazione di uno zigote con la spazzatura, allora la natura mi suggerisce che lo zigote non sia ancora un uomo".
Elena Cattaneo, invece, commenta: "Lo scritto degli studenti è così sommario, inaccurato e veicolato con metodi così impropri che non necessita commenti.[...]. Potevano chiedere, esprimersi, e magari studiare un po' di più la posizione delle persone che hanno parlato e i loro testi".
Non siamo propriamente interessati alla biancheria della sig.ra Villa, e tanto meno alle sue emozioni profonde. La Prof. Cattaneo, dal canto suo, non risponde alle domande degli studenti, che evidentemente non ha apprezzato. Non pensa sia necessario commentare alcunchè. Di seguito il testo intero del pezzo:
http://www.clonline.org/articoli/ita/asCdS270207.pdf

Intervengono i docenti, e anche il Rettore Decleva: "L'Università deve garantire la massima espressione a tutti: gli atenei sono per loro natura e vocazione luoghi di confronto, nel rispetto reciproco":
http://www.clonline.org/articoli/ita/vdAvv280207.pdf

In effetti, se i problemi della ricerca scientifica non sono dibattuti in università, liberamente, fra studenti e docenti, dove altro si potrà farlo ? Solo nei convegni per specialisti e fra specialisti? Anche sul Foglio si racconta la bagarre, mettendo in evidenza l'espressione "volantinaggio abusivo": ma quando mai per volantinare in università gli studenti hanno dovuto chiedere il permesso? Ma l'Università non è sempre stato il luogo per eccellenza della libertà?
http://www.clonline.org/articoli/ita/ntIlFog280207.pdf

Intanto Elena Cattaneo ed altri colleghi mandano una lettera a tutti, in cui viene ribadito che il convegno in questione era pubblico, aperto a tutti, e con spazi per il confronto reciproco, e si invitano i firmatari della lettera ad usufruire di questi spazi, per eventuali occasioni successive:
http://www.stranau.it/news/news_0703/da_Unistem1.pdf

E mentre l'Unità spara : "E cielle va alla crociata delle staminali":
http://www.clonline.org/articoli/ita/Unita010307.pdf

su Avvenire un editoriale in prima pagina "8 studenti spalancano la porta all'accademia" commenta il fatto: "Evidentemente non dovevano farlo: quelle domande era inopportuno porle, comunque certo non in quel modo pubblico, non sta bene mettere in piazza i propri dubbi: potevano prendere la parola al convegno - gli hanno suggerito -, dire lì cosa pensavano, nel chiuso dell'aula: poi tutti a casa, e nessuna enfasi a questioni che riguardano chiunque fa ricerca o ambisce un giorno a lavorare per la scienza [...] Invece quegli otto ragazzi - e gli altri duecento che sino a ieri sera avevano sottoscritto la lettera, con non pochi professori - hanno scelto da spalancare la porta e di far entrare aria nell'accademia "
Leggetelo tutto:
http://www.clonline.org/articoli/ita/foAvv010307.pdf

Le valanghe, si sa, nascono dai sassolini. E mentre l'ateneo milanese è in subbuglio, e il contagio si estende:
http://www.clonline.org/articoli/ita/vdAvv010307.pdf

il Corriere pubblica due interviste a confronto, ad Angelo Vescovi, ed Elena Cattaneo. Entrambe ricercatori sulle staminali. Il primo, su quelle adulte. La seconda, sulle embrionali. Il primo si dichiara ateo, la seconda cattolica. Il primo dice che le domande degli studenti sono legittime e ben poste. La seconda, riferendosi agli studenti, parla di un "tentativo di protagonismo malcelato. Mi ricordano i colleghi che sono prossime le elezioni studentesche...".
http://www.clonline.org/articoli/ita/asCdS010307.pdf

Gli studenti firmatari della lettera aperta, a ragione, sono esterrefatti . Si chiedono ad esempio se esista ancora libertà di espressione in università , o se vige il regime di libertà vigilata. E siccome alla libertà ci tengono, alla propria e quindi a quella di tutti, lanciano l'idea di un incontro pubblico con scienziati di orientamenti diversi, dal titolo " Se questo è un uomo. Riflessioni sull'uso di embrioni umani a scopo di ricerca scientifica ".
Ecco qua il testo intero di un secondo volantino:
http://www.clonline.org/articoli/ita/replicaLett_Cattaneo.htm

Seguiremo la cosa. Potrebbe essere l'occasione preziosa per tornare a discutere di certi argomenti, al di là i campagne elettorali o referendarie, proprio nella sede in cui la discussione dovrebbe essere più accesa, il confronto quotidiano, con i protagonisti principali di queste faccende, cioè chi sta nei laboratori di ricerca. Probabilmente ne vedremo delle belle.

Sicuramente domani sera vediamo Otto e Mezzo:
DOMANI A 'OTTO E MEZZO' DIBATTITO SU SCIENZA E VITA CON MONS. SGRECCIA PRESIDENTE DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA Roma, 1 mar. (Adnkronos) - Il discorso del Pontefice sugli attacchi al diritto alla vita e i nuovi allarmi di rischio eugenetico dopo la proposta inglese di manipolazione degli embrioni, portano ancora in primo piano il tema dei confini della scienza su vita e salute. Se ne parla domani a "Otto e Mezzo", in onda su La7 alle 20.30 , con monsignor Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia per la vita, Demetrio Neri, docente di bioetica, Eugenia Roccella, giornalista e scrittrice e Claudia Mancina, docente di Etica dei diritti.

