ArganteBlog

Blog di varie ed eventuali a cura di Argante Solfo


In tempo di vacanze...

Il modo giusto di stare dentro alla realtà è quello di chi vive la sua vita ordinaria nella consapevolezza della sua dignità filiale.
Questo ha un nome: la santità. I Santi non hanno abbassato la santità alla piccola misura della vita quotidiana, ma hanno innalzato la vita quotidiana alla misura immensa della santità...
Oggi ancora più vediamo che la "schizofrenia" di cui parlava S. Escriva, è la vera malattia del cristiano: la separazione fra ciò che professa nella fede e ciò che vive nella quotidianità. Non parlo di una incoerenza morale. Il male è più profondo. È la dis-incarnazione dell'esperienza cristiana, cioè il suo svuotamento: "o sappiamo trovare il Signore nella nostra vita ordinaria, o non lo troveremo mai".
C. Caffarra

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Anni regalati a Scientology

(Link all'articolo originale)

«Anni regalati a Scientology, come mi sento stupido»
Giacomo Sotgia e i corsi «verso la libertà totale». «Tutto è cominciato perché ero in crisi»

MILANO—Giacomo Sotgia non ha paura di parlare. Dopo otto anni di vita e migliaia di euro sacrificati a Scientology la rabbia in corpo è tanta. «Ti senti stupido — dice — perché ci hai creduto e ti senti complice, perché tanti continuano a cascarci». A lui è capitato quasi dieci anni fa, nel ’99. Oggi di anni ne ha 43, fa l’artigiano edile a Gorizia. «Era un periodo di crisi—ricorda —, non sapevo dove andare a parare. Un amico mi ha fatto conoscere Scientology, la sede di Pordenone. Mi colpirono la parvenza scientifica, lo sfoggio di risultati ottenuti». Dopo la prima seduta di auditing («Una forma di ipnosi, ti spingono a rivivere i traumi del passato per liberartene: è la teoria della mente reattiva») è tutto un crescendo. Una decina di incontri prima di passare di livello («Sentivo la mente fluttuare nell’aria»), i corsi introduttivi, il lungo percorso «verso la libertà totale ». Tutto, naturalmente, a pagamento. «Centocinquanta ore di auditing costano 13 mila euro: io ne ho fatte più di trecento ».

La «trappola», dice lui, scatta da subito, con i corsi di base: «Ce ne sono di tutti i tipi: per affrontare la maternità, il matrimonio, imparare a gestire le proprie finanze, ma il migliore è quello sulla comunicazione. Il segreto di Scientology è che a livello base funziona, i risultati si vedono. E se credi a quelli, poi sei costretto anche a credere al resto». Teorie sempre più fantasiose, sensi di colpa, isolamento da chi non crede alla dottrina di Ron Hubbard, molto lavoro e tanti soldi versati alla causa. «Quasi subito—racconta Giacomo— sono entrato a far parte dello staff. Lavoravo 60 ore a settimana per un paga di 20 mila lire. Promettevano di più ma i soldi non arrivavano mai. E dopo 14 mesi ho smesso». Ma l’attrazione resta e, dopo un anno, Sotgia ci ricasca. Stavolta niente staff o ruoli di spicco, ma una normale militanza. Durata otto anni. Chiedono soldi, archiviano segreti. «La vera svolta — spiega — arriva al grado due del percorso, quando ti sottopongono a un auditing speciale. Sessanta o più ore in cui ti chiedono di tutto, dalla mela che hai rubato da bambino fino ai segreti più privati ». Loro, mentre parli, annotano. «E al momento giusto, te lo sventolano sotto al naso». Ricatti e debiti: «Ne ho visti tanti spinti a chiedere prestiti più grandi di loro per dare i soldi alla comunità. E quando non erano più in grado di rifondere le banche, tacere per paura».

Uscirne fuori è difficilissimo, Giacomo c’è riuscito da solo. «Nel 2006 ero quasi arrivato allo stato di clear quando sono cominciati i guai sul lavoro: clienti che non pagavano, operai che rubavano al cantiere». Un altro seguace che gli porta via 50 mila euro col benestare delle alte sfere è la goccia che fa traboccare il vaso: «Chiedevo giustizia, ma niente». Giacomo comincia a viaggiare su Internet: per lui è la prima volta perché Scientology lo vieta. In un anno scopre di tutto e si sveglia. «Li ho minacciati di andare in tv e sui giornali». Lui e Scientology arrivano a un accordo: 45 mila euro e tutte le «confessioni » restituite. «Ho passato tre ore nello studio del mio avvocato con il direttore degli Affari speciali di Scientology a distruggere nel tritacarte i documenti». Una vittoria, ma restano un fratello ancora «dentro», tanti debiti e una vita da ricostruire. E la rabbia, «che è la cosa peggiore ».

Giulia Ziino

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Giorgio Salina denuncia “cedimento alla deriva relativista”

di Antonio Gaspari

ROMA, venerdì, 16 maggio 2008 (ZENIT.org).- La Corte Europea con sentenza del 21 febbraio scorso ha condannato la Grecia per aver costretto l'avvocato Arret Alexandridis a manifestare i propri convincimenti religiosi in occasione della prestazione del giuramento previsto per l'inizio della sua attività forense (la formula del giuramento, infatti, era predisposta in modo tale da far supporre che il giurante fosse di fede cristiano-ortodossa).

La sentenza rende palese la violazione del diritto di libertà religiosa da parte delle varie confessioni religiose a cominciare dai preti della Chiesa cattolica che, durante il periodo pasquale, si presentano alle case per benedirle.

Sulla base di questa sentenza dal Ministero dell'Interno dovrebbero essere inoltrate diffide alla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) affinché si astengano dall’esercitare simili pratiche, con minaccia di azioni legali per il ristoro del danno derivante dalla lesione del diritto di libertà religiosa (la CEDU ha liquidato 2.000 euro, nel caso di specie).

