ArganteBlog

Blog di varie ed eventuali a cura di Argante Solfo


Mah

Non voglio assolutamente entrare nel merito della questione, non ho seguito la vicenda e non mi sento in diritto di valutare ne giudicare alcunchè.
E' la frase in se, che mi ha dato fastidio. Questa:
"Il partito è piùavanti dei suoi rappresentanti".

Cos'è il partito? una nuova entità viva, in grado di pensare autonomamente? Come fa a essere autonomo rispetto ai suoi rappresentanti? E' una nuova divinità/entità filosofica, che sta oltre a chi - in terra - ne predica il pensiero filosofico? Ma come, l'ateo Veltroni crede a una vita ultraterrena del dio-partito?
Bando alle battute (che, ripeto, non vogliono entrare nel merito della polemica ma solo far sorridere un po'), onorevole Veltroni, sia più preciso:
"Il partito come l'ho pensato io è più avanti dei suoi rappresentanti"

Forse intendeva dire questo?

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Giorgio Salina denuncia “cedimento alla deriva relativista”

di Antonio Gaspari

ROMA, venerdì, 16 maggio 2008 (ZENIT.org).- La Corte Europea con sentenza del 21 febbraio scorso ha condannato la Grecia per aver costretto l'avvocato Arret Alexandridis a manifestare i propri convincimenti religiosi in occasione della prestazione del giuramento previsto per l'inizio della sua attività forense (la formula del giuramento, infatti, era predisposta in modo tale da far supporre che il giurante fosse di fede cristiano-ortodossa).

La sentenza rende palese la violazione del diritto di libertà religiosa da parte delle varie confessioni religiose a cominciare dai preti della Chiesa cattolica che, durante il periodo pasquale, si presentano alle case per benedirle.

Sulla base di questa sentenza dal Ministero dell'Interno dovrebbero essere inoltrate diffide alla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) affinché si astengano dall’esercitare simili pratiche, con minaccia di azioni legali per il ristoro del danno derivante dalla lesione del diritto di libertà religiosa (la CEDU ha liquidato 2.000 euro, nel caso di specie).

Contrariamente, c'è il rischio che ogni cittadino possa sporgere denuncia penale contro qualsiasi prete della Chiesa cattolica che si presentasse alla porta.

Intervistato da ZENIT, Giorgio Salina, Presidente dell’Association pour la Fondation Europa (AFE) ha commentato che “questa sentenza, così come il recente pronunciamento del Consiglio d’Europa sul diritto all’aborto sicuro e gratuito confermano un progressivo cedimento alla deriva relativista e un subdolo tentativo di legiferare attraverso la Magistratura, eludendo i limiti di competenza di ciascun organismo”.

Secondo il Presidente di AFE “non vi è dubbio che la convergenza di Deputati europei appartenenti a diversi gruppi politici, gli intergruppi Gay e Lesbiche e analoghe Organizzazioni europee, potenti lobby come Catholics for the free choice, determinano una forte pressione relativista nelle varie Istituzioni”.

A questo proposito Salina ha raccontato che in un Convegno organizzato da queste realtà presso il Parlamento europeo, l’on. Miguel Angel Martínez Martínez, del Partido Socialista Obrero Español, in uno degli interventi conclusivi ha confessato: “Diciamolo chiaro, noi siamo relativisti. La verità non la possiede nessuno; la verità non esiste, esistono opinioni diverse, tutte legittime, tutte da rispettare”.

Lo stesso onorevole spagnolo ha accusato le Chiese strutturate gerarchicamente, come quella cattolica, di “praticare la dittatura culturale”.

Per dare un'idea del clima di intolleranza contro la Chiesa cattolica e quella ortodossa in particolare, il Presidente di AFE ha raccontato che recentemente a Bruxelles è stato adottato un regolamento per l’azione dei lobbisti presso le Istituzioni europee, Parlamento e Commissione.

Poiché un emendamento definiva le chiese delle lobby, in sede di votazione i Verdi hanno presentato un emendamento orale che definiva lobbisti non le “chiese” ma i “religiosi”; quando l’emendamento è stato dichiarato non ammissibile, l’on. Monica Frassoni, co-presidentessa del Gruppo Verde, ha urlato al microfono: “Ecco la prova che le lobby funzionano!”.

“Comunque – ha precisato Salina – questa sentenza, almeno parzialmente, come altre di altre Corti di giustizia, e come alcune risoluzioni in materie per le quali il Parlamento europeo non ha competenza, quale il diritto di famiglia, non sono vincolanti per gli Stati, e potrebbero essere ignorate”.

“Anche se – ha continuato – le varie Corti internazionali, incluse alcune Corti costituzionali nazionali, assumono le reciproche sentenze e le risoluzioni del PE quali 'fonti del diritto', accumulando giurisprudenza. Si tratta di un metodo surrettizio di legiferare attraverso la Magistratura aggirando le competenze riconosciute alle varie Istituzioni! E questo è un fatto veramente grave”.

Come noto, il Trattato di Lisbona che regola il funzionamento delle Istituzioni comunitarie recepisce la Carta dei diritti fondamentali rendendola vincolante.

Per dare un segnale chiaro a questa “deriva relativista, antidemocratica e prevaricatoria”, Salina ha proposto che i Paesi che ancora devono ratificare il Trattato di Lisbona, come l’Italia, “escludano l’accettazione della Carta dei diritti fondamentali, rifiutandone la prevalenza sulla propria legislazione, e la prevalenza di tutte le artificiose sentenze ad essa collegate, come hanno fatto già in sede di sottoscrizione del Trattato, Inghilterra e Polonia”.

“Credo sia necessario un segnale forte per dare un avvertimento chiaro”, ha sottolineato il Presidente di AFE.

“Non vorrei – ha concluso Salina – che l’Agenzia europea per i diritti umani, con sede a Vienna, che opererà in collegamento con il Consiglio d’Europa vada a promuovere diritti degli omosessuali, quali il matrimonio, l’adozione, ecc., e ad annullare il diritto all’obiezione di coscienza quando confligge con il diritto della donna all’aborto, e così via”.

“I primi segnali lo confermano – ha detto –. Forse è necessario, e non solo per i cattolici, dare un chiaro segnale di 'stop'”.

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Università "La Scemenza" di Roma

Riassunto di quello che scrivo sotto in modo più prolisso.
Inizio del riassunto.
BXVI viene respinto dalla Sapienza perchè gli contestano una frase che non è sua. Dunque 67 fisici non sanno leggere. E allora perchè Al Tanawi (il papa sunnita, che difende a tutto spiano i kamikaze) sì e BXVI no? L'orologio gira indietro, siamo tornati ai tempi di nerone.
Fine del riassunto.

Antefatto:
  • Era stato il rettore a volere la presenza di Benedetto XVI.
  • Nei piani originari sarebbe dovuta toccare al Santo Padre la lectio magistralis.
  • Poi però pareva di dare troppo onore a un Ratzinger qualunque. E il rettore ha ripiegato, cedendo alle pressioni, mettendolo al terzo o quarto posto tra i relatori, preceduto da quel fenomeno di laureato della Scuola Normale di Pisa, Fabio Mussi, oggi ministro della Ricerca, e dal sindaco Walter Veltroni.
  • Il Papa non ha fatto una piega, ha detto va bene. Era abituato a dibattere con gente tipo Habermas, è stato professore nelle massime università tedesche, da Monaco a Tubinga, ma si accontentava anche di mettersi in coda al noto perito della scuola cinematografica Veltroni.
L'ignoranza dei 67 caproni, e qualche politico:
  • Su repubblica si legge: «Le accuse anti-scienza che il Papa ha lanciato da cardinale le ha ribadite anche nell'ultima enciclica. Lui è convinto che, quando la verità scientifica entra in contrasto con quella rivelata, la prima deve fermarsi. In una comunità scientifica ciò non può essere accettato». È evidente la panzana. Questo Papa non fa altro che domandare di «allargare la ragione» (Regensburg, 14 settembre 2006). Pone la questione dell'uso della scienza non della necessità della scienza.
  • La frase che contestano i 67 caproni: «La Chiesa all'epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione». Questa frase non è di BXVI ma di Feyerabend, studioso che prendeva di mira il metodo galileiano perché non riconosceva alla rivoluzione scientifica un valore oggettivo. Era convinto che si fosse imposta non per la sua razionalità, ma per via delle «macchinazioni propagandistiche di Galileo». A suo dire, Galileo non si basa su evidenze empiriche, ma «inventa un'esperienza che contiene ingredienti metafisici».
  • Dunque i 67 caproni non sono capaci nemmeno di leggere! Hanno copiato senza leggere il discorso integrale, dove l'allora cardinale spiegava come anche Ernst Block e tanti altri filosofi stessero rivalutando l'attitudine della Chiesa verso la scienza. L'esatto contrario di quanto sostenuto dai 67 piuttosto somari.
Conclusioni:
  • I fisici della Sapienza non sanno leggere ma solo copiare da Wikipedia.
  • La frase incriminata è ovviamente solo il pretesto
  • L'ex presidente Ciampi dice: «Galileo e l'autonomia e la sovranità dello Stato c'entrano poco o niente. Sono solo dei pretesti, e lo affermo da laico che, culturalmente e politicamente, si è formato su una posizione, diciamo così, cavouriana».
  • Sempre Ciampi: «Come si fa a proclamare l'ostracismo verso un'autorità morale e scientifica del rilievo di Benedetto XVI, che non ha certo bisogno di utilizzare un'aula magna come pulpito di propaganda religiosa? E, bon ton e buonsenso a parte, come si fa a intimargli di non venire dopo che nello stesso ateneo erano già stati accolti Paolo VI e Giovanni Paolo II e, mi sembra di ricordare, anche il rabbino Toaff? L'università non dovrebbe essere, quasi per definizione, il luogo del libero confronto, etico e civile?».
  • C'è una specie di cristofobia dominante in certi ambiti intellettuali italiani: un odio quasi neroniano, che si trasforma in amore sollecito e pastorale verso gli islamici purché siano estremisti:
    • L'Università La Sapienza di Roma ha siglato il 15 giugno del 2006 un accordo per la creazione di un Comitato accademico italo-egiziano di «studi comparati per il progresso delle scienze umane nel Mediterraneo» (Oscum),
    • tra la celebre università islamica di Al Azhar, considerata una sorta di Vaticano sunnita, e un cartello di cinque università italiane tra cui primeggia appunto La Sapienza di Roma.
    • L'accordo è stato firmato alla presenza dello sheikh di Al Azhar, Mohamed Sayed Tantawi, ritenuto la massima autorità teologica dell'islam sunnita.
    • Tantawi è uno che ha scritto fatwe per giustificare i kamikaze palestinesi, per santificare la condanna a morte di islamici che si convertano al cristianesimo e lo dicano ad alta voce.
    • Ma per i professori della Sapienza di Roma va bene così, nessun appello avverso.
    • Al Tantawi sì, Ratzinger no.
  • Se ci fosse un criterio serio per la selezione dei docenti, questa gente dovrebbe essere sospesa dall'insegnamento.
Ah. In aggiunta, ho deciso per questo post di essere tollerante secondo i canoni dell'Università la Scemenza. Per cui ho disabilitato i commenti.