Buona giornata

Assuntina Morresi

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dico e non dico

Dalla proposta di legge riDICOla sulle coppie di fatto ci salveranno le poste italiane.
Il comma 3 dell'art. 1 della suddetta legge, infatti, dice che, se i conviventi non si recano insieme all'anagrafe per registrarsi, può andare anche solo uno dei due, che deve poi comunicare all'altro la registrazione avvenuta, mandandogli una raccomandata con ricevuta di ritorno.
Già l'idea di affidare l'ambaradam sulle coppie di fatto ad una raccomandata è cosa da brivido, da thriller, da appassionati di sport estremi, insomma. Nel migliore dei casi, va per le lunghe. Già si pensava ai nuovi regali per San Valentino: non più bigliettini con le frasi dei baci perugina, ma fantastici prestampati di moduli per raccomandate, e magari le poste, romantiche, predisporranno ricevute di ritorno azzurre, rosa o arcobaleno, a seconda del tipo di coppie.
Ma se ho capito bene quel comma - e chiedo aiuto ad avvocati ed esperti on line - e se la legge venisse approvata così com'è, ne verrebbe fuori un pasticcio esilarante.
Visto che all'anagrafe ci può andare anche un solo convivente, che poi "ha l'onere di darne comunicazione mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento all'altro convivente; la mancata comunicazione preclude la possibilità di utilizzare le risultanze anagrafiche a fini probatori ai sensi della presente legge", e visto che la ricevuta di ritorno, se convivono, la manda al suo stesso indirizzo, e visto che la ricevuta di ritorno la può firmare chiunque, anche la donna delle pulizie, può benissimo succedere che uno dei due conviventi dichiari la convivenza senza che l'altro lo sappia.
Cioè Tizio e Caia vivono insieme. Caia va all'anagrafe, manda a Tizio la raccomandata, che arriva quando Tizio è al lavoro, a casa c'è lei - perchè convive - e firma la ricevuta, oppure a casa c'è la donna delle pulizie, che dà la raccomandata a lei, e Tizio non sa che ha fatto un DICO.
Qualcuno mi spieghi se ho capito male.
Perchè se ho capito bene, potete immaginare da soli cosa significa tutto questo.
Insomma: se i due non vanno a registrarsi all'anagrafe, insieme o separatamente, come fanno all'anagrafe ad essere sicuri che quei due vogliono dichiararsi come coppia di fatto?
La cosa è ancora più riDICOla se si legge l'art. 6
"1. Il cittadino straniero extracomunitario o apolide, convivente con un cittadino italiano e comunitario, che non ha un autonomo diritto di soggiorno, può chiedere il rilascio di un permesso di soggiorno per convivenza."
In pratica, Tizio fa venire Caia come badante, dal Kazakistan. Tizio non la mette in regola, ma fa un DICO: va all'anagrafe, le manda una raccomandata - rigorosamente in italiano - con ricevuta di ritorno, e il gioco è fatto. Non le pagherà mai i contributi, ma lei è regolare.
Oppure Tizio, dallo Yemen, viene in Italia a lavorare, e fa venire Caia, dal Pakistan, e fa un DICO. Dopo due anni la manda via, e fa venire Sempronia, e fa un altro DICO. E così via. Tizio deve solo mandare raccomandate - rigorosamente in italiano, a casa sua, a donne pakistane, magari pure analfabete : siamo certi di non coprire una situazione di sfruttamento? siamo certi che la nostra anagrafe potrà controllare che Tizio, Caia, Sempronia, non siano sposati nei loro paesi?
E poi c'è un problema: la legge non spiega come si chiudono, i DICO. Non c'è scritto. Non lo DICOno.
Ma come, tutta questa canea, e poi neanche si possono lasciare? Coppie di fatto indissolubili? Ma gliel'hanno detto al Vaticano?
Probabilmente si deve dedurre che i due si separano così come si sono messi insieme. Di nuovo con una raccomandata? Ancora con ricevuta di ritorno? Quella che può mandare solo uno dei due, quella che la ricevuta la firma la donna delle pulizie e l'altro non lo sa che si sono lasciati? Come all'inizio, insomma? E se basta solo uno dei due, per lasciarsi, che si fa, il ripudio? Per lettera? E come saranno, i moduli delle ricevute di ritorno, listati a lutto?

Assuntina Morresi

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Calcio

Catania, 3 Febbraio 2007.
Ansa: CALCIO-GUERRIGLIA A CATANIA, UCCISO UN POLIZIOTTO
Il prefetto di Catania si chiede: "mi sembra assurdo che in italia non vengano usati gli idranti per disperdere le masse".
Io non sono un tifoso, ma ha ragione Giuliano Amato, ministro dell'interno. In condizioni come quelle dello stadio Massimino di Catania è inutile mandare poliziotti. Quando ad ogni partita i cori degli ultras urlano "poliziotto primo nemico" non è nemmeno il caso di chiamare le ambulanze.
Lasciamo che questi coglioni si scannino a vicenda, mandare altra carne al macello è sangue inutile.
Come chiude il servizio del TG1 pochi minuti fa "questo è il calcio, ed era l'orgoglio dell'Italia".
Si potrebbero usare, gli idranti... ma lascerei ai nostri cari "poliziotto-primo-nemico" l'ebrezza di scoprire se sono caricati ad acqua o ad acido muriatico...