Contrariamente, c'è il rischio che ogni cittadino possa sporgere denuncia penale contro qualsiasi prete della Chiesa cattolica che si presentasse alla porta.

Intervistato da ZENIT, Giorgio Salina, Presidente dell’Association pour la Fondation Europa (AFE) ha commentato che “questa sentenza, così come il recente pronunciamento del Consiglio d’Europa sul diritto all’aborto sicuro e gratuito confermano un progressivo cedimento alla deriva relativista e un subdolo tentativo di legiferare attraverso la Magistratura, eludendo i limiti di competenza di ciascun organismo”.

Secondo il Presidente di AFE “non vi è dubbio che la convergenza di Deputati europei appartenenti a diversi gruppi politici, gli intergruppi Gay e Lesbiche e analoghe Organizzazioni europee, potenti lobby come Catholics for the free choice, determinano una forte pressione relativista nelle varie Istituzioni”.

A questo proposito Salina ha raccontato che in un Convegno organizzato da queste realtà presso il Parlamento europeo, l’on. Miguel Angel Martínez Martínez, del Partido Socialista Obrero Español, in uno degli interventi conclusivi ha confessato: “Diciamolo chiaro, noi siamo relativisti. La verità non la possiede nessuno; la verità non esiste, esistono opinioni diverse, tutte legittime, tutte da rispettare”.

Lo stesso onorevole spagnolo ha accusato le Chiese strutturate gerarchicamente, come quella cattolica, di “praticare la dittatura culturale”.

Per dare un'idea del clima di intolleranza contro la Chiesa cattolica e quella ortodossa in particolare, il Presidente di AFE ha raccontato che recentemente a Bruxelles è stato adottato un regolamento per l’azione dei lobbisti presso le Istituzioni europee, Parlamento e Commissione.

Poiché un emendamento definiva le chiese delle lobby, in sede di votazione i Verdi hanno presentato un emendamento orale che definiva lobbisti non le “chiese” ma i “religiosi”; quando l’emendamento è stato dichiarato non ammissibile, l’on. Monica Frassoni, co-presidentessa del Gruppo Verde, ha urlato al microfono: “Ecco la prova che le lobby funzionano!”.

“Comunque – ha precisato Salina – questa sentenza, almeno parzialmente, come altre di altre Corti di giustizia, e come alcune risoluzioni in materie per le quali il Parlamento europeo non ha competenza, quale il diritto di famiglia, non sono vincolanti per gli Stati, e potrebbero essere ignorate”.

“Anche se – ha continuato – le varie Corti internazionali, incluse alcune Corti costituzionali nazionali, assumono le reciproche sentenze e le risoluzioni del PE quali 'fonti del diritto', accumulando giurisprudenza. Si tratta di un metodo surrettizio di legiferare attraverso la Magistratura aggirando le competenze riconosciute alle varie Istituzioni! E questo è un fatto veramente grave”.

Come noto, il Trattato di Lisbona che regola il funzionamento delle Istituzioni comunitarie recepisce la Carta dei diritti fondamentali rendendola vincolante.

Per dare un segnale chiaro a questa “deriva relativista, antidemocratica e prevaricatoria”, Salina ha proposto che i Paesi che ancora devono ratificare il Trattato di Lisbona, come l’Italia, “escludano l’accettazione della Carta dei diritti fondamentali, rifiutandone la prevalenza sulla propria legislazione, e la prevalenza di tutte le artificiose sentenze ad essa collegate, come hanno fatto già in sede di sottoscrizione del Trattato, Inghilterra e Polonia”.

“Credo sia necessario un segnale forte per dare un avvertimento chiaro”, ha sottolineato il Presidente di AFE.

“Non vorrei – ha concluso Salina – che l’Agenzia europea per i diritti umani, con sede a Vienna, che opererà in collegamento con il Consiglio d’Europa vada a promuovere diritti degli omosessuali, quali il matrimonio, l’adozione, ecc., e ad annullare il diritto all’obiezione di coscienza quando confligge con il diritto della donna all’aborto, e così via”.

“I primi segnali lo confermano – ha detto –. Forse è necessario, e non solo per i cattolici, dare un chiaro segnale di 'stop'”.

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Università "La Scemenza" di Roma

Riassunto di quello che scrivo sotto in modo più prolisso.
Inizio del riassunto.
BXVI viene respinto dalla Sapienza perchè gli contestano una frase che non è sua. Dunque 67 fisici non sanno leggere. E allora perchè Al Tanawi (il papa sunnita, che difende a tutto spiano i kamikaze) sì e BXVI no? L'orologio gira indietro, siamo tornati ai tempi di nerone.
Fine del riassunto.