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Androids - the sequel

Grazie Sabri per la segnalazione.
Guido Scorza dal suo blog suggerisce al Sig. Google una scappatoia legale che permetterebbe anche agli italiani di partecipare. Non mi dilungo sui dettagli ma la sostanza è questa:
  • Google indice un concorso a premi.
  • La normativa italiana sui concorsi a premi è indecente, e il Sig. Larry Page - il sig. Google - decide di escludere i programmatori del belpaese.
  • Dai programmatori verde-bianco-rossi arriva il suggerimento: "Larry, se consideri il premio come un corrispettivo di prestazione d'opera, o come un riconoscimento del merito personale o a titolo d'incoraggiamento nell'interesse della collettività, la stessa legge italiana che prima ti voltava le spalle ora si gira e ti da un bacino sulla fronte".
Il giudice che prima lancia il sasso, poi nasconde la mano.
Al di la dell'episodio Google, perchè i nostri politici non pensano a dare una bella sforbiciata oltre che al numero dei ministri anche a un sistema legislativo vecchio e tenuto in piedi dalle miriadi di cavilli che legano ogni codicillo all'altro?

Esempio: la legge 62/01 estende al mondo di internet le norme che riguardano l'editoria su carta stampata. Tali norme sono scritte nella legge 416 del 1981, e a sua volta rimandano alla legge 47 del 1948. Ma se nel '48 si usavano ancora i segnali di fumo, e nell'1981 i computer erano ancora degli ammassi (seppur gloriosi) di ferraglia, come vuoi pretendere di applicare all'odierno web 2.0 leggi scritte per l'editoria delle macchine Linotype?

Ma non basta. Questo accadeva nel 2001. Gentiloni cerca di metterci una pezza, ma vedremo come andrà a finire.

Una delle porcate più solenni (a mio modesto parere) è la legislazione sul diritto d'autore. Attualmente i contenuti che girano su internet, di qualsiasi tipo, devono rispondere a norme scritte nel 1941. Pare che per stendere tale legge avessero chiesto il parere ai fratelli Lumiére.
E' ovvio che queste norme sono assolutamente anacronistiche rispetto alle esigenze odierne!
Non si può andare avanti ad adattamenti, estensioni, emendamenti, eccezioni...

Bah... forse sono io che sono troppo utopico. o, più semplicemente, non capisco nulla di giurisprudenza.

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Italiano? No, grazie.

(Link all'articolo originale)

E' semplicemente assurdo. Gli sviluppatori di software italiani non possono partecipare al concorso indetto da Google per premiare i migliori programmi destinati alla sua nuova piattaforma "Android" (Futuro open source dei telefonini).
The Android Developer Challenge is open to individuals, teams of individuals, and business entities. While we seek to make the Challenge open worldwide, we cannot open the Challenge to residents of Cuba, Iran, Syria, North Korea, Sudan, and Myanmar (Burma) because of U.S. laws. In addition, the Challenge is not open to residents of Italy or Quebec because of local restrictions.

Si parla di "restrizioni locali". Quali? semplice: le minchiate burocratiche italiane. Esempio? Secondo la normativa italiana sui concorsi a premi, Google dovrebbe versare una "cauzione" al Ministero pari al valore dei premi promessi. Roba da pazzi... cauzione? Se c'è qualche giurista che può spigarmi questa norma (o altre norme assurde) alzi la mano!
Ne ha parlato pure il corriere.

Propongo un nuovo proverbio: Piove? Google? Governo ladro!

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I costi della politica

(Link all'articolo originale)

Il palazzo presieduto da Fausto Bertinotti era costato nel 2006, quando i primi mesi erano stati gestiti dalla destra, 981.020.000 euro: quest'anno, alla faccia di quanti sostenevano che tutta la colpa fosse della maggioranza berlusconiana che aveva lasciato una «macchina » spendacciona, ne costerà 1.011.505.000. Con un aumento del 3,11 per cento: il doppio dell'inflazione. Nel 2008, stando alle previsioni del bilancio triennale, queste spese che già hanno sfondato (prima volta) la quota-choc di un miliardo di euro, cresceranno ancora. Fino a 1.032.670.000. Per impennarsi ulteriormente nel 2009 fino alla cifra sbalorditiva di 1.073.755.000. Sintesi finale: in soli tre anni i costi di Montecitorio, dopo tutto il diluvio di belle parole spese per arginare l'irritazione popolare, saranno aumentati del 9,2%. Con un aggravio sulle pubbliche casse di 92 milioni di euro in più rispetto al 2006.

Ricordate cosa avevano assicurato, per arginare la mareggiata di contestazioni, a proposito dello stipendio dei deputati? Che l'indennità, che stando alla politica degli annunci è già stata tagliata un mucchio di volte, sarebbe calata. Falso: costerà il 2,77 per cento in più: un punto abbondante oltre l'inflazione. E i vitalizi? Il 2,93 per cento in più. Per non dire delle retribuzioni del personale. Avete presente la denuncia dell'Espresso sulle buste paga dei dipendenti delle Camere? La scandalosa scoperta che un barbiere del Senato può arrivare a 133 mila euro lordi l'anno e cioè 36 mila euro più del Lord Chamberlain della monarchia inglese? Che un ragioniere della Camera può arrivare a 238 mila, cioè circa ventimila euro più dell'appannaggio del presidente della Repubblica? Bene: stando al bilancio di Montecitorio, il monte-paghe del personale costerà nell'anno in corso il 3,73 per cento in più.
Oltre il doppio dell'inflazione.

E i costi dei gruppi parlamentari? La regola sarebbe chiara: si può dar vita a un gruppo parlamentare se si hanno almeno 20 deputati. Su questa base, all'inizio della legislatura avrebbero dovuto essere otto. Ma grazie alle deleghe concesse dal subcomandante Fausto sono saliti via via a quattordici. Con una moltiplicazione delle sedi (che ha costretto a prendere in affitto nuovi uffici nonostante i deputati potessero già contare su spazi procapite per 323 metri quadri), delle segreterie (più 12,3% sul 2006), delle spese varie. Al punto che i contributi ai gruppi, che nel 2005 erano pari a 28 milioni 700 mila euro e nel 2006 erano già saliti a quasi 33, sono cresciuti ancora fino a 34.300.000 euro. Cioè quasi 14 in più rispetto a sette anni fa. Il che vuol dire che nel quinquennio berlusconiano e in questa successiva stagione unionista, il peso di questi gruppi sulle pubbliche casse è cresciuto del 67,4 per cento.

È «antipolitico» chiedere come mai non vengono neppure ipotizzati l'abolizione delle province o l'accorpamento dei piccoli comuni? Che tutte le amministrazioni pubbliche siano obbligate a fare bilanci trasparenti dove «acquisto carta da fax» si chiami «acquisto carta da fax» e «noleggio aerei privati» si chiami «noleggio aerei privati» così da spazzare via tanti bilanci fatti così proprio per essere illeggibili? Che anche il Quirinale metta in Internet il dettaglio delle proprie spese come Buckingham Palace? Che venga rimossa quella specie di «scala mobile» dell'indennità dei parlamentari ipocritamente legata a quella dei magistrati due decenni abbondanti dopo l'abolizione del meccanismo per tutti gli altri italiani? Insomma: viva le istituzioni, viva il Parlamento, viva i partiti. Però diversi: diversi. E soprattutto: è antipolitico chiedere che certi politici italiani la smettano di essere così presuntuosi da pretendere di identificarsi automaticamente con la Democrazia?