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Ambiente

Come Alessio, anche io posto un collegamento a un sito che compie la sua "battaglia ecologica".
che dire? buon risparmio!

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Disinformazione

Non crediate che questa sia la citazione di un romanzo di fantascienza... non c'è storia più attuale di questa!

"Assolto, Duverier?"
"Sì, perchè il procuratore della Repubblica non potrà fornire le prove della dannosità della sua azione".
"Mi vuol spiegare questo, per favore?"
"Volentieri, signor direttore". Raminagrobis accarezzava con la punta delle dita le sue simpatiche verruche scricchiolanti di peli neri. Mostrò la punta della lingua.
"Il paragrafo 3 dell'articolo 80 del Codice penale, l'unico che ci autorizzi a un'azione qualsiasi contro gli agenti d'influenza, prevede pene di carcerazione o di detenzione variabili da dieci a vent'anni per chiunque abbia intrattenuto con agenti di una potenza straniera intelligenze di natura tale da nuocere alla situazione militare o diplomatica della Francia o ai suoi interessi economici essenziali." Non insisto, signor direttore, sulla vaghezza di termini come 'intelligenze' o 'essenziali'. Ma lei noterà che gli interessi culturali, intellettuali, spirituali, umani, non sono neppure previsti dalla nostra legislazione: avvelenate la nostra gioventù, scardinate la nostra istruzione pubblica, erodete le nostre famiglie, sabotate la nostra Chiesa, appestate la nostra letteratura: tutto questo è legale. Soltanto i nostri interessi militari, diplomatici, economici sono protetti.

Il montaggio, Vladimir Volkoff, Ed. Guida

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Welby: come ti piazzo il morto in politica

(Link all'articolo originale)

Il Vicariato di Roma sulla richiesta di funerali religiosi per Piergiorgio Welby
Vicariato di Roma
Ufficio stampa e comunicazioni sociali
Comunicato stampa del 22 dicembre 2006

In merito alla richiesta di esequie ecclesiastiche per il defunto Dott. Piergiorgio Welby, il Vicariato di Roma precisa di non aver potuto concedere tali esequie perché, a differenza dai casi di suicidio nei quali si presume la mancanza delle condizioni di piena avvertenza e deliberato consenso, era nota, in quanto ripetutamente e pubblicamente affermata, la volontà del Dott. Welby di porre fine alla propria vita, ciò che contrasta con la dottrina cattolica (vedi il Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2276-2283; 2324-2325). Non vengono meno però la preghiera della Chiesa per l’eterna salvezza del defunto e la partecipazione al dolore dei congiunti.

Welby è morto e sappiamo tutti com'è andata: mercoledì sera, poco prima della mezzanotte, un anestesista di Cremona, Mario Riccio, lo ha sedato e contestualmente gli ha staccato il respiratore. Dopo 40 minuti Welby è morto.

Nei pochi giornali in edicola potete trovare cronache più dettagliate.

In conferenza stampa ieri, e nelle tante interviste televisive, i radicali e il dottor Riccio hanno ripetutamente dichiarato che è stato fatto tutto nei termini della legalità. Certo, come abbiamo detto più volte, Welby aveva diritto a rifiutare il respiratore, ed i medici avevano il dovere di sedarlo. E allora? Cos'è successo veramente?

Per capire se si tratta di eutanasia o sospensione dei trattamenti, Mario Riccio e i radicali dovrebbero rispondere ad una domanda: com'era la sedazione data a Welby? Era una sedazione per non farlo soffrire al momento del distacco del respiratore, oppure era una sedazione "robusta" ed irreversibile, data per uccidere? Qual era l'intenzione del medico?

Non a caso ieri sera, a otto e mezzo, Marco Cappato si è rifiutato di rispondere a questa domanda, fattagli da D'Agostino. Eppure è una questione sostanziale: anche i medici di famiglia prescrivono ansiolitici e tranquillanti. Se ne prendi in dosi consigliate ne hai sollievo; se ne prendi una scatola intera ti ammazzi: è questione di dosi. E anche l'intenzione del medico è importante: nella normale giurisprudenza un omicidio progettato a tavolino viene giudicato e punito diversamente da un omicidio avvenuto non intenzionalmente (ti dò un pugno, cadi, sbatti la testa e muori).

Quindi la prima domanda è: di che tipo di sedazione si è trattato? E poi: che differenza c'è fra la sedazione proposta dal Dottor Casale e quella effettuata dal dottor Riccio? Perchè Welby ha rifiutato la prima e accettato la seconda?

Altra questione: Marco Cappato e il dottor Riccio hanno ripetuto che è stato fatto tutto nella legalità. Il dottor Riccio ha spiegato che decisioni di questo tipo vengono prese quotidianamente negli ospedali. Bene: e allora perchè Welby ha scritto al Presidente della Repubblica, addirittura? Perchè aspettare 88 giorni dalla sua richiesta di sospensione dei trattamenti, mettere in mezzo tribunali, giudici, politici, per fare una cosa che si fa tutti i giorni in ospedale? Se Welby si sentiva torturato, e nella totale legalità si poteva sospendere il trattamento senza soffrire , facendo qualcosa che si fa ogni giorno in ospedale, perchè aspettare tutto questo tempo?