Antefatto:
  • Era stato il rettore a volere la presenza di Benedetto XVI.
  • Nei piani originari sarebbe dovuta toccare al Santo Padre la lectio magistralis.
  • Poi però pareva di dare troppo onore a un Ratzinger qualunque. E il rettore ha ripiegato, cedendo alle pressioni, mettendolo al terzo o quarto posto tra i relatori, preceduto da quel fenomeno di laureato della Scuola Normale di Pisa, Fabio Mussi, oggi ministro della Ricerca, e dal sindaco Walter Veltroni.
  • Il Papa non ha fatto una piega, ha detto va bene. Era abituato a dibattere con gente tipo Habermas, è stato professore nelle massime università tedesche, da Monaco a Tubinga, ma si accontentava anche di mettersi in coda al noto perito della scuola cinematografica Veltroni.
L'ignoranza dei 67 caproni, e qualche politico:
  • Su repubblica si legge: «Le accuse anti-scienza che il Papa ha lanciato da cardinale le ha ribadite anche nell'ultima enciclica. Lui è convinto che, quando la verità scientifica entra in contrasto con quella rivelata, la prima deve fermarsi. In una comunità scientifica ciò non può essere accettato». È evidente la panzana. Questo Papa non fa altro che domandare di «allargare la ragione» (Regensburg, 14 settembre 2006). Pone la questione dell'uso della scienza non della necessità della scienza.
  • La frase che contestano i 67 caproni: «La Chiesa all'epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione». Questa frase non è di BXVI ma di Feyerabend, studioso che prendeva di mira il metodo galileiano perché non riconosceva alla rivoluzione scientifica un valore oggettivo. Era convinto che si fosse imposta non per la sua razionalità, ma per via delle «macchinazioni propagandistiche di Galileo». A suo dire, Galileo non si basa su evidenze empiriche, ma «inventa un'esperienza che contiene ingredienti metafisici».
  • Dunque i 67 caproni non sono capaci nemmeno di leggere! Hanno copiato senza leggere il discorso integrale, dove l'allora cardinale spiegava come anche Ernst Block e tanti altri filosofi stessero rivalutando l'attitudine della Chiesa verso la scienza. L'esatto contrario di quanto sostenuto dai 67 piuttosto somari.
Conclusioni:
  • I fisici della Sapienza non sanno leggere ma solo copiare da Wikipedia.
  • La frase incriminata è ovviamente solo il pretesto
  • L'ex presidente Ciampi dice: «Galileo e l'autonomia e la sovranità dello Stato c'entrano poco o niente. Sono solo dei pretesti, e lo affermo da laico che, culturalmente e politicamente, si è formato su una posizione, diciamo così, cavouriana».
  • Sempre Ciampi: «Come si fa a proclamare l'ostracismo verso un'autorità morale e scientifica del rilievo di Benedetto XVI, che non ha certo bisogno di utilizzare un'aula magna come pulpito di propaganda religiosa? E, bon ton e buonsenso a parte, come si fa a intimargli di non venire dopo che nello stesso ateneo erano già stati accolti Paolo VI e Giovanni Paolo II e, mi sembra di ricordare, anche il rabbino Toaff? L'università non dovrebbe essere, quasi per definizione, il luogo del libero confronto, etico e civile?».
  • C'è una specie di cristofobia dominante in certi ambiti intellettuali italiani: un odio quasi neroniano, che si trasforma in amore sollecito e pastorale verso gli islamici purché siano estremisti:
    • L'Università La Sapienza di Roma ha siglato il 15 giugno del 2006 un accordo per la creazione di un Comitato accademico italo-egiziano di «studi comparati per il progresso delle scienze umane nel Mediterraneo» (Oscum),
    • tra la celebre università islamica di Al Azhar, considerata una sorta di Vaticano sunnita, e un cartello di cinque università italiane tra cui primeggia appunto La Sapienza di Roma.
    • L'accordo è stato firmato alla presenza dello sheikh di Al Azhar, Mohamed Sayed Tantawi, ritenuto la massima autorità teologica dell'islam sunnita.
    • Tantawi è uno che ha scritto fatwe per giustificare i kamikaze palestinesi, per santificare la condanna a morte di islamici che si convertano al cristianesimo e lo dicano ad alta voce.
    • Ma per i professori della Sapienza di Roma va bene così, nessun appello avverso.
    • Al Tantawi sì, Ratzinger no.
  • Se ci fosse un criterio serio per la selezione dei docenti, questa gente dovrebbe essere sospesa dall'insegnamento.
Ah. In aggiunta, ho deciso per questo post di essere tollerante secondo i canoni dell'Università la Scemenza. Per cui ho disabilitato i commenti.

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Annullare la figura storica di Cristo

Annullare la figura storica di Cristo. Capita spesso di sentire parlare di Gesù ridotto ad un poveraccio, un povero cristo tra i miserabili. Ridotto ad un entità indefinita per cui si parla del Cristo dei baraccati, dei diseredati, dei drogati. Pieno dell’odio invidioso del piccolo borghese. La figura di Gesù che viene fuori è quella di un mentecatto nel senso psichiatrico del termine: un demente. Sembra quasi che da piccolo abbia fatto le scuole speciali con l’insegnante di sostegno. Ma non sono io a dire questo, è un’idea gnostica. È in fondo frutto dello gnosticismo ridurre e trasformare la persona storica e reale di Cristo ad un principio universale di cui egli stesso è espressione. E per fare questo ricorre ad un’operazione banalizzante. La banalità è lo strumento preferito della gnosi.

Cosa odiano di più i nemici del cristianesimo nel cristianesimo? La ricchezza, l’abbondanza che viene dalla persona fisica di Cristo. È l’idea del dono della sua grazia che è insopportabile. E allora anche tutto questo parlare, insistere sulla povertà: «bisogna essere poveri», Cristo stesso ridotto ad un poveraccio... Non è la povertà nel senso evangelico: è indurci ad essere miserabili, invidiosi. Perché l’atteggiamento dell’invidioso non è quello del ladro, non ha il desiderio di portare via ad un ricco i suoi beni, di appropriarsi del bene altrui. L’invidioso intende restare miserabile. Non ha alcuna intenzione di essere ricco e vuole abbassare gli altri al suo livello. Vuole che gli altri siano come lui. Quei bravi «occhi della fede» non sono altro perciò che gli occhi dell’invidia. Questo è il linguaggio dell’invidia. Il fine ultimo dell’opera di distruzione è allora un mondo di miserabili, dove l’invidia è capitale. Una povertà universale nel senso di instupidimento, che renda incapaci anche di essere furbi, di vedere e cercare la «perla preziosa». Un mondo insomma dove è abolito il fatto di avere Cristo come ricchezza, legame affettivo, beneficio, gusto. Dove scompaia come possibilità reale l’azione della Sua grazia. L’unica che può dare il centuplo quaggiù.