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A chi sta a cuore l'università

Con un ritardo mostruoso è uscito il bando PRIN (Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale), cioè il fondo di ricerca più importante per le università. Il ritardo mostruoso sta portando problemi gravissimi a tutti quelli che in università vivono e fanno ricerca, ma tutto tace, di proteste neanche l'ombra, perchè al ministero c'è il compagno Mussi. Se a ritardare l'uscita del bando fosse stata la Moratti, la poveretta avrebbe fatto la fine di Claretta Petacci, o giù di lì.

Vi invito a firmare l'appello di protesta per il ritardo sui fondi. Basta andare sul sito di Universitas University, leggere, firmare e fare girare:
http://www.universitas-university.org/

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Di Pietro: tagliamo i ministri!

DI PIETRO: «TAGLIARE I MINISTRI» - Punta sulla sobrietà e sull'abbattimento dei costi della politica anche la proposta di Antonio Di Pietro. «Dopo la finanziara - afferma il ministro delle Infrastrutture - c'è bisogno di tagliare il numero di ministri e sottosegretari». Di Pietro aggiunge di essere pronto a rimettere il suo mandato per accorpare le Infrastrutture con i Trasporti evitando duplicazioni di funzioni.

Ma dai? Ha scoperto l'acqua calda?! Però, non credevo che riuscisse ad arrivarci... c'è voluto tanto ma ci è arrivato! Bravo, Di Pietro, fai funzionare le tue piccole cellule grigie! (Per dirla alla Hercules Poirot)

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Eutanasia

Lunedì sera è morto Giovanni Nuvoli, l'ex agente di commercio malato di sclerosi laterale amiotrofica che aveva chiesto di rinunciare alle macchine che lo tenevano in vita. E' stato progressivamente sedato per non patire le sofferenze di chi muore di fame e di sete. Nello stesso giorno il dottor Mario Riccio, l'anestesista che aveva spento il respiratore di Piergiorgio Welby, è stato prosciolto dall'accusa di omicidio. La sentenza è stata un "non luogo a procedere perchè il fatto non costituisce reato".
Questo dimostra, cari radicali, che in Italia non c'è il vuoto legislativo sull'eutanasia come voi evidenziate. Quindi finitela di rompere le balle. Le leggi che già esistono sono sufficienti per chi decide di rifiutare trattamenti e/o cure anche salvavita. Non c'è necessità di nuove leggi come il testamento biologico e/o regolamentazione della "dolce morte".

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Armi di distrazione di massa

La crociata della Giunta di Centro-Sinistra continua: dopo il grosso finanziamento al "Party cittadino dello Sballo", l'attacco alla Cattedrale di San Pietro, il finanziamento alla Mostra su "La Madonna piange sperma" e ad una mostra su "I dieci comandamenti lesbo", ecco un'altro un altro tassello del mosaico anti cristiano progettato dal capoluogo di una Regione guidata dall'Unione.

Il Comune permuta di 52.000 mq contro 6.000 mq a favore dell'islam. Obiettivo? Accrescere la diffusione dell'islam per mettere in difficoltà un cardinale che non tace. Ma la Curia non si fa intimidiare... e parla!

LA MOSCHEA

Tra uscite estemporanee di titoli di giornali e il lavorio ordinario della giunta comunale sta procedendo il progetto che prevede la permuta di terreni tra il Comune di Bologna e l'«Ente di Gestione dei Beni Islamici in Italia» per la permuta di un terreno di complessivi 6857 mq di proprietà dell'«Ente di Gestione dei Beni Islamici in Italia» con un altro terreno di complessivi 52000 mq e una superficie edificabile netta di circa 6000mq per la costruzione di «sale polifunzionali, spazi per la preghiera di uomini e donne, spazi ricreativi, scuola, spazi per ospiti, spazi accessori e di servizio (hall, magazzini, disimpegni, uffici, ecc.)».

Sono ben lungi dal volere negare ai musulmani i fondamentali diritti che nel nostro ordinamento devono essere garantiti a tutti: sia la libertà di aggregazione che la libertà di culto. Anzi, penso proprio che le singole amministrazioni locali che hanno messo a disposizione dei musulmani residenti che ne hanno fatto richiesta spazi adeguati acché potessero esercitare il proprio diritto di aggregazione e di culto, si sono già mosse da tempo verso un vero servizio ai musulmani residenti, trattandoli non solo come immigrati-lavorator i (visto che la loro maggioranza è ancora di immigrati), ma come cittadini.

Alcune domande e perplessità in questa vicenda tuttavia sorgono.

1. Quale vantaggio avrà il Comune da questa permuta e quale vantaggio avrà la cittadinanza bolognese che non è stata interpellata nemmeno a livello locale, ma si è vista «calare dall'alto» il progetto?

2. Ci sono le premesse e sono stati fatti degli sforzi per l'integrazione dell'erigendo centro con il territorio e la città?

3. L'interlocutore del Comune apparentemente è il Centro di Cultura islamica di Bologna, ma effettivamente è l'UCOII (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia) alla quale anche il Centro di Cultura islamica di Bologna aderisce. Tutti sanno le difficoltà che più volte hanno posto i rappresentanti dell'UCOII nella consulta islamica voluta dal ministero degli interni. Agirà l'UCOII nell'interesse dei musulmani bolognesi? Agirà nel rispetto e nella promozione dei valori espressi nella carta della convivenza maturata negli anni scorsi a Bologna?

4. Suscita perplessità il fatto che il Comune di Bologna abbia come unico interlocutore questa associazione, il «Centro di cultura islamica», quasi che quest'associazione rappresenti i musulmani bolognesi e sia in grado di interloquire con loro. Forse anche ci si auspica che l'erigendo centro diventi un «polo» dell'Emilia- Romagna e del nord-Italia, vista la complessità e la grandiosità del progetto. Sarà il Centro di cultura islamica il luogo nel quale, oltre a celebrare le feste annuali, tutti i musulmani di Bologna e della regione potranno trovare assistenza, dagli aiuti alimentari e di vestiario all'assistenza medica e sanitaria a quella legale, compiti finora svolti dalla Caritas e da altre istituzioni? Assisteranno anche i non-musulmani?

5. Manca ancora un'intesa tra lo Stato italiano e le organizzazioni islamiche in Italia, come si sa proprio per il problema della rappresentanza, non per problemi da parte dello Stato. In quale quadro giuridico si inserisce l'intesa tra il comune di Bologna e il centro di cultura islamica? Nell'intesa è previsto un «comitato di garanzia» che ha il ruolo precipuo di verificare le attività del centro: nel caso le modalità di esecuzione delle attività del centro diventassero non conformi con quanto stabilito nell'intesa o confliggessero con gli interessi del bene comune, quali spazi di manovra sono affidati a questo comitato di garanzia?

6. Ricordo ancora l'espressione «giù le mani dai nostri figli» della dottoressa Souad Sbai presidentessa dell'associazione donne marocchine in Italia e membro della consulta islamica in Italia rivolte ad Ali Abu Swhaima del centro islamico di Milano e della Lombardia in una trasmissione serale di «Porta a porta» riguardo alla vicenda della scuola di via Quaranta a Milano. Visto che nel documento di permuta si parla di «scuola» ci si chiede: che intenzionalità c'è? Nel caso si giunga alla costruzione di una scuola privata, si è davvero convinti che i giovani che studiassero in una scuola islamica arrivando al diploma come se avessero frequentato la scuola in un paese arabo (caso di via Quaranta a Milano), siano pronti ad inserirsi nel mondo del lavoro italiano e bolognese?

7. Anni fa, quando la regione Emilia-Romagna stanziò dei fondi pubblici per i centri culturali islamici, dissi ad un immigrato che, se i centri svolgevano attività di integrazione come con corsi di italiano per gli uomini e per le donne era giusto che percepissero questi fondi pubblici, ma se svolgevano attività religiosa non era giusto che li percepissero. Mi sembra che proprio su questo problema, sulla distinzione tra le attività culturali e quelle religiose, ci siano perplessità che dovranno essere scemate dai fatti.