Se si fa tutti i giorni in ospedale allora vuol dire che i medici non rischiano la galera. Non c'era nessun diritto da far valere, o no? "Un passo avanti nella certezza del diritto". Verso dove?

Le cose sono due: o quello che è stato fatto a Welby è perfettamente legale, e allora non c'è vuoto legislativo, si fa tutti i giorni in ospedale, e tutta questa faccenda è stata costruita sul nulla. Oppure Welby ha fatto qualcosa che la legge non permette, ma allora si parli apertamente di eutanasia.

Finché non si risponderà esplicitamente a queste due domande, non si potrà dire con certezza cosa effettivamente sia successo: eutanasia o sospensione del trattamento.
La verità è che la vicenda e la morte di Welby sono stati un gesto politico, come hanno detto più volte i suoi amici radicali. E se la sua morte addolora, e merita rispetto, come sempre fa la morte di un uomo, specie di una persona che ha sofferto come lui, tutta la sua situazione è stata strumentalizzata per innescare e imporre un dibattito pubblico di cui nessuno sentiva l'impellente necessità, se non nei contenuti, sicuramente nei modi. La sua malattia e la sua volontà di sospendere i trattamenti sono stati messi sotto i riflettori per tre mesi, per portare forzatamente l'eutanasia nell'agenda politica.

E poi, come ha scritto Eugenia Roccella "La prima conseguenza del modo che i radicali hanno scelto per far entrare di forza l'eutanasia nell'agenda politica è il ricorso alla magistratura, perchè tutto deve essere chiarito dalla rigidità di un preciso articolo di legge, tutto deve essere normato, e ogni situazione deve essere incasellata in una casistica. E' sorprendente come i radicali non si rendano conto che, insistendo in questa direzione, la libertà individuale, che a parole si vuole difendere, verrebbe stritolata dalla spersonalizzazione burocratica".

Da ultimo, un'osservazione: il dibattito confuso di questi tre mesi ha dimostrato che senza una conoscenza dettagliata dei fatti, anche tecnici, è difficile rendersi conto di cosa si sta parlando. E senza entrare nel merito dei fatti, non si riesce a giudicare e tantomeno ad essere efficaci nella battaglia politica (perchè questa è stata, il "caso Welby"). E' questa la caratteristica di tutti i temi che riguardano la biopolitica, soprattutto in alcuni ambiti. Parlando di aborto è chiaro a tutti di cosa si tratta. E anche certi aspetti della fecondazione in vitro, anche se complessi nel merito, partono da un dato biologico incontrovertibile, e cioè che tutto nasce dal fatto che adesso un bambino si può concepire in laboratorio e non solo nel ventre di donna.

Sulla questione eutanasia, invece - ma non solo - è necessaria una maggiore conoscenza dei termini della questione, altrimenti quello pubblico è un finto dibattito, ma solo una gran confusione in cui non si capisce più di cosa si sta parlando, e inevitabilmente vince chi ha la voce più grossa.

Vedremo cosa porterà questa brutta storia.

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Il terrorismo dal volto umano

INTERVISTA
La denuncia del filosofo Michel Schooyans: «Aborto e eutanasia sono i cavalli di Troia di un'ideologia antinatalista che, un passo alla volta, mina le radici della vita. Perché i laici lasciano sola la Chiesa nella difesa dell'uomo?»


Di Lorenzo Fazzini

La dignità della vita umana è minacciata da un «terrorismo dal volto umano», altrimenti detto «bioterrorismo» . Il quale, facendo leva su una subdola «ingegneria verbale», colpisce a livello internazionale il fondamentale diritto del nascere e del morire dell'uomo. La denuncia è di Michel Schooyans, docente di filosofia politica all'Università di Lovanio, in Belgio, che di recente ha pubblicato un volume in cui mette sotto accusa le politiche demografiche delle agenzie Onu. Si tratta di Le terrorisme à visage humain (edizioni François-Xavier de Guibert), scritto in collaborazione con Anne-Marie Libert.

Professor Schooyans, la copertina del suo ultimo libro è choccante: «Il terrorismo dal volto umano» viene spiegato con una foto dell'assemblea generale delle Nazioni unite. Perché?

«Questa scelta rivela una delle tesi centrali del testo: l'Onu è in effetti uno dei principali agenti della deriva che denuncio. Questa azione si esercita soprattutto attraverso delle sue agenzie come il Fondo delle Nazioni unite per la Popolazione (Unfpa), l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), l'Unicef, ecc. Si può sperare che i principali organi che compongono le Nazioni unite siano fedeli alla missione definita dalla Carta di fondazione dell'organismo internazionale: promuovere i diritti dell'uomo, la giustizia, lo sviluppo e la pace».

La deriva che lei va evidenziando è il «bioterrorismo» , termine che di solito per indica la possibilità di attacchi terroristici con armi biologiche. Cosa intende lei con questa espressione?

«Mi riferisco all'utilizzazione della biologia, della medicina, ma anche della filosofia del linguaggio, della demografia, del diritto e di altre discipline per attentare alla vita dell'uomo e per dominarla. Siamo in presenza di una rivoluzione culturale, di un cambiamento perverso di queste discipline che, per loro natura, dovevano restare al servizio degli uomini».