Tratto da: Giacomo Contri, 30 Giorni, anno X, gennaio 1992, p. 58-61

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Armi di distrazione di massa

La crociata della Giunta di Centro-Sinistra continua: dopo il grosso finanziamento al "Party cittadino dello Sballo", l'attacco alla Cattedrale di San Pietro, il finanziamento alla Mostra su "La Madonna piange sperma" e ad una mostra su "I dieci comandamenti lesbo", ecco un'altro un altro tassello del mosaico anti cristiano progettato dal capoluogo di una Regione guidata dall'Unione.

Il Comune permuta di 52.000 mq contro 6.000 mq a favore dell'islam. Obiettivo? Accrescere la diffusione dell'islam per mettere in difficoltà un cardinale che non tace. Ma la Curia non si fa intimidiare... e parla!

LA MOSCHEA

Tra uscite estemporanee di titoli di giornali e il lavorio ordinario della giunta comunale sta procedendo il progetto che prevede la permuta di terreni tra il Comune di Bologna e l'«Ente di Gestione dei Beni Islamici in Italia» per la permuta di un terreno di complessivi 6857 mq di proprietà dell'«Ente di Gestione dei Beni Islamici in Italia» con un altro terreno di complessivi 52000 mq e una superficie edificabile netta di circa 6000mq per la costruzione di «sale polifunzionali, spazi per la preghiera di uomini e donne, spazi ricreativi, scuola, spazi per ospiti, spazi accessori e di servizio (hall, magazzini, disimpegni, uffici, ecc.)».

Sono ben lungi dal volere negare ai musulmani i fondamentali diritti che nel nostro ordinamento devono essere garantiti a tutti: sia la libertà di aggregazione che la libertà di culto. Anzi, penso proprio che le singole amministrazioni locali che hanno messo a disposizione dei musulmani residenti che ne hanno fatto richiesta spazi adeguati acché potessero esercitare il proprio diritto di aggregazione e di culto, si sono già mosse da tempo verso un vero servizio ai musulmani residenti, trattandoli non solo come immigrati-lavorator i (visto che la loro maggioranza è ancora di immigrati), ma come cittadini.

Alcune domande e perplessità in questa vicenda tuttavia sorgono.

1. Quale vantaggio avrà il Comune da questa permuta e quale vantaggio avrà la cittadinanza bolognese che non è stata interpellata nemmeno a livello locale, ma si è vista «calare dall'alto» il progetto?

2. Ci sono le premesse e sono stati fatti degli sforzi per l'integrazione dell'erigendo centro con il territorio e la città?

3. L'interlocutore del Comune apparentemente è il Centro di Cultura islamica di Bologna, ma effettivamente è l'UCOII (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia) alla quale anche il Centro di Cultura islamica di Bologna aderisce. Tutti sanno le difficoltà che più volte hanno posto i rappresentanti dell'UCOII nella consulta islamica voluta dal ministero degli interni. Agirà l'UCOII nell'interesse dei musulmani bolognesi? Agirà nel rispetto e nella promozione dei valori espressi nella carta della convivenza maturata negli anni scorsi a Bologna?

4. Suscita perplessità il fatto che il Comune di Bologna abbia come unico interlocutore questa associazione, il «Centro di cultura islamica», quasi che quest'associazione rappresenti i musulmani bolognesi e sia in grado di interloquire con loro. Forse anche ci si auspica che l'erigendo centro diventi un «polo» dell'Emilia- Romagna e del nord-Italia, vista la complessità e la grandiosità del progetto. Sarà il Centro di cultura islamica il luogo nel quale, oltre a celebrare le feste annuali, tutti i musulmani di Bologna e della regione potranno trovare assistenza, dagli aiuti alimentari e di vestiario all'assistenza medica e sanitaria a quella legale, compiti finora svolti dalla Caritas e da altre istituzioni? Assisteranno anche i non-musulmani?

5. Manca ancora un'intesa tra lo Stato italiano e le organizzazioni islamiche in Italia, come si sa proprio per il problema della rappresentanza, non per problemi da parte dello Stato. In quale quadro giuridico si inserisce l'intesa tra il comune di Bologna e il centro di cultura islamica? Nell'intesa è previsto un «comitato di garanzia» che ha il ruolo precipuo di verificare le attività del centro: nel caso le modalità di esecuzione delle attività del centro diventassero non conformi con quanto stabilito nell'intesa o confliggessero con gli interessi del bene comune, quali spazi di manovra sono affidati a questo comitato di garanzia?

6. Ricordo ancora l'espressione «giù le mani dai nostri figli» della dottoressa Souad Sbai presidentessa dell'associazione donne marocchine in Italia e membro della consulta islamica in Italia rivolte ad Ali Abu Swhaima del centro islamico di Milano e della Lombardia in una trasmissione serale di «Porta a porta» riguardo alla vicenda della scuola di via Quaranta a Milano. Visto che nel documento di permuta si parla di «scuola» ci si chiede: che intenzionalità c'è? Nel caso si giunga alla costruzione di una scuola privata, si è davvero convinti che i giovani che studiassero in una scuola islamica arrivando al diploma come se avessero frequentato la scuola in un paese arabo (caso di via Quaranta a Milano), siano pronti ad inserirsi nel mondo del lavoro italiano e bolognese?

7. Anni fa, quando la regione Emilia-Romagna stanziò dei fondi pubblici per i centri culturali islamici, dissi ad un immigrato che, se i centri svolgevano attività di integrazione come con corsi di italiano per gli uomini e per le donne era giusto che percepissero questi fondi pubblici, ma se svolgevano attività religiosa non era giusto che li percepissero. Mi sembra che proprio su questo problema, sulla distinzione tra le attività culturali e quelle religiose, ci siano perplessità che dovranno essere scemate dai fatti.

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Chi sono gli intolleranti?