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Omofobia

Il Parlamento Europeo ha approvato a grande maggioranza (325 voti favorevoli, 124 contrari e 150 astensioni) una risoluzione sull' omofobia in Europa , che 'ribadisce il suo invito a tutti gli Stati membri a proporre leggi che superino le discriminazioni sofferte da coppie dello stesso sesso'.
Nella proposta di risoluzione presentata dal gruppo GUE/NGL (sinistra unitaria europea, sinistra verde nordica), firmata dagli italiani Monica Frassoni (Verdi), Giusto Catania e Vittorio Agnoletto (Rifondazione Comunista) c'era un attacco esplicito a Mons. Bagnasco, il Presidente della CEI, reo di aver "comparato un progetto di legge che conferisce una serie limitata di diritti alle coppie omosessuali a una licenza a commettere atti di incesto e di pedofilia" (ricordo a tutti che non è vero, Bagnasco non ha mai detto questo), e al Vescovo di Namur, che "il 4 aprile di quest'anno, ha qualificato di "anormale" l'omosessualità, dichiarando che essa "costituisce una tappa di imperfetto sviluppo della sessualità umana" ".
Il testo è qua, la citazione è al punto R:
http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=MOTION&reference=B6-2007-0171&language=IT

Leggetela tutta, questa proposta. E' essenzialmente un lungo attacco alla Polonia, con molte citazioni di frasi e dichiarazioni di politici. Chiaramente, i cuor di leone che hanno proposto la mozione quando parlano di discriminazioni da parte dei "capofila religiosi in tutta Europa" non fanno mai esempi di imam, tanto per dirne una. Eppure sappiamo che gli omosessuali nelle comunità islamiche non se la passano troppo bene.
Intanto all'ONU si sono rifiutati di approvare un documento che condannava la lapidazione degli omosessuali in Nigeria,
http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=8&sez=120&id=20005
machissenefrega. Avete visto qualcuno stracciarsi le vesti? Strapparsi i capelli? Qualche protesta a bassa voce? Macchè. Meglio prendersela con Bagnasco .
Nel testo finale della risoluzione il riferimento a Bagnasco non c'è più.. E' rimasto invece il punto 7, dietro al quale, come scrive oggi (26 aprile) Il Foglio in prima pagina, c'è " un attacco al Vaticano e alla sua libertà di espressione ". Con il punto 7 infatti il Parlamento europeo "condanna i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali, in quanto alimentano l'odio e la violenza, anche se ritirati in un secondo tempo, e chiede alle gerarchie delle rispettive organizzazioni di condannarli" .
http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=MOTION&reference=P6-RC-2007-0167&language=IT
Cioè adesso le gerarchie dovrebbero condannare Bagnasco, visto che secondo alcuni lui ha pronunciato frasi discriminatorie? E sul magistero della Chiesa, come la mettiamo?
Per esempio: la "Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali", che si fa, si condanna? Se si chiedesse al Parlamento Europeo, chissà. Certo, ci sarebbe un problema in più: l'ha firmata il Card. Ratzinger, all'epoca. E quali gerarchie lo dovrebbero condannare?
http://www.alleanzacattolica.org/temi/bioetica/cdf_omosessualita.htm

Ma io pongo un quesito. Oggi leggiamo sul Corriere on line che in alcune scuole della Gran Bretagna non si parla di olocausto e crociate per paura di offendere gli studenti musulmani:
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/04_Aprile/26/olocausto_crociate_scuola.shtml

E che faremo se alcuni musulmani europei si dovessero sentire offesi a sentire parlare di omofobia? Se si venisse a sapere di omosessuali lapidati in paesi islamici, ci sarebbero manifestazioni di protesta in Europa? E se ci fossero, e se i musulmani si offendessero, che succederebbe? Che direbbero allora Agnoletto, Frassoni e Catania? Prima o poi questo accadrà, specie nei paesi più politically correct, come ad esempio la Gran Bretagna. E vedremo come andrà a finire.
Intanto in Turchia si sono svolti i funerali dei tre cristiani sgozzati a Malatya. Poca gente, una chiesa si tira indietro, una famiglia ottiene il rito islamico. Ce ne parla Il Foglio:
http://www.mascellaro.it/web/index.php?page=articolo&CodAmb=0&CodArt=12483

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Turchia: Non è stato un caso isolato

Abbiamo saputo tutti che in turchia, a Malatya (città natale di Ali Agca, attentatore di Giovanni Paolo II) tre persone sono state sgozzate perchè la casa editrice in cui lavoravano (Zirve) pubblicava testi cristiani e soprattutto era specializzata nella stampa di Bibbie e Vangeli. (fonte: AsiaNews).
La situazione è molto più preoccupante di quanto si possa immaginare perchè questa esecuzione non è da considerarsi un caso isolato.
Per cominciare qualche mese fa (il 19 giugno) fu assassinato il giornalista armeno (ricordate? la strage degli armeni che il governo turco ancora fa fatica ad ammettere?)
Hrant Dink, nativo proprio di Malatya, che si batteva per il riconoscimento dei diritti umani delle minoranze religiose e politiche in Turchia. Dink è stato numerose volte nell'occhio del ciclone del governo Turco in quanto fu uno dei primi a dare il titolo di genocidio alla strage degli armeni del 1915.

L'episodio della casa editrice Zirve non deve passare per l'ennesima volta come il gesto di cinque fanatici fuori di testa che hanno compiuto questa ferocità per amore di Allah. Un pastore protestante che vive in Turchia in una lettera consegnata ad AsiaNews (che consiglio di leggere qui) esprime tutto il suo rammarico (se così si può definire) per una enorme presa in giro che il governo Turco perpetua dai tempi della fondazione della Repubblica Ataturk.
Ora qui in Turchia nuovamente tutti gridano allo scandalo per questo incubo di odio religioso che continua, ma nessuno ha il coraggio di prendere realmente posizione, di condannare non solo questo odio religioso, ma anche tutti quei mass media che con una subdola, e neppure celata, propaganda continuano ad imbottire in cervello della gente convincendo la gente che i cattivi siamo noi, che vogliamo cancellare la loro identità, cambiare il loro credo, strapparli dalla loro fede nel Dio di Maometto. Ma non è forse il contrario? Guardiamo i numeri, guardiamo le proporzioni: ci dicono che dai tempi di Ataturk è proibito costruire nuovi luoghi di culto e per questo non siamo autorizzati ad aprire nuove chiese se non dove c’è una presenza di cristiani (stranieri!), ma le moschee crescono come funghi in tutta la Turchia. Ci dicono che, sempre per una legge di Ataturk, non si possono avere corsi di formazione cristiana, seminari e quindi, a quanto pare – visto quello che è successo ieri – strumenti didattici per istruire e formare i nostri cristiani. Ma perché tutti tacciono sui corsi di Corano che vengono istituiti tutte le estati nelle scuole pubbliche per bambini e bambine?
Turchia laica? Ma dove? sui cartelli stradali, forse...
Giusto per non infierire: nel Kashmir il 14 aprile un cristiano è stato decapitato e la sua testa depositata in una scatola di polietilene all'ingresso di una moschea. (AsiaNews)

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Necrologio per Stalin: 'Torna che ti perdoniamo'

Leggendo un'ansa non so se ridere o rimanere inebetito per l'ignoranza che domina, regna sovrana e continua a trovare adepti alla sua dottrina. La notizia era la seguente:
NECROLOGIO PER STALIN: 'TORNA CHE TI PERDONIAMO'
UDINE - "Torna ke ti perdonin" (Torna che ti perdoniamo): così un anonimo udinese, sul Messaggero Veneto, ha voluto ricordare il 54/mo anniversario della morte di Iosip Vissarionovic Dijugashvili, meglio conosciuto come Stalin.
Il dittatore sovietico, infatti, morì il 5 marzo 1953, all' età di 74 anni. Nel necrologio l' anonimo estimatore del 'padre di tutte le Russie' ha ricordato la data di nascita del dittatore, il 1879, e una delle tanti definizioni di Stalin, 'Sol-Invictus'. Poi la scritta, con la grafia slang dei giovani o quella che viene usata per i messaggi Sms, "Torna ke ti perdonin".
Siccome il messaggio ha un-certo-non-so-che di grottesco, di squilibrato, ho recuperato subito alcuni stralci dal libro Arcipelago Gulag, di Aleksandr Solzenicyn. Nel capitolo X l'autore riporta una serie di casi tragicomici per cui si veniva arrestati secondo l' "articolo 58" (quello per cui qualsiasi minuscola cosa è sufficiente per dare dieci anni di carcere ai "controrivoluzionari").
Un sarto, per non perdere un ago, lo puntò nel giornale appeso al muro, combinazione proprio nell'occhio di Kaganovic'. Un cliente lo vide: art. 58, dieci anni (terrorismo).
Una commessa, accettando la merce dallo spedizioniere, la segnava su un foglio di giornale non avendo altra carta. Il numero dei pezzi di sapone capita sulla fronte del compagno Stalin. Art. 58, dieci anni.
Il trattorista della stazione trattori di Znamensk fodera una scarpa consunta con un volantino sulle elezioni al Soviet supremo, la donna delle pulizie ne scopre la mancanza (era responsabile per quei volantini) e lo trova. ACR, agitazione controrivoluzionaria, dieci anni.
Il direttore di un circolo rurale va con un suo guardiano a comprare un busto del compagno Stalin. Lo compra. Il busto è grande, pesa. Bisognerebbe metterlo su una "barella", portarla in due, ma la sua posizione di direttore non glielo permette: "Ce la farai tu, in qualche modo". E se ne va avanti. Il vecchio guardiano per parecchio tempo non ci riesce. Prova a prendere il busto sotto il braccio, e' troppo grande. Prova a portarlo davanti a sè, gli spezza la schiena, piegandolo all'indietro. Finalmente, un'idea: si toglie la cintura, ne fa un cappio al collo di Stalin e lo porta così in spalla attraverso il villaggio. Qui non ci sono dubbi, il caso è chiaro: art. 58-8, terrorismo, dieci anni.
Un marinaio vende a un inglese un accendino «Katiuscia» (uno stoppino in un tubetto e un acciarino), come souvenir, per una sterlina. Menomazione del prestigio della Patria, art. 58, dieci anni.
Un pastore irritato dà della «p... da kolchoz» a una vacca indocile: art. 58, condannato.
Ella Svirskaja canta durante una serata di dilettanti uno stornello appena appena allusivo: questa è ribellione vera e propria! Art. 58, dieci anni.
Un carpentiere sordomuto, si prende anche lui una condanna per agitazione controrivoluzionaria. Com'è possibile? Lavora all'impiantito di un circolo. Hanno portato tutto fuori dalla grande sala, non c'è un attaccapanni, nemmeno un gancio. Mentre lavora, butta la giacca e il berretto su un busto di Lenin. Qualcuno entra, lo vede. Art. 58, dieci anni" (Vol. II, p. 298-299).
Dei ragazzi che si rincorrevano nel circolo, lottando, con la schiena strapparono un manifesto dalla parete. I due ragazzi maggiori ebbero pene detentive in base all'art. 58. (Con l'Ukaz del 1935 i ragazzi possono essere tradotti in giudizio e condannati in base al Codice Penale dall'età di 12 anni!) Furono condannati anche i genitori, perchè sarebbero stati loro a sobillarli.
Uno scolaro sedicenne, dei Ciuvasci, fece un errore di russo, lingua non sua, in uno slogan del giornale murale. Art. 58, cinque anni.
Nell'ufficio di ragioneria di un'azienda statale era appeso lo slogan: «La vita è diventata più bella, la vita è diventata più allegra» (Stalin). Qualcuno aggiunse con la matita rossa «per», cioè la vita è diventata più allegra per Stalin. Non si cercò il colpevole, fu messo dentro tutto il personale dell'ufficio.
[...] Irina Tucinskaja (fidanzata del figlio di Sofronitskij) fu arrestata mentre usciva di chiesa (si intendeva mettere dentro l'intera famiglia) e accusata «di aver pregato per la morte di Stalin» (chi poteva aver sentito quella preghiera?!). Terrorismo! Venticinque anni" (Vol. II, p. 299-300).