Nel suo libro lei stigmatizza la presenza, nei documenti di marca Onu, di una «ingegneria verbale» che conduce alla «decostruzione dell'essere umano». Cosa significa?

«Le rispondo con l'esempio di un ragionamento fallace, un vero sofisma. È risaputo che la pillola del giorno dopo causa un aborto precoce. E invece, dagli anni Cinquanta in poi, si è sempre giocato con le parole; le si commercia, si imbroglia la gente con i termini. Si continua a martellare la gente con un ragionamento mistificatore, così esplicabile: "Non c'è aborto prima dell'annidamento dell'ovulo fecondato. La pillola contraccettiva agisce prima; dunque essa non è abortiva". Si restringe il significato del concetto di "aborto" per poter "stabilire" il fatto che la pillola non è abortiva».

Lei denuncia un'ideologia antinatalista di cui sono intrisi i documenti ufficiali che escono dagli enti affiliati all'Onu.

«Nei testi delle organizzazioni internazionali citate sopra, appare esplicitamente l'ispirazione malthusiana: sulla Terra ci sarebbero troppi poveri e quindi bisognerebbe controllarne il tasso demografico. Nelle stesse dichiarazioni compare anche l'ideologia neomalthusiana, ovvero il diritto di tutti al piacere sessuale senza rischio, cioè senza la nascita di bambini. Spesso le due fonti di ispirazione si combinano negli stessi documenti».

A proposito delle agenzie Onu e dei loro interventi nei Paesi in via di sviluppo: lei parla di «tattica del salame» per indicare come questi organismi agiscono verso le confessioni religiose ivi presenti. Di che cosa si tratta?

«Questa strategia è stata messa a punto in Ungheria nel 1947 dall'allora segretario generale del partito comunista locale, Mátyás Rákosi. Essa cerca di condurre gli avversari a sottoscrivere, poco a poco, in maniera impercettibile, quei programmi che essi rifiuterebbero se fossero loro sottomessi in blocco. Il ricorso a questa tattica è oggi molto comune da parte di chi è nemico della vita umana. Questa metodologia è facil itata dall'uso dell'antifrase, facendo dire alle parole l'esatto contrario di ciò che esse significano abitualmente. Sotto il termine "salute riproduttiva" si nasconde il diritto all'aborto; la parola "eutanasia" nasconde l'atto di dare la morte. La stessa giurisprudenza viene così sfregiata nella sua dignità perché ciò che è giusto o sbagliato viene definito con un atto di pura volontà del più forte».

Vi è un ruolo specifico delle religioni, non solo del cristianesimo, nell'affrontare e contrastare il «bioterrorismo» ?

I cristiani non hanno il monopolio della difesa della vita umana. Il rispetto della sua dignità è ben presente nell'intimo di tutte le grandi tradizioni filosofiche, morali e religiose dell'umanità. Laddove il diritto alla vita non è rispettato, tutti gli altri diritti sono minacciati e la democrazia diventa impossibile. Oggi la Chiesa si trova molto sola nella difesa di questo diritto fondamentale. Di fronte al "terrorismo dal volto umano", il mondo attende dalla Chiesa e dai suoi pastori parole chiare, informate, forti e unanimi. Un eccesso di circospezione farebbe diventare un'ipotesi la credibilità della Chiesa e l'autorevolezza dei suoi pastori. Non è mai stato così pressante il dovere profetico della Chiesa».

(C) Avvenire, 12-11-2006

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In coma sentivo che volevo vivere

«Voglio raccontare al mondo la mia esperienza. Voglio che tutti sappiano che cosa vuol dire vivere paralizzati su un letto, senza poter muoversi né parlare, con i medici che dicono che non capisci niente. Voglio farlo per aiutare me stesso, le persone come me e i loro familiari». Con queste parole, esattamente un anno fa, Salvatore Crisafulli, il quarantunenne siciliano che ha vissuto per quasi due anni in stato vegetativo permanente e che ha raccontato che in quel periodo capiva e sentiva tutto, mi ha chiesto di aiutarlo a scrivere la sua storia. Lo ha fatto attraverso una lettera. Salvatore, infatti, non può ancora parlare: riesce a comunicare soltanto grazie a un computer, selezionando con gli occhi le lettere sullo schermo.

È nato così, con la sua diretta testimonianza, il libro Con gli occhi sbarrati - La straordinaria storia di Salvatore Crisafulli (L'Airone ed., 12 euro), che ricostruisce passo per passo l'intera vicenda di quello che è stato soprannominato il «Terri Schiavo italiano». Raccontare la sua storia non è stato facile. Comporre anche la più semplice delle parole richiede a Salvatore uno sforzo tremendo, perché deve attendere che tutte le lettere dell'alfabeto scorrano davanti ai suoi occhi prima di poter selezionare quella che gli serve. E così, ogni volta che gli rivolgevo una domanda, passava anche un'intera giornata prima che lui rispondesse. Soprattutto all'inizio quando, turbato dai ricordi, smetteva di scrivere e scoppiava a piangere.