Ma guai a fare gli offesi! Ti dicono che sei arrogante, irrispettoso, rigido. Loro, invece, no. Mai. Leggete qua:

RIO DE JANEIRO, 27 APR - La comunità omosessuale di Rio de Janeiro sta organizzando una protesta contro la visita di papa Benedetto XVI in Brasile, prevista dal 9 al 13 maggio prossimi.
''In Brasile tutti hanno il diritto di andare e venire, pero' per la comunita' omosessuale, papa Benedetto XVI non e' il benvenuto''. La frase sara' scritta nei volantini che il gruppo 'Gay, lesbiche e single' distribuira' il 10 maggio in una manifestazione contro la Chiesa, considerata ''omofobica'' dalla comunita' gay. La protesta contro il Papa avra' luogo nel centro di Nova Igua, municipio della regione metropolitana di Rio, nella Baixada Fluminense. Una donna travestita da Pontefice sara' incaricata di distribuire gli opuscoli ai manifestanti, per protesta contro la visita di Benedetto XVI.

La ''festa anti-Papa'', come riporta oggi il quotidiana 'O Globo', terminera' con il rogo di centinaia di fotografie di Benedetto XVI.
http://www.gaynews.it/view.php?ID=73521

Allora, chi sono gli intolleranti?

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Turchia: Non è stato un caso isolato

Abbiamo saputo tutti che in turchia, a Malatya (città natale di Ali Agca, attentatore di Giovanni Paolo II) tre persone sono state sgozzate perchè la casa editrice in cui lavoravano (Zirve) pubblicava testi cristiani e soprattutto era specializzata nella stampa di Bibbie e Vangeli. (fonte: AsiaNews).
La situazione è molto più preoccupante di quanto si possa immaginare perchè questa esecuzione non è da considerarsi un caso isolato.
Per cominciare qualche mese fa (il 19 giugno) fu assassinato il giornalista armeno (ricordate? la strage degli armeni che il governo turco ancora fa fatica ad ammettere?)
Hrant Dink, nativo proprio di Malatya, che si batteva per il riconoscimento dei diritti umani delle minoranze religiose e politiche in Turchia. Dink è stato numerose volte nell'occhio del ciclone del governo Turco in quanto fu uno dei primi a dare il titolo di genocidio alla strage degli armeni del 1915.

L'episodio della casa editrice Zirve non deve passare per l'ennesima volta come il gesto di cinque fanatici fuori di testa che hanno compiuto questa ferocità per amore di Allah. Un pastore protestante che vive in Turchia in una lettera consegnata ad AsiaNews (che consiglio di leggere qui) esprime tutto il suo rammarico (se così si può definire) per una enorme presa in giro che il governo Turco perpetua dai tempi della fondazione della Repubblica Ataturk.
Ora qui in Turchia nuovamente tutti gridano allo scandalo per questo incubo di odio religioso che continua, ma nessuno ha il coraggio di prendere realmente posizione, di condannare non solo questo odio religioso, ma anche tutti quei mass media che con una subdola, e neppure celata, propaganda continuano ad imbottire in cervello della gente convincendo la gente che i cattivi siamo noi, che vogliamo cancellare la loro identità, cambiare il loro credo, strapparli dalla loro fede nel Dio di Maometto. Ma non è forse il contrario? Guardiamo i numeri, guardiamo le proporzioni: ci dicono che dai tempi di Ataturk è proibito costruire nuovi luoghi di culto e per questo non siamo autorizzati ad aprire nuove chiese se non dove c’è una presenza di cristiani (stranieri!), ma le moschee crescono come funghi in tutta la Turchia. Ci dicono che, sempre per una legge di Ataturk, non si possono avere corsi di formazione cristiana, seminari e quindi, a quanto pare – visto quello che è successo ieri – strumenti didattici per istruire e formare i nostri cristiani. Ma perché tutti tacciono sui corsi di Corano che vengono istituiti tutte le estati nelle scuole pubbliche per bambini e bambine?
Turchia laica? Ma dove? sui cartelli stradali, forse...
Giusto per non infierire: nel Kashmir il 14 aprile un cristiano è stato decapitato e la sua testa depositata in una scatola di polietilene all'ingresso di una moschea. (AsiaNews)

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Messa in latino? Una bufala…

In anteprima l'articolo che ho pubblicato sul "l'Amico" numero 47

Messa in latino? Una bufala…

Prendo spunto per questo articolo da un paragrafo apparso sul Corriere della Sera alcune settimane fa che riporto alla lettera:

PIU' LATINO E CANTI GREGORIANI - I futuri preti si preparino «a comprendere e celebrare la messa in latino» a «utilizzare i testi latini e a eseguire il canto gregoriano». I fedeli, invece,«siano educati a conoscere le più comuni preghiere in latino come anche a cantare in gregoriano certe parti della liturgia». Papa Ratzinger spezza una lancia per una liturgia più vicina alla tradizione e per una valorizzazione della lingua latina. Servirebbe, ha spiegato nell'esortazione apostolica post-sinodale «ad esprimere meglio l'unità e l'universalità della Chiesa» in sintonia con le direttive del Concilio Vaticano II. «Eccettuate le letture, l'omelia e la preghiera dei fedeli - si legge nel testo - è bene che tali celebrazioni siano in lingua latina, così pure siano recitare in latino le preghiere più note della tradizione della Chiesa ed eventualmente eseguiti brani in canto gregoriano».

Dal Corriere della Sera di Mercoledì 14 Marzo

Chi legge queste righe è chiaramente indotto a pensare che il soggetto “tali celebrazioni”, usato nell’ultimo periodo, si riferisca alle celebrazioni eucaristiche chiamate in causa nelle prime righe del paragrafo sopra citato. Semplice analisi logica. Il lettore del Corriere della Sera digiuno di liturgia (o più semplicemente non interessato ad approfondire l’argomento) ne deduce che presto nelle nostre chiese si dovrà tornare a blaterare incomprensibili formule a memoria. In verità non c’è nulla di più falso e l’errore è proprio in quel “tali celebrazioni”.