Siccome però è giusto anche dare a Cesare quel che è di Cesare, mi sembra opportuno rimandare alla pagina di Wikipedia in cui si rende merito al personaggio. QUI.
Altra pagina molto interessante, dato che in italia si parla per mesi e mesi dell'orribile olocausto degli ebrei ma non si accenna mai ai crimini dell'ideologia comunista, è la voce sempre tratta da Wikipedia che parla della strage ucraina dell'Holodomor.

Un ultimo appunto. E' odioso parlare in termini di numeri e di cifre, anche perchè le lingue più faziose poi subito strillano "al rogo! vuole giustificare l'olocausto!!". Le cifre della Shoah dicono dello sterminio di un numero imprecisato di ebrei che varia tra i sei milioni e i nove milioni e mezzo. Solo Stalin ne ha uccisi una stima di otto milioni e mezzo. Poi ci sono gli altri "compagni". E perchè - soprattutto in Italia - non se ne parla? Forse è quel milione di uomini che fa la differenza? E' un problema di cifra? E perchè allora il governo Turco continua a negare la strage dei Cristiani Armeni? Forse crede che non possa entrare in Europa con uno scheletro nell'armadio?

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dico e non dico

Dalla proposta di legge riDICOla sulle coppie di fatto ci salveranno le poste italiane.
Il comma 3 dell'art. 1 della suddetta legge, infatti, dice che, se i conviventi non si recano insieme all'anagrafe per registrarsi, può andare anche solo uno dei due, che deve poi comunicare all'altro la registrazione avvenuta, mandandogli una raccomandata con ricevuta di ritorno.
Già l'idea di affidare l'ambaradam sulle coppie di fatto ad una raccomandata è cosa da brivido, da thriller, da appassionati di sport estremi, insomma. Nel migliore dei casi, va per le lunghe. Già si pensava ai nuovi regali per San Valentino: non più bigliettini con le frasi dei baci perugina, ma fantastici prestampati di moduli per raccomandate, e magari le poste, romantiche, predisporranno ricevute di ritorno azzurre, rosa o arcobaleno, a seconda del tipo di coppie.
Ma se ho capito bene quel comma - e chiedo aiuto ad avvocati ed esperti on line - e se la legge venisse approvata così com'è, ne verrebbe fuori un pasticcio esilarante.
Visto che all'anagrafe ci può andare anche un solo convivente, che poi "ha l'onere di darne comunicazione mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento all'altro convivente; la mancata comunicazione preclude la possibilità di utilizzare le risultanze anagrafiche a fini probatori ai sensi della presente legge", e visto che la ricevuta di ritorno, se convivono, la manda al suo stesso indirizzo, e visto che la ricevuta di ritorno la può firmare chiunque, anche la donna delle pulizie, può benissimo succedere che uno dei due conviventi dichiari la convivenza senza che l'altro lo sappia.
Cioè Tizio e Caia vivono insieme. Caia va all'anagrafe, manda a Tizio la raccomandata, che arriva quando Tizio è al lavoro, a casa c'è lei - perchè convive - e firma la ricevuta, oppure a casa c'è la donna delle pulizie, che dà la raccomandata a lei, e Tizio non sa che ha fatto un DICO.
Qualcuno mi spieghi se ho capito male.
Perchè se ho capito bene, potete immaginare da soli cosa significa tutto questo.
Insomma: se i due non vanno a registrarsi all'anagrafe, insieme o separatamente, come fanno all'anagrafe ad essere sicuri che quei due vogliono dichiararsi come coppia di fatto?
La cosa è ancora più riDICOla se si legge l'art. 6
"1. Il cittadino straniero extracomunitario o apolide, convivente con un cittadino italiano e comunitario, che non ha un autonomo diritto di soggiorno, può chiedere il rilascio di un permesso di soggiorno per convivenza."
In pratica, Tizio fa venire Caia come badante, dal Kazakistan. Tizio non la mette in regola, ma fa un DICO: va all'anagrafe, le manda una raccomandata - rigorosamente in italiano - con ricevuta di ritorno, e il gioco è fatto. Non le pagherà mai i contributi, ma lei è regolare.
Oppure Tizio, dallo Yemen, viene in Italia a lavorare, e fa venire Caia, dal Pakistan, e fa un DICO. Dopo due anni la manda via, e fa venire Sempronia, e fa un altro DICO. E così via. Tizio deve solo mandare raccomandate - rigorosamente in italiano, a casa sua, a donne pakistane, magari pure analfabete : siamo certi di non coprire una situazione di sfruttamento? siamo certi che la nostra anagrafe potrà controllare che Tizio, Caia, Sempronia, non siano sposati nei loro paesi?
E poi c'è un problema: la legge non spiega come si chiudono, i DICO. Non c'è scritto. Non lo DICOno.
Ma come, tutta questa canea, e poi neanche si possono lasciare? Coppie di fatto indissolubili? Ma gliel'hanno detto al Vaticano?
Probabilmente si deve dedurre che i due si separano così come si sono messi insieme. Di nuovo con una raccomandata? Ancora con ricevuta di ritorno? Quella che può mandare solo uno dei due, quella che la ricevuta la firma la donna delle pulizie e l'altro non lo sa che si sono lasciati? Come all'inizio, insomma? E se basta solo uno dei due, per lasciarsi, che si fa, il ripudio? Per lettera? E come saranno, i moduli delle ricevute di ritorno, listati a lutto?

Assuntina Morresi

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Disinformazione

Non crediate che questa sia la citazione di un romanzo di fantascienza... non c'è storia più attuale di questa!

"Assolto, Duverier?"
"Sì, perchè il procuratore della Repubblica non potrà fornire le prove della dannosità della sua azione".
"Mi vuol spiegare questo, per favore?"
"Volentieri, signor direttore". Raminagrobis accarezzava con la punta delle dita le sue simpatiche verruche scricchiolanti di peli neri. Mostrò la punta della lingua.
"Il paragrafo 3 dell'articolo 80 del Codice penale, l'unico che ci autorizzi a un'azione qualsiasi contro gli agenti d'influenza, prevede pene di carcerazione o di detenzione variabili da dieci a vent'anni per chiunque abbia intrattenuto con agenti di una potenza straniera intelligenze di natura tale da nuocere alla situazione militare o diplomatica della Francia o ai suoi interessi economici essenziali." Non insisto, signor direttore, sulla vaghezza di termini come 'intelligenze' o 'essenziali'. Ma lei noterà che gli interessi culturali, intellettuali, spirituali, umani, non sono neppure previsti dalla nostra legislazione: avvelenate la nostra gioventù, scardinate la nostra istruzione pubblica, erodete le nostre famiglie, sabotate la nostra Chiesa, appestate la nostra letteratura: tutto questo è legale. Soltanto i nostri interessi militari, diplomatici, economici sono protetti.