Una storia terribile quella di Salvatore Crisafulli. Iniziata a Catania l'11 settembre del 2003. Salvatore stava accompagnando in motorino a scuola uno dei suoi quattro figli, Antonio, di 13 anni, quando andò a schiantarsi contro il furgone di un gelataio. Finirono entrambi in ospedale, in coma. Antonio si svegliò dopo una settimana, Salvatore dopo cinque mesi. «Non ricordo niente dell'incidente - rievoca oggi -. So solo che un giorno mi sono svegliato completamente paralizzato, a casa di mio fratello Pietro, in Toscana. Non riuscivo a muovermi né a parlare. Vedevo i miei familiari intorno a me e cercavo di gridare. Ma per quanto mi sforzassi, dalla mia bocca non usciva alcun suono».

Salvatore ha vissuto in questo stato per 19 mesi, durante i quali, per assisterlo, i due fratelli, Pietro e Marcello, hanno perso il lavoro. «Vivevamo in undici a casa mia, in provincia di Pistoia, con la pensione di mia madre - racconta il fratello Pietro -. Salvatore era completamente affidato alle nostre cure, gli ospedali rifiutavano il ricovero. E i medici che venivano a casa nostra ci dicevano che era in stato vegetativo permanente e che per lui non c'era niente da fare». Invece Salvatore capiva tutto, era cosciente. «Sentivo i medici che dicevano ai miei fratelli che sarei morto e che i miei gesti erano involontari. Allora cominciavo ad aprire e chiudere gli occhi per attirare la loro attenzione. Ma non serviva a niente». Finché la madre, osservandolo, non ha scoperto che il figlio cercava di comunicare con lei attraverso lo sguardo. «Un giorno sono entrati nella mia stanza mia madre, i miei fratelli, mia cognata e mio cugino - racconta Salvatore -. Mi hanno chiesto di aprire e chiudere gli occhi per rispondere alle loro domande. Mi dicevano: "Salvatore, se ci senti apri gli occhi". E io lo facevo. Pietro mi metteva davanti due fogli colorati e diceva: "Qual è quello rosso?". Io lo indicavo con lo sguardo. Si sono messi a piangere. E io con loro. Ero convinto che i medici mi avrebbero curato, ma non è stato così». Prima che Salvatore venisse ricoverato, infatti, è passato un anno, durante il quale i familiari hanno tentato inutilmente di dimostrare che era cosciente. «Nessuno ci ascoltava - racconta Pietro -. Allora ho attrezzato una stanza di casa mia come fosse un ospedale e mi sono improvvisato infermiere».

Pietro Crisafulli non si è fermato qui. Ha trasportato Salvatore con un camper in giro per l'Italia e l'Europa. Fino a Innsbruck, in Austria. «Siamo andati da un grande esperto - dice Salvatore -. Ma anche lui non ha capito che ero cosciente». E racconta: «Eravamo nel suo studio e lui ha cominciato a battere con un martello sulle mie ginocchia. Poi mi ha punto con un ago sotto il naso. Io lo guardavo pieno di fiducia. Ma anche lui ha detto che non capivo niente».

Al ritorno in Italia Salvatore e i fratelli si sentivano persi. Finché un giorno, il 27 aprile del 2005, stremato dalla povertà, Pietro Crisafulli ha minacciato di uccidere il fratello. «Diceva che voleva staccarmi la spina come avevano fatto in America a Terri Schiavo - dice Salvatore -. Le sue minacce hanno fatto sì che intervenisse il ministro della Salute in persona. Dopo otto giorni ero in ospedale, al San Donato di Arezzo».

Nel luglio del 2005, dopo solo due mesi di ricovero, Salvatore Crisafulli è stato riconosciuto cosciente. «Quello che mi è successo è stato terribile - dice -. Ma adesso sto meglio, riesco a muovere il braccio destro». E aggiunge: «In questi mesi la mia famiglia è stata contattata da tante persone che hanno familiari nelle mie condizioni. Molti sono senza cure. Vorrei che questo non accadesse più. Per questo con mio fratello Pietro vorrei creare una fondazione alla quale potranno rivolgersi per chiedere aiuto e una vita migliore».

Tamara Ferrari
Autrice del libro «Con gli occhi sbarrati»

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Una fiaba

Se esopo fosse vivo oggi racconterebbe questa storiella:

Un Agnello se ne andava tranquillamente per la sua terra natale tenendo discorsi quando incontrò un lupo.
Il lupo digrignò i denti e disse all'Agnello: "Chiedimi subito scusa o ti sbrano!"
L'Agnello si fermò. "E perchè dovrei chiederti scusa?" disse, rivolto al Lupo.
"Perchè hai detto che sono violento!" ringhiò il Lupo mostrando significativamente le zanne.
"Non l'ho detto", replicò l'Agnello, "ho solo citato di passaggio un dialogo avvenuto settecento anni fa tra un imperatore e un saggio, proprio mentre la sua città era minacciata dai..."
"Mi hai provocato!"
"Ma è un dialogo storico, documentato...e poi il tema del discorso era un altro, quello della ragionevolezza della fede e da come nel mondo moderno questa sia stata attaccata dal volontarismo umanista, dalla pseudo scienza illuminista e da..."
"Bugiardo! Come puoi dialogare se mi insulti così? E se non sei stato tu, è stato tuo padre!"
In quel momento una enorme leone spuntò a poca distanza dai due "Lupo malefico! Anche l'Agnello è dalla mia parte! Lo ha detto chiaramente! Alleati insieme finalmente potremo distruggerti!"
L'Agnello lo guardò perplesso: "Veramente io non..."
"Falso! Falso!" Abbaiò un grosso cane saltando fuori da un cespuglio "L'Agnello ha detto che è contro la violenza, quindi contro i leoni! E' dalla parte di noi lup...cani, voglio dire!"
"Non prestategli ascolto" sibilò un serpente tra l'erba "sono tutte superstizioni..."
Il successivo arrivo di un elefante, un rinoceronte, due gorilla e alcuni corvi non fece che peggiorare la situazione. Gli animali presero ad azzuffarsi, schiacciando tutto all'intorno.
L'Agnello si allontanò, scuotendo la testa, chiedendosi "Ma a qualcuno di loro importa cosa ho detto veramente?"
E' una fiaba, soltanto una fiaba.
berlicche.splinder.com