Nella prima esortazione apostolica di Benedetto XVI intitolata Sacramentum Caritatis, di cui l’articolo del Corriere vorrebbe esserne il riassunto, il Papa riprende «la multiforme ricchezza di riflessioni e proposte emerse nella recente Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi […] nell'intento di esplicitare alcune fondamentali linee di impegno, volte a destare nella Chiesa nuovo impulso e fervore eucaristico». Il tema centrale è quindi l’Eucaristia vista come il Sacramento della carità, «il dono che Gesù Cristo fa di se stesso, rivelandoci l'amore infinito di Dio per ogni uomo». Per capire dove il quotidiano nazionale sbaglia, riporto ora paragrafo 62 dell’esortazione, che è l’unico punto del documento dove si parla di lingua latina e gregoriano.

La lingua latina

62. Quanto affermato non deve, tuttavia, mettere in ombra il valore di queste grandi liturgie. Penso in questo momento, in particolare, alle celebrazioni che avvengono durante incontri internazionali, oggi sempre più frequenti. Esse devono essere giustamente valorizzate. Per meglio esprimere l'unità e l'universalità della Chiesa, vorrei raccomandare quanto suggerito dal Sinodo dei Vescovi, in sintonia con le direttive del Concilio Vaticano II: eccettuate le letture, l'omelia e la preghiera dei fedeli, è bene che tali celebrazioni siano in lingua latina; così pure siano recitate in latino le preghiere più note della tradizione della Chiesa ed eventualmente eseguiti brani in canto gregoriano. Più in generale, chiedo che i futuri sacerdoti, fin dal tempo del seminario, siano preparati a comprendere e a celebrare la santa Messa in latino, nonché a utilizzare testi latini e a eseguire il canto gregoriano; non si trascuri la possibilità che gli stessi fedeli siano educati a conoscere le più comuni preghiere in latino, come anche a cantare in gregoriano certe parti della liturgia.

Prima osservazione: se Benedetto XVI auspicasse un drastico ritorno al latino, liquiderebbe la cosa in queste poche righe? È piuttosto assurdo da credere.

Seconda osservazione: Leggendo questo passaggio non si può fare a meno di notare, dalla prima frase, che il testo fa riferimento al paragrafo precedente (che non riporto ma che si può trovare all’interno del sito internet del vaticano, www.vatican.va), in cui il Pontefice parla delle grandi celebrazioni «in cui vi sono, oltre ad un grande numero di fedeli, anche molti sacerdoti concelebranti»; in queste circostanze, infatti, «possono verificarsi problemi quanto all'espressione sensibile dell'unità del presbiterio, specialmente nella preghiera eucaristica». Il Papa è ben cosciente del fatto che queste celebrazioni sono di indole eccezionale e limitate a situazioni straordinarie, ma non volendo sminuire il valore di queste grandi liturgie (come dimenticare la grandissima carica ecumenica scaturita durante i funerali dell’amato Giovanni Paolo II?) si preoccupa di ricordare che il popolo di Dio da tempo immemore può contare sull’universalità del latino e sulla transculturalità del canto gregoriano quali elementi che possono «esprimere l'unità e l'universalità della Chiesa».

Tutto qui. L’esortazione di Benedetto XVI è ben diversa in confronto alla realtà prospettata dal Corriere della Sera, fatta di messe e preghiere unicamente in latino. Non c’è nulla di nuovo rispetto a ciò che succede già a Lourdes, dove la S. Messa internazionale del mercoledì viene celebrata in latino ad eccezione delle letture, che sono proclamate in tre (ma a volte anche sette) lingue differenti. Non c’è nulla di nuovo rispetto a ciò che successe ai funerali del precedente Papa, dove hanno celebrato insieme Cattolici e Ortodossi. Non c’è nulla di nuovo rispetto a ciò che accade ai biennali raduni di giovani in occasione delle Giornate Mondiali della Gioventù

Terza osservazione: Chi scrive fa fatica a credere che l’articolista del Corriere si sia semplicemente “dimenticato” di scrivere che il paragrafo era riferito solamente ai grandi raduni internazionali, ma se cosi fosse, gli consiglierebbe di comprarsi un paio di occhiali, perché la sua sbadataggine ha contribuito a diffondere ancora una volta fumo negli occhi dei Cattolici.