Il montaggio, Vladimir Volkoff, Ed. Guida

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Welby: come ti piazzo il morto in politica

(Link all'articolo originale)

Il Vicariato di Roma sulla richiesta di funerali religiosi per Piergiorgio Welby
Vicariato di Roma
Ufficio stampa e comunicazioni sociali
Comunicato stampa del 22 dicembre 2006

In merito alla richiesta di esequie ecclesiastiche per il defunto Dott. Piergiorgio Welby, il Vicariato di Roma precisa di non aver potuto concedere tali esequie perché, a differenza dai casi di suicidio nei quali si presume la mancanza delle condizioni di piena avvertenza e deliberato consenso, era nota, in quanto ripetutamente e pubblicamente affermata, la volontà del Dott. Welby di porre fine alla propria vita, ciò che contrasta con la dottrina cattolica (vedi il Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2276-2283; 2324-2325). Non vengono meno però la preghiera della Chiesa per l’eterna salvezza del defunto e la partecipazione al dolore dei congiunti.

Welby è morto e sappiamo tutti com'è andata: mercoledì sera, poco prima della mezzanotte, un anestesista di Cremona, Mario Riccio, lo ha sedato e contestualmente gli ha staccato il respiratore. Dopo 40 minuti Welby è morto.

Nei pochi giornali in edicola potete trovare cronache più dettagliate.

In conferenza stampa ieri, e nelle tante interviste televisive, i radicali e il dottor Riccio hanno ripetutamente dichiarato che è stato fatto tutto nei termini della legalità. Certo, come abbiamo detto più volte, Welby aveva diritto a rifiutare il respiratore, ed i medici avevano il dovere di sedarlo. E allora? Cos'è successo veramente?

Per capire se si tratta di eutanasia o sospensione dei trattamenti, Mario Riccio e i radicali dovrebbero rispondere ad una domanda: com'era la sedazione data a Welby? Era una sedazione per non farlo soffrire al momento del distacco del respiratore, oppure era una sedazione "robusta" ed irreversibile, data per uccidere? Qual era l'intenzione del medico?

Non a caso ieri sera, a otto e mezzo, Marco Cappato si è rifiutato di rispondere a questa domanda, fattagli da D'Agostino. Eppure è una questione sostanziale: anche i medici di famiglia prescrivono ansiolitici e tranquillanti. Se ne prendi in dosi consigliate ne hai sollievo; se ne prendi una scatola intera ti ammazzi: è questione di dosi. E anche l'intenzione del medico è importante: nella normale giurisprudenza un omicidio progettato a tavolino viene giudicato e punito diversamente da un omicidio avvenuto non intenzionalmente (ti dò un pugno, cadi, sbatti la testa e muori).

Quindi la prima domanda è: di che tipo di sedazione si è trattato? E poi: che differenza c'è fra la sedazione proposta dal Dottor Casale e quella effettuata dal dottor Riccio? Perchè Welby ha rifiutato la prima e accettato la seconda?

Altra questione: Marco Cappato e il dottor Riccio hanno ripetuto che è stato fatto tutto nella legalità. Il dottor Riccio ha spiegato che decisioni di questo tipo vengono prese quotidianamente negli ospedali. Bene: e allora perchè Welby ha scritto al Presidente della Repubblica, addirittura? Perchè aspettare 88 giorni dalla sua richiesta di sospensione dei trattamenti, mettere in mezzo tribunali, giudici, politici, per fare una cosa che si fa tutti i giorni in ospedale? Se Welby si sentiva torturato, e nella totale legalità si poteva sospendere il trattamento senza soffrire , facendo qualcosa che si fa ogni giorno in ospedale, perchè aspettare tutto questo tempo?

Se si fa tutti i giorni in ospedale allora vuol dire che i medici non rischiano la galera. Non c'era nessun diritto da far valere, o no? "Un passo avanti nella certezza del diritto". Verso dove?

Le cose sono due: o quello che è stato fatto a Welby è perfettamente legale, e allora non c'è vuoto legislativo, si fa tutti i giorni in ospedale, e tutta questa faccenda è stata costruita sul nulla. Oppure Welby ha fatto qualcosa che la legge non permette, ma allora si parli apertamente di eutanasia.

Finché non si risponderà esplicitamente a queste due domande, non si potrà dire con certezza cosa effettivamente sia successo: eutanasia o sospensione del trattamento.
La verità è che la vicenda e la morte di Welby sono stati un gesto politico, come hanno detto più volte i suoi amici radicali. E se la sua morte addolora, e merita rispetto, come sempre fa la morte di un uomo, specie di una persona che ha sofferto come lui, tutta la sua situazione è stata strumentalizzata per innescare e imporre un dibattito pubblico di cui nessuno sentiva l'impellente necessità, se non nei contenuti, sicuramente nei modi. La sua malattia e la sua volontà di sospendere i trattamenti sono stati messi sotto i riflettori per tre mesi, per portare forzatamente l'eutanasia nell'agenda politica.

E poi, come ha scritto Eugenia Roccella "La prima conseguenza del modo che i radicali hanno scelto per far entrare di forza l'eutanasia nell'agenda politica è il ricorso alla magistratura, perchè tutto deve essere chiarito dalla rigidità di un preciso articolo di legge, tutto deve essere normato, e ogni situazione deve essere incasellata in una casistica. E' sorprendente come i radicali non si rendano conto che, insistendo in questa direzione, la libertà individuale, che a parole si vuole difendere, verrebbe stritolata dalla spersonalizzazione burocratica".

Da ultimo, un'osservazione: il dibattito confuso di questi tre mesi ha dimostrato che senza una conoscenza dettagliata dei fatti, anche tecnici, è difficile rendersi conto di cosa si sta parlando. E senza entrare nel merito dei fatti, non si riesce a giudicare e tantomeno ad essere efficaci nella battaglia politica (perchè questa è stata, il "caso Welby"). E' questa la caratteristica di tutti i temi che riguardano la biopolitica, soprattutto in alcuni ambiti. Parlando di aborto è chiaro a tutti di cosa si tratta. E anche certi aspetti della fecondazione in vitro, anche se complessi nel merito, partono da un dato biologico incontrovertibile, e cioè che tutto nasce dal fatto che adesso un bambino si può concepire in laboratorio e non solo nel ventre di donna.

Sulla questione eutanasia, invece - ma non solo - è necessaria una maggiore conoscenza dei termini della questione, altrimenti quello pubblico è un finto dibattito, ma solo una gran confusione in cui non si capisce più di cosa si sta parlando, e inevitabilmente vince chi ha la voce più grossa.

Vedremo cosa porterà questa brutta storia.

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Il terrorismo dal volto umano

INTERVISTA
La denuncia del filosofo Michel Schooyans: «Aborto e eutanasia sono i cavalli di Troia di un'ideologia antinatalista che, un passo alla volta, mina le radici della vita. Perché i laici lasciano sola la Chiesa nella difesa dell'uomo?»


Di Lorenzo Fazzini

La dignità della vita umana è minacciata da un «terrorismo dal volto umano», altrimenti detto «bioterrorismo» . Il quale, facendo leva su una subdola «ingegneria verbale», colpisce a livello internazionale il fondamentale diritto del nascere e del morire dell'uomo. La denuncia è di Michel Schooyans, docente di filosofia politica all'Università di Lovanio, in Belgio, che di recente ha pubblicato un volume in cui mette sotto accusa le politiche demografiche delle agenzie Onu. Si tratta di Le terrorisme à visage humain (edizioni François-Xavier de Guibert), scritto in collaborazione con Anne-Marie Libert.

Professor Schooyans, la copertina del suo ultimo libro è choccante: «Il terrorismo dal volto umano» viene spiegato con una foto dell'assemblea generale delle Nazioni unite. Perché?

«Questa scelta rivela una delle tesi centrali del testo: l'Onu è in effetti uno dei principali agenti della deriva che denuncio. Questa azione si esercita soprattutto attraverso delle sue agenzie come il Fondo delle Nazioni unite per la Popolazione (Unfpa), l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), l'Unicef, ecc. Si può sperare che i principali organi che compongono le Nazioni unite siano fedeli alla missione definita dalla Carta di fondazione dell'organismo internazionale: promuovere i diritti dell'uomo, la giustizia, lo sviluppo e la pace».

La deriva che lei va evidenziando è il «bioterrorismo» , termine che di solito per indica la possibilità di attacchi terroristici con armi biologiche. Cosa intende lei con questa espressione?

«Mi riferisco all'utilizzazione della biologia, della medicina, ma anche della filosofia del linguaggio, della demografia, del diritto e di altre discipline per attentare alla vita dell'uomo e per dominarla. Siamo in presenza di una rivoluzione culturale, di un cambiamento perverso di queste discipline che, per loro natura, dovevano restare al servizio degli uomini».

Nel suo libro lei stigmatizza la presenza, nei documenti di marca Onu, di una «ingegneria verbale» che conduce alla «decostruzione dell'essere umano». Cosa significa?

«Le rispondo con l'esempio di un ragionamento fallace, un vero sofisma. È risaputo che la pillola del giorno dopo causa un aborto precoce. E invece, dagli anni Cinquanta in poi, si è sempre giocato con le parole; le si commercia, si imbroglia la gente con i termini. Si continua a martellare la gente con un ragionamento mistificatore, così esplicabile: "Non c'è aborto prima dell'annidamento dell'ovulo fecondato. La pillola contraccettiva agisce prima; dunque essa non è abortiva". Si restringe il significato del concetto di "aborto" per poter "stabilire" il fatto che la pillola non è abortiva».