Petizione "Io sto col Papa" qui
Altre fiabe qui

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Indulto

Molti di noi hanno partecipato ad una delle edizioni della 2GiorniSedicenni della CGZ Prealpi, dove noi educatori vi abbiamo - con molto dolore - raccontato la storia di una Suora trucidata da tre giovani sedicenti sataniste. Tanti di noi sulla lapide che ricorda il massacro di Suor Maria Laura Mainetti hanno pregato e versato qualche lacrima.

Notizia di oggi (fonte: La Provincia di Sondrio, ma l'ho sentita al tg3 regionale).

L'indulto libera due delle 3 killer della Suora.

Veronica è già in stato di libertà e Milena è in procinto di uscire dal centro di recupero.
Per buona pace di tutti i cattolici che hanno votato il mortadella.

C'era da sperare che la sinistra - storicamente sempre "più vicina" alle politiche sociali - prevedesse comunque una manovra di recupero o quantomeno di sorveglianza dei detenuti liberati dall'indulto. O quanto meno che non includesse nell'indulto gli imputati di reati finanziari, la maggior parte dei quali è agli arresti domiciliari o quantomeno non in gattabuia. Invece no. L'assenza completa di buonsenso (parlo di buonsenso... solo di buonsenso, non di chissà quali capacità) e la leggerezza con le quali è stata intrapresa questa azione... e la cretinaggine di un ministro che da perfetto idiota dice "dedico questa legge a Karol" mi lasciano sempre più allibito.

Grazie Romano. Grazie Clemente.

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Sconcertante

Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole.
2 Tim 4, 3-4
Benvenuti nel 2006.

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Via libera al partito pedofilo

Leggo su Avvenireonline. In Olanda è stato fondato un partito, l'Npdv («Partito per l'amore del prossimo, della libertà e della diversità»), che chiede la legalizzazione della prostituzione infantile e della pedopornografia.
Ovviamente il partito è molto piccolo (molto più piccolo dei "nostri" RnP, Udeur e UDC) ma essere legittimati da un tribunale significa avere la possibilità di comparire nei talk show (ve lo immaginate il bruno vespa olandese?) e quindi di iniziare battaglie di opinione... e chicco a chicco si fa il granaio...

E' il mondo che va alla rovescia o sono io che giro al contrario?

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Martirtio e società

Oggi è la festa di S. Fermo, domani (mio compleanno) sarà la festa di S. Lorenzo, entrambi martiri.
Cosa vuol dire martirio oggi?
Secondo me esistono due tipi di martirio.
Il primo è quello più amato dai media... perchè fa notizia, perchè piace vedere scorrere il sangue (e come direbbe il mio amico Alessio "nella nostra società ci piace vedere scorrere il sangue ma è tabù parlare della morte"); è il martirio che spesso va in televisione, come l'uccisione di don Andrea Santoro, o che la televisione rifiuta perchè in questo momento certe cose non si possono dire; ad esempio, in questo clima di "apertura" con la Cina, nessuno puù dire che 16 suore sono state picchiate a sangue a Xian (Asianews), oppure che in Indonesia vengono ingiustamente condannati a morte 3 cristiani, accusati di aver partecipato al massacro di 200 musulmani (Asianews). Ce ne sono tanti, di questi martiri (uno fra tutti Mons. Oscar Romero), e il numero non è intenzionato fermarsi.

Il secondo martirio è quello dei valori, e questo martirio lo subiamo tutti i giorni. Il relativismo che prende sempre più piede nella nostra società mette a dura prova i valori morali sui quali la società è basata, e sui quali la società vive. Il negare l'esistenza di un valore al di sopra di altri (ossia un valore assoluto, e quindi una verità) è il primo passo verso l'annullamento della coscienza, e quindi dell'uomo spirituale. Senza l'uomo spirituale, anche l'uomo razionale è condannato, perchè senza luce non si può cercare.
Allora, quanti di noi sono disposti non dico a dare la vita ma perlomeno cercare di andare controcorrente per testimoniare l'esistenza di valori morali imprescindibili, valori che stanno alla base di una società e che senza di quelli saremmo solo una massa di animali parlanti?

Concludo citando la parte conclusiva di un'omelia tenuta dal Cardinale di Bologna, mons. Carlo Caffarra, in occasione della solennità di S. Giorgio martire.
In un’epoca in cui si esalta come una conquista civile, il più radicale relativismo morale, il martire ci ricorda le parole sempre attuali del profeta: “Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro” (Is. 5,20). La vera sentinella che vigila sulla dignità di ogni uomo è la certezza che esistono norme morali intangibili.
- Nel fatto che il martire accetti di morire piuttosto che tradire la propria coscienza, risplende chiaramente la vera libertà dell’uomo: ed in se stessa e di fronte ai potenti di questo mondo. Colla sua testimonianza infatti, il martire testimonia che esistono confini altre i quali nessun potere di questo mondo può spingersi. In questo modo afferma che la vera libertà dell’uomo consiste nella sottomissione dell’uomo alla verità e che il vero pericolo che insidia la nostra democrazia è la sua alleanza col relativismo morale. “Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia” (Giovanni Paolo II, Centesimus annus 46).