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dico e non dico

Dalla proposta di legge riDICOla sulle coppie di fatto ci salveranno le poste italiane.
Il comma 3 dell'art. 1 della suddetta legge, infatti, dice che, se i conviventi non si recano insieme all'anagrafe per registrarsi, può andare anche solo uno dei due, che deve poi comunicare all'altro la registrazione avvenuta, mandandogli una raccomandata con ricevuta di ritorno.
Già l'idea di affidare l'ambaradam sulle coppie di fatto ad una raccomandata è cosa da brivido, da thriller, da appassionati di sport estremi, insomma. Nel migliore dei casi, va per le lunghe. Già si pensava ai nuovi regali per San Valentino: non più bigliettini con le frasi dei baci perugina, ma fantastici prestampati di moduli per raccomandate, e magari le poste, romantiche, predisporranno ricevute di ritorno azzurre, rosa o arcobaleno, a seconda del tipo di coppie.
Ma se ho capito bene quel comma - e chiedo aiuto ad avvocati ed esperti on line - e se la legge venisse approvata così com'è, ne verrebbe fuori un pasticcio esilarante.
Visto che all'anagrafe ci può andare anche un solo convivente, che poi "ha l'onere di darne comunicazione mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento all'altro convivente; la mancata comunicazione preclude la possibilità di utilizzare le risultanze anagrafiche a fini probatori ai sensi della presente legge", e visto che la ricevuta di ritorno, se convivono, la manda al suo stesso indirizzo, e visto che la ricevuta di ritorno la può firmare chiunque, anche la donna delle pulizie, può benissimo succedere che uno dei due conviventi dichiari la convivenza senza che l'altro lo sappia.
Cioè Tizio e Caia vivono insieme. Caia va all'anagrafe, manda a Tizio la raccomandata, che arriva quando Tizio è al lavoro, a casa c'è lei - perchè convive - e firma la ricevuta, oppure a casa c'è la donna delle pulizie, che dà la raccomandata a lei, e Tizio non sa che ha fatto un DICO.
Qualcuno mi spieghi se ho capito male.
Perchè se ho capito bene, potete immaginare da soli cosa significa tutto questo.
Insomma: se i due non vanno a registrarsi all'anagrafe, insieme o separatamente, come fanno all'anagrafe ad essere sicuri che quei due vogliono dichiararsi come coppia di fatto?
La cosa è ancora più riDICOla se si legge l'art. 6
"1. Il cittadino straniero extracomunitario o apolide, convivente con un cittadino italiano e comunitario, che non ha un autonomo diritto di soggiorno, può chiedere il rilascio di un permesso di soggiorno per convivenza."
In pratica, Tizio fa venire Caia come badante, dal Kazakistan. Tizio non la mette in regola, ma fa un DICO: va all'anagrafe, le manda una raccomandata - rigorosamente in italiano - con ricevuta di ritorno, e il gioco è fatto. Non le pagherà mai i contributi, ma lei è regolare.
Oppure Tizio, dallo Yemen, viene in Italia a lavorare, e fa venire Caia, dal Pakistan, e fa un DICO. Dopo due anni la manda via, e fa venire Sempronia, e fa un altro DICO. E così via. Tizio deve solo mandare raccomandate - rigorosamente in italiano, a casa sua, a donne pakistane, magari pure analfabete : siamo certi di non coprire una situazione di sfruttamento? siamo certi che la nostra anagrafe potrà controllare che Tizio, Caia, Sempronia, non siano sposati nei loro paesi?
E poi c'è un problema: la legge non spiega come si chiudono, i DICO. Non c'è scritto. Non lo DICOno.
Ma come, tutta questa canea, e poi neanche si possono lasciare? Coppie di fatto indissolubili? Ma gliel'hanno detto al Vaticano?
Probabilmente si deve dedurre che i due si separano così come si sono messi insieme. Di nuovo con una raccomandata? Ancora con ricevuta di ritorno? Quella che può mandare solo uno dei due, quella che la ricevuta la firma la donna delle pulizie e l'altro non lo sa che si sono lasciati? Come all'inizio, insomma? E se basta solo uno dei due, per lasciarsi, che si fa, il ripudio? Per lettera? E come saranno, i moduli delle ricevute di ritorno, listati a lutto?

Assuntina Morresi

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Buon Natale!


Auguri di un gioioso Natale nel Risorto e di un sereno 2007!
Stefano Gorla

Gli auguri di quest'anno li faccio in chiave moderna:

Pino Santoro, Natività, 2004

Swingle Singers, Noels sans Passeport, Jingle Bells

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Welby: come ti piazzo il morto in politica

(Link all'articolo originale)

Il Vicariato di Roma sulla richiesta di funerali religiosi per Piergiorgio Welby
Vicariato di Roma
Ufficio stampa e comunicazioni sociali
Comunicato stampa del 22 dicembre 2006

In merito alla richiesta di esequie ecclesiastiche per il defunto Dott. Piergiorgio Welby, il Vicariato di Roma precisa di non aver potuto concedere tali esequie perché, a differenza dai casi di suicidio nei quali si presume la mancanza delle condizioni di piena avvertenza e deliberato consenso, era nota, in quanto ripetutamente e pubblicamente affermata, la volontà del Dott. Welby di porre fine alla propria vita, ciò che contrasta con la dottrina cattolica (vedi il Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2276-2283; 2324-2325). Non vengono meno però la preghiera della Chiesa per l’eterna salvezza del defunto e la partecipazione al dolore dei congiunti.

Welby è morto e sappiamo tutti com'è andata: mercoledì sera, poco prima della mezzanotte, un anestesista di Cremona, Mario Riccio, lo ha sedato e contestualmente gli ha staccato il respiratore. Dopo 40 minuti Welby è morto.

Nei pochi giornali in edicola potete trovare cronache più dettagliate.

In conferenza stampa ieri, e nelle tante interviste televisive, i radicali e il dottor Riccio hanno ripetutamente dichiarato che è stato fatto tutto nei termini della legalità. Certo, come abbiamo detto più volte, Welby aveva diritto a rifiutare il respiratore, ed i medici avevano il dovere di sedarlo. E allora? Cos'è successo veramente?

Per capire se si tratta di eutanasia o sospensione dei trattamenti, Mario Riccio e i radicali dovrebbero rispondere ad una domanda: com'era la sedazione data a Welby? Era una sedazione per non farlo soffrire al momento del distacco del respiratore, oppure era una sedazione "robusta" ed irreversibile, data per uccidere? Qual era l'intenzione del medico?

Non a caso ieri sera, a otto e mezzo, Marco Cappato si è rifiutato di rispondere a questa domanda, fattagli da D'Agostino. Eppure è una questione sostanziale: anche i medici di famiglia prescrivono ansiolitici e tranquillanti. Se ne prendi in dosi consigliate ne hai sollievo; se ne prendi una scatola intera ti ammazzi: è questione di dosi. E anche l'intenzione del medico è importante: nella normale giurisprudenza un omicidio progettato a tavolino viene giudicato e punito diversamente da un omicidio avvenuto non intenzionalmente (ti dò un pugno, cadi, sbatti la testa e muori).

Quindi la prima domanda è: di che tipo di sedazione si è trattato? E poi: che differenza c'è fra la sedazione proposta dal Dottor Casale e quella effettuata dal dottor Riccio? Perchè Welby ha rifiutato la prima e accettato la seconda?

Altra questione: Marco Cappato e il dottor Riccio hanno ripetuto che è stato fatto tutto nella legalità. Il dottor Riccio ha spiegato che decisioni di questo tipo vengono prese quotidianamente negli ospedali. Bene: e allora perchè Welby ha scritto al Presidente della Repubblica, addirittura? Perchè aspettare 88 giorni dalla sua richiesta di sospensione dei trattamenti, mettere in mezzo tribunali, giudici, politici, per fare una cosa che si fa tutti i giorni in ospedale? Se Welby si sentiva torturato, e nella totale legalità si poteva sospendere il trattamento senza soffrire , facendo qualcosa che si fa ogni giorno in ospedale, perchè aspettare tutto questo tempo?

Se si fa tutti i giorni in ospedale allora vuol dire che i medici non rischiano la galera. Non c'era nessun diritto da far valere, o no? "Un passo avanti nella certezza del diritto". Verso dove?

Le cose sono due: o quello che è stato fatto a Welby è perfettamente legale, e allora non c'è vuoto legislativo, si fa tutti i giorni in ospedale, e tutta questa faccenda è stata costruita sul nulla. Oppure Welby ha fatto qualcosa che la legge non permette, ma allora si parli apertamente di eutanasia.

Finché non si risponderà esplicitamente a queste due domande, non si potrà dire con certezza cosa effettivamente sia successo: eutanasia o sospensione del trattamento.
La verità è che la vicenda e la morte di Welby sono stati un gesto politico, come hanno detto più volte i suoi amici radicali. E se la sua morte addolora, e merita rispetto, come sempre fa la morte di un uomo, specie di una persona che ha sofferto come lui, tutta la sua situazione è stata strumentalizzata per innescare e imporre un dibattito pubblico di cui nessuno sentiva l'impellente necessità, se non nei contenuti, sicuramente nei modi. La sua malattia e la sua volontà di sospendere i trattamenti sono stati messi sotto i riflettori per tre mesi, per portare forzatamente l'eutanasia nell'agenda politica.

E poi, come ha scritto Eugenia Roccella "La prima conseguenza del modo che i radicali hanno scelto per far entrare di forza l'eutanasia nell'agenda politica è il ricorso alla magistratura, perchè tutto deve essere chiarito dalla rigidità di un preciso articolo di legge, tutto deve essere normato, e ogni situazione deve essere incasellata in una casistica. E' sorprendente come i radicali non si rendano conto che, insistendo in questa direzione, la libertà individuale, che a parole si vuole difendere, verrebbe stritolata dalla spersonalizzazione burocratica".

Da ultimo, un'osservazione: il dibattito confuso di questi tre mesi ha dimostrato che senza una conoscenza dettagliata dei fatti, anche tecnici, è difficile rendersi conto di cosa si sta parlando. E senza entrare nel merito dei fatti, non si riesce a giudicare e tantomeno ad essere efficaci nella battaglia politica (perchè questa è stata, il "caso Welby"). E' questa la caratteristica di tutti i temi che riguardano la biopolitica, soprattutto in alcuni ambiti. Parlando di aborto è chiaro a tutti di cosa si tratta. E anche certi aspetti della fecondazione in vitro, anche se complessi nel merito, partono da un dato biologico incontrovertibile, e cioè che tutto nasce dal fatto che adesso un bambino si può concepire in laboratorio e non solo nel ventre di donna.

Sulla questione eutanasia, invece - ma non solo - è necessaria una maggiore conoscenza dei termini della questione, altrimenti quello pubblico è un finto dibattito, ma solo una gran confusione in cui non si capisce più di cosa si sta parlando, e inevitabilmente vince chi ha la voce più grossa.

Vedremo cosa porterà questa brutta storia.

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Una fiaba

Se esopo fosse vivo oggi racconterebbe questa storiella:

Un Agnello se ne andava tranquillamente per la sua terra natale tenendo discorsi quando incontrò un lupo.
Il lupo digrignò i denti e disse all'Agnello: "Chiedimi subito scusa o ti sbrano!"
L'Agnello si fermò. "E perchè dovrei chiederti scusa?" disse, rivolto al Lupo.
"Perchè hai detto che sono violento!" ringhiò il Lupo mostrando significativamente le zanne.
"Non l'ho detto", replicò l'Agnello, "ho solo citato di passaggio un dialogo avvenuto settecento anni fa tra un imperatore e un saggio, proprio mentre la sua città era minacciata dai..."
"Mi hai provocato!"
"Ma è un dialogo storico, documentato...e poi il tema del discorso era un altro, quello della ragionevolezza della fede e da come nel mondo moderno questa sia stata attaccata dal volontarismo umanista, dalla pseudo scienza illuminista e da..."
"Bugiardo! Come puoi dialogare se mi insulti così? E se non sei stato tu, è stato tuo padre!"
In quel momento una enorme leone spuntò a poca distanza dai due "Lupo malefico! Anche l'Agnello è dalla mia parte! Lo ha detto chiaramente! Alleati insieme finalmente potremo distruggerti!"
L'Agnello lo guardò perplesso: "Veramente io non..."
"Falso! Falso!" Abbaiò un grosso cane saltando fuori da un cespuglio "L'Agnello ha detto che è contro la violenza, quindi contro i leoni! E' dalla parte di noi lup...cani, voglio dire!"
"Non prestategli ascolto" sibilò un serpente tra l'erba "sono tutte superstizioni..."
Il successivo arrivo di un elefante, un rinoceronte, due gorilla e alcuni corvi non fece che peggiorare la situazione. Gli animali presero ad azzuffarsi, schiacciando tutto all'intorno.
L'Agnello si allontanò, scuotendo la testa, chiedendosi "Ma a qualcuno di loro importa cosa ho detto veramente?"
E' una fiaba, soltanto una fiaba.
berlicche.splinder.com

Petizione "Io sto col Papa" qui
Altre fiabe qui

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Lourdes 2006

21 - 25 Agosto 2006
8° pellegrinaggio del Ticino a Lourdes

Come ormai