Lei denuncia un'ideologia antinatalista di cui sono intrisi i documenti ufficiali che escono dagli enti affiliati all'Onu.

«Nei testi delle organizzazioni internazionali citate sopra, appare esplicitamente l'ispirazione malthusiana: sulla Terra ci sarebbero troppi poveri e quindi bisognerebbe controllarne il tasso demografico. Nelle stesse dichiarazioni compare anche l'ideologia neomalthusiana, ovvero il diritto di tutti al piacere sessuale senza rischio, cioè senza la nascita di bambini. Spesso le due fonti di ispirazione si combinano negli stessi documenti».

A proposito delle agenzie Onu e dei loro interventi nei Paesi in via di sviluppo: lei parla di «tattica del salame» per indicare come questi organismi agiscono verso le confessioni religiose ivi presenti. Di che cosa si tratta?

«Questa strategia è stata messa a punto in Ungheria nel 1947 dall'allora segretario generale del partito comunista locale, Mátyás Rákosi. Essa cerca di condurre gli avversari a sottoscrivere, poco a poco, in maniera impercettibile, quei programmi che essi rifiuterebbero se fossero loro sottomessi in blocco. Il ricorso a questa tattica è oggi molto comune da parte di chi è nemico della vita umana. Questa metodologia è facil itata dall'uso dell'antifrase, facendo dire alle parole l'esatto contrario di ciò che esse significano abitualmente. Sotto il termine "salute riproduttiva" si nasconde il diritto all'aborto; la parola "eutanasia" nasconde l'atto di dare la morte. La stessa giurisprudenza viene così sfregiata nella sua dignità perché ciò che è giusto o sbagliato viene definito con un atto di pura volontà del più forte».

Vi è un ruolo specifico delle religioni, non solo del cristianesimo, nell'affrontare e contrastare il «bioterrorismo» ?

I cristiani non hanno il monopolio della difesa della vita umana. Il rispetto della sua dignità è ben presente nell'intimo di tutte le grandi tradizioni filosofiche, morali e religiose dell'umanità. Laddove il diritto alla vita non è rispettato, tutti gli altri diritti sono minacciati e la democrazia diventa impossibile. Oggi la Chiesa si trova molto sola nella difesa di questo diritto fondamentale. Di fronte al "terrorismo dal volto umano", il mondo attende dalla Chiesa e dai suoi pastori parole chiare, informate, forti e unanimi. Un eccesso di circospezione farebbe diventare un'ipotesi la credibilità della Chiesa e l'autorevolezza dei suoi pastori. Non è mai stato così pressante il dovere profetico della Chiesa».

(C) Avvenire, 12-11-2006

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In coma sentivo che volevo vivere

«Voglio raccontare al mondo la mia esperienza. Voglio che tutti sappiano che cosa vuol dire vivere paralizzati su un letto, senza poter muoversi né parlare, con i medici che dicono che non capisci niente. Voglio farlo per aiutare me stesso, le persone come me e i loro familiari». Con queste parole, esattamente un anno fa, Salvatore Crisafulli, il quarantunenne siciliano che ha vissuto per quasi due anni in stato vegetativo permanente e che ha raccontato che in quel periodo capiva e sentiva tutto, mi ha chiesto di aiutarlo a scrivere la sua storia. Lo ha fatto attraverso una lettera. Salvatore, infatti, non può ancora parlare: riesce a comunicare soltanto grazie a un computer, selezionando con gli occhi le lettere sullo schermo.

È nato così, con la sua diretta testimonianza, il libro Con gli occhi sbarrati - La straordinaria storia di Salvatore Crisafulli (L'Airone ed., 12 euro), che ricostruisce passo per passo l'intera vicenda di quello che è stato soprannominato il «Terri Schiavo italiano». Raccontare la sua storia non è stato facile. Comporre anche la più semplice delle parole richiede a Salvatore uno sforzo tremendo, perché deve attendere che tutte le lettere dell'alfabeto scorrano davanti ai suoi occhi prima di poter selezionare quella che gli serve. E così, ogni volta che gli rivolgevo una domanda, passava anche un'intera giornata prima che lui rispondesse. Soprattutto all'inizio quando, turbato dai ricordi, smetteva di scrivere e scoppiava a piangere.

Una storia terribile quella di Salvatore Crisafulli. Iniziata a Catania l'11 settembre del 2003. Salvatore stava accompagnando in motorino a scuola uno dei suoi quattro figli, Antonio, di 13 anni, quando andò a schiantarsi contro il furgone di un gelataio. Finirono entrambi in ospedale, in coma. Antonio si svegliò dopo una settimana, Salvatore dopo cinque mesi. «Non ricordo niente dell'incidente - rievoca oggi -. So solo che un giorno mi sono svegliato completamente paralizzato, a casa di mio fratello Pietro, in Toscana. Non riuscivo a muovermi né a parlare. Vedevo i miei familiari intorno a me e cercavo di gridare. Ma per quanto mi sforzassi, dalla mia bocca non usciva alcun suono».

Salvatore ha vissuto in questo stato per 19 mesi, durante i quali, per assisterlo, i due fratelli, Pietro e Marcello, hanno perso il lavoro. «Vivevamo in undici a casa mia, in provincia di Pistoia, con la pensione di mia madre - racconta il fratello Pietro -. Salvatore era completamente affidato alle nostre cure, gli ospedali rifiutavano il ricovero. E i medici che venivano a casa nostra ci dicevano che era in stato vegetativo permanente e che per lui non c'era niente da fare». Invece Salvatore capiva tutto, era cosciente. «Sentivo i medici che dicevano ai miei fratelli che sarei morto e che i miei gesti erano involontari. Allora cominciavo ad aprire e chiudere gli occhi per attirare la loro attenzione. Ma non serviva a niente». Finché la madre, osservandolo, non ha scoperto che il figlio cercava di comunicare con lei attraverso lo sguardo. «Un giorno sono entrati nella mia stanza mia madre, i miei fratelli, mia cognata e mio cugino - racconta Salvatore -. Mi hanno chiesto di aprire e chiudere gli occhi per rispondere alle loro domande. Mi dicevano: "Salvatore, se ci senti apri gli occhi". E io lo facevo. Pietro mi metteva davanti due fogli colorati e diceva: "Qual è quello rosso?". Io lo indicavo con lo sguardo. Si sono messi a piangere. E io con loro. Ero convinto che i medici mi avrebbero curato, ma non è stato così». Prima che Salvatore venisse ricoverato, infatti, è passato un anno, durante il quale i familiari hanno tentato inutilmente di dimostrare che era cosciente. «Nessuno ci ascoltava - racconta Pietro -. Allora ho attrezzato una stanza di casa mia come fosse un ospedale e mi sono improvvisato infermiere».

Pietro Crisafulli non si è fermato qui. Ha trasportato Salvatore con un camper in giro per l'Italia e l'Europa. Fino a Innsbruck, in Austria. «Siamo andati da un grande esperto - dice Salvatore -. Ma anche lui non ha capito che ero cosciente». E racconta: «Eravamo nel suo studio e lui ha cominciato a battere con un martello sulle mie ginocchia. Poi mi ha punto con un ago sotto il naso. Io lo guardavo pieno di fiducia. Ma anche lui ha detto che non capivo niente».

Al ritorno in Italia Salvatore e i fratelli si sentivano persi. Finché un giorno, il 27 aprile del 2005, stremato dalla povertà, Pietro Crisafulli ha minacciato di uccidere il fratello. «Diceva che voleva staccarmi la spina come avevano fatto in America a Terri Schiavo - dice Salvatore -. Le sue minacce hanno fatto sì che intervenisse il ministro della Salute in persona. Dopo otto giorni ero in ospedale, al San Donato di Arezzo».

Nel luglio del 2005, dopo solo due mesi di ricovero, Salvatore Crisafulli è stato riconosciuto cosciente. «Quello che mi è successo è stato terribile - dice -. Ma adesso sto meglio, riesco a muovere il braccio destro». E aggiunge: «In questi mesi la mia famiglia è stata contattata da tante persone che hanno familiari nelle mie condizioni. Molti sono senza cure. Vorrei che questo non accadesse più. Per questo con mio fratello Pietro vorrei creare una fondazione alla quale potranno rivolgersi per chiedere aiuto e una vita migliore».

Tamara Ferrari
Autrice del libro «Con gli occhi sbarrati»

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Quitters never win? France may be pleased

Una legge che è un orgoglio italiano. E diciamolo...

Elisabeth Rosenthal, sull'International Herald Tribune



On Jan. 10, 2005, Italy enacted a law that banned smoking in public places like offices, restaurants, cafés and bars. Smokers declared - basta! - they would never comply. Restaurateurs were certain business would flag. And politicians worried that an essential pleasure of Italy would be lost.
Nearly two years later, this is what has transpired, according to studies following the fallout: People in Italy smoke a lot less and are exposed to far less secondhand smoke.
In fact, the law has grown to be shockingly popular, with support for smoking bans increasing yearly among nonsmokers and smokers alike. Business in bars is up. A study in Turin found that the number of people brought to hospital emergency rooms after suffering heart attacks decreased after the ban (secondhand smoke could be a trigger), a finding that echoes studies in the United States.
In Italy - where laws are often enforced with a large degree of latitude and where red lights are ignored if they are deemed inconvenient - there is nearly 100 percent compliance with the anti-smoking statutes.
"Italy is not known for success with this kind of regulation, so if it is working in Italy, it can work everywhere," said Silvano Gallus, a researcher at the Mario Negri Institute in Milan, who has studied the law's effect. "I have been very surprised that all Italians, including smokers, seem to be happy with this legislation. Overnight, it has changed the atmosphere."
There were howls in the weeks before the ban took hold, just as there is anger building now in France.
Alfonso Pecoraro Scanio, a smoker and the leader of the Green party, hoped the law would not be applied in "too restrictive" a manner, a euphemism perhaps for Italy's traditional credo of law enforcement: "Fatta la legge, trovato l'ingano" (Pass the law, find the way around it).
Fausto Bertinotti, leader of the Refounded Communists, worried that the law "would have an influence on our way of life," that it would result in a slippery slope, targeting smokers today and someone else's pleasure tomorrow.
"Before anti-smoking laws, every country thinks, 'Our country is different, we won't be able to enforce the law here,'" said Geoffrey Fong, a psychologist at the University of Waterloo in Canada who leads the International Tobacco Control Policy Evaluation Project. "But in every community that's gone ahead and tried it, strong initial resistance very quickly gives way to acceptance."
Almost two years after the legislation was enacted, Italians have come around: In an unscientific survey undertaken by a reporter this week in Rome, bar owners and restaurateurs responded with broad praise for the law, which all agreed has not hurt business.
"It was a huge change, a shock, but most people came to appreciate it since it has improved the atmosphere for dining," said Alberto Baldo, manager of the Vernissage Restaurant and Wine Bar in Piazza San Eustacio. "Everyone accepts it now, even smokers. No one wants to go back."
Smokers said they were now used to waiting until the end of the meal for a cigarette, or stepping outside for a smoke (O.K., it is warmer in Italy than in France). Many said they were smoking less. "It's a bit of a headache to go outside," Marco Catalano, who works in a bank, said as he stood outside a bar near Parliament smoking a cigarette. "But I used to smoke 10 cigarettes during a dinner out. Now I smoke one or none at all."
In the three months after the ban, cigarette sales dropped 8 percent, Italian tobacco sales data indicate, and the drop was most pronounced among young people aged 15 to 24 - 23 percent.
Smoking decreased from more than 26 percent of the population in 2004 to 24.3 in 2006, although it is not clear how much of the drop can be attributed to the ban, since the numbers were decreasing slightly anyway.
A study in Ireland, whose ban in 2004 was the first in Europe, showed that half of all smokers said the smoke-free law had made them more likely to quit. "We can say that smoke- free policies account for a decrease in consumption," Gallus said.
In a representative survey of more than 3,000 Italians conducted by Gallus in collaboration with the DOXA Institute, a polling group, 9.6 percent of those who responded said they went to bars and restaurants more since the smoking ban; 7.4 percent said they went out less.
"The tobacco industry says that people will go out of business with a smoking ban, but that's just a myth, it's not supported by evidence," said Fong, the psychologist.
In Gallus's survey, which was published in the Annals of Oncology, 90 percent of the Italians polled said they supported the ban, including many smokers. Violations are enforced with fines of more than €200, or $250. Smoking is still permitted in outdoor seating areas.
In the year after the Irish ban took effect, support from smokers jumped to 47 percent from 13 percent for a ban in pubs and to 77 percent from 45 percent for a ban in restaurants, Fong said.
Ireland, New Zealand, Norway, Scotland and Uruguay have enacted total bans, as have Australia and Canada and many jurisdictions of the United States. The Italian law allows restaurants and bars the option of creating sealed and independently ventilated smoking rooms, but only a tiny number of them have taken that expensive step.
So, dear neighbors, don't fret about being smoke free. The French ban won't really hit until 2008, anyway. Italians will tell you they worried for naught, another Y2K that never happened. Maurizio Bertusi, owner of Rome's Enoteca Capranica, said: "It has been good, actually, because everywhere there are more nonsmokers than smokers, so this keeps the larger number happy."

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Alitalia perde le piume

Un mio conoscente che ha sempre lavorato nel settore aereo (prima come responsabile italiano di American Airlines, poi come caposcalo con Air Europe con Eva Air e altre compagnie) è stato in questi mesi assunto in qualità di consulente da Alitalia.
A lui e al suo team, composto da poche persone (si contano sulle dita di una mano), è stato chiesto l'incarico di FORMALIZZARE e STANDARDIZZARE i contratti. La motivazione di questa operazione? Semplice. Parole testuali di chi ha dato a loro l'incarico: "dovete standardizzare i contratti perchè attualmente come sono stipulati non si riesce a capire se per ogni attività che facciamo e ogni contratto che stipuliamo ci guadagniamo o ci perdiamo".
Alitalia è nata nel 1947. Quindi è plausibile ipotizzare che dal millenovecentoquarantasette la compagnia nazionale lavori alla cieca, di fatto basandosi sulle tasche dei contribuenti.
E non ditemi che questo non è assistenzialismo.

Sempre parlando di Alitalia, sappiate che quasi tutto il personale che lavora a malpensa viene mandato su da fiumicino, con il primo volo della mattina. Meccanici, hostess, piloti. Tutti vengono su da roma ogni mattina. ma noi qui non abbiamo meccanici, piloti, hostess?
E non ditemi che questo non è assistenzialismo.
Come se non bastasse, qui a Milano ci sono lavori che per essere completati necessitano di due persone, non di più. A Roma, per lo stesso lavoro, le tabelle sindacali prevedono la maggior parte delle volte non due ma QUATTRO o CINQUE persone...

E non ditemi che questo non è assistenzialismo.

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Una fiaba

Se esopo fosse vivo oggi racconterebbe questa storiella:

Un Agnello se ne andava tranquillamente per la sua terra natale tenendo discorsi quando incontrò un lupo.
Il lupo digrignò i denti e disse all'Agnello: "Chiedimi subito scusa o ti sbrano!"
L'Agnello si fermò. "E perchè dovrei chiederti scusa?" disse, rivolto al Lupo.
"Perchè hai detto che sono violento!" ringhiò il Lupo mostrando significativamente le zanne.
"Non l'ho detto", replicò l'Agnello, "ho solo citato di passaggio un dialogo avvenuto settecento anni fa tra un imperatore e un saggio, proprio mentre la sua città era minacciata dai..."
"Mi hai provocato!"
"Ma è un dialogo storico, documentato...e poi il tema del discorso era un altro, quello della ragionevolezza della fede e da come nel mondo moderno questa sia stata attaccata dal volontarismo umanista, dalla pseudo scienza illuminista e da..."
"Bugiardo! Come puoi dialogare se mi insulti così? E se non sei stato tu, è stato tuo padre!"
In quel momento una enorme leone spuntò a poca distanza dai due "Lupo malefico! Anche l'Agnello è dalla mia parte! Lo ha detto chiaramente! Alleati insieme finalmente potremo distruggerti!"
L'Agnello lo guardò perplesso: "Veramente io non..."
"Falso! Falso!" Abbaiò un grosso cane saltando fuori da un cespuglio "L'Agnello ha detto che è contro la violenza, quindi contro i leoni! E' dalla parte di noi lup...cani, voglio dire!"
"Non prestategli ascolto" sibilò un serpente tra l'erba "sono tutte superstizioni..."
Il successivo arrivo di un elefante, un rinoceronte, due gorilla e alcuni corvi non fece che peggiorare la situazione. Gli animali presero ad azzuffarsi, schiacciando tutto all'intorno.
L'Agnello si allontanò, scuotendo la testa, chiedendosi "Ma a qualcuno di loro importa cosa ho detto veramente?"
E' una fiaba, soltanto una fiaba.
berlicche.splinder.com

Petizione "Io sto col Papa" qui
Altre fiabe qui

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Indulto

Molti di noi hanno partecipato ad una delle edizioni della 2GiorniSedicenni della CGZ Prealpi, dove noi educatori vi abbiamo - con molto dolore - raccontato la storia di una Suora trucidata da tre giovani sedicenti sataniste. Tanti di noi sulla lapide che ricorda il massacro di Suor Maria Laura Mainetti hanno pregato e versato qualche lacrima.

Notizia di oggi (fonte: La Provincia di Sondrio, ma l'ho sentita al tg3 regionale).

L'indulto libera due delle 3 killer della Suora.

Veronica è già in stato di libertà e Milena è in procinto di uscire dal centro di recupero.
Per buona pace di tutti i cattolici che hanno votato il mortadella.

C'era da sperare che la sinistra - storicamente sempre "più vicina" alle politiche sociali - prevedesse comunque una manovra di recupero o quantomeno di sorveglianza dei detenuti liberati dall'indulto. O quanto meno che non includesse nell'indulto gli imputati di reati finanziari, la maggior parte dei quali è agli arresti domiciliari o quantomeno non in gattabuia. Invece no. L'assenza completa di buonsenso (parlo di buonsenso...