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Lobbies e pedofilia

Tratto dal sito www.barby25.com
:. Splinder oscura un blog (il mio) dichiaratamente contro la pedoflilia

di b25©
22 Maggio 2006

IX volta che Splinder mi oscura il blog UrloKristiano
nonostante che io abbia dichiaratamente esposto, sul blog medesimo il seguente titolo: "CONTRO LA PEDOFILIA e ogni altra sorta di perversione". Si trovava alla direzione: kontropedofilia.splinder.com. A questo punto viene da chiedersi se Splinder sorregga il pensiero pedofilo (il gruppetto pervertito che mi "monitorizza" già lo fa). Ciò che non è andato giù aggli attivisti radicali e gay che imperversano su Splinder è un articolo che ho postato sul blog UrloKristiano (Nova versione), nemmeno scritto da me, della correlazione CERTA, CON DOCUMENTI E PROVE ALLA MANO, esistente tra Pedofilia e attivismo gay che potete leggere a questo link: Pedofilia e attivismo gay

Consideriamo che il tenore dei commenti all'articolo che ho pubblicato, sono stati sullo stesso piano del seguente, di un certo "bufuluto":

Anche la pedofilia, può essere forse patologica, ma associare la pedofilia ai molestatori di bambini è come associare l'eterosessualità agli stupratori di donne. Molestare bambini è reato, mentre essene attratti sessualmente (ma non praticare) non è nulla di illegale.


Capito? Si sta cercando di spodestare l'Etica e la Morale sostituendole a ciò che è umanamente "legale" oppure no. Ma siccome la legalità di un'azione la decidono i GOVERNI UMANI che sono IMPERFETTI e circuiti dal desiderio di potere sulle genti e dai soldi, ecco che col tempo si legalizzerà CIÒ CHE NON È NÉ ETICAMENTE NÉ MORALMENTE CORRETTO per poter facilitare dei meccanismi perversi di appagamento per quei gruppi ideologici arrivati al potere a seguito di vere e proprie MISTIFICAZIONI della realtà.
Ora si inizia col "far accettare" il pensiero pedofilo dato che non è "illegale". Dopo si procederà a far accettare alla società la conseguenza di tale pensiero che "per ora" è ancora reato.

La Verità non dipende dalla "legalità". Se la legalità non segue la Verità, non può essere Giusta, né Corretta.
Se la legalità non segue i principi etici e morali che la Logica della Verità insegna NON POTRÀ FARE IL VERO BENE DELL'UOMO ma solo soddisfare alcuni GRUPPI (oggi sempre più perversi) che cercano di concentrare su sé stessi dei veri e propri PRIVILEGI i quali, col tempo diventeranno veri e propri ABUSI DI POTERE sui più deboli, sugli indifesi e, più in là, su tutti i cittadini.

Ovviamente dopo tali commenti stile bufuluto (in corsivo) ho preferito (come sempre) bloccare i postatori e deve essere stata quest'altra mia scelta a far scattare ancora una volta le "lamentale" da parte dei soliti, e l'oscuramento da parte di Splinder. Ma se uno spazio "pubblico" come Splinder oscura un blog dichiaratamente contro la pedofilia E LE PERVERSIONI, lasciando invece coloro che le perversioni le sorreggono senza ormai alcun ritegno, mi domando IN CHE MONDO STIAMO VIVENDO. Siamo già in una dittatura? COM'È POSSIBILE CHE SI OSCURA UN BLOG CONTRO LA PEDOFILIA (pedofilia che è sempre stata e sempre sarà relazionata all'attivismo gay) e si lascia liberi di PROFANARE IL RAGIONAMENTO, tra l'altro VERSO I BAMBINI, a quei blog che sorreggono la pedofilia e le perversioni come di fatto ha dimostrato di fare bufuluto?

Chi sta dietro questi gruppetti da essere così "potente" da far oscurare un blog CONTRO LA PEDOFILIA, su Splinder? Che MAFIA c'è in mezzo? Psicologi? Politici? Sindacalisti? Avvocati di sinistra? O semplicemente Hackar di cui Splinder ha paura vengano fuori ritorsioni? È questa la Libertà di pensiero e di PAROLA (o meglio ancora di INFORMAZIONE) esistente in Italia? È UNA VERGOGNA! Ci rendiamo conto che Splinder è in mano a questa gentaglia?

Ma qui stiamo IMPAZZENDO VERAMENTE! In nome di un'ideologia sballata e MAFIOSA, oltre che pervertita, si continua a propagandare tutto ciò che è altamente IMMORALE, ANTIETICO, solo perché "legale" e perché serve alla "causa comunista"? Questo è il primo passo per LEGALIZZARE LA PEDOFILIA. Dapprima renderla "moralmente accettabile" come ha fatto "bufuluto" il postatore pervertito, per poi LEGALIZZARE LA PEDOFILIA così com'è successo in Olanda.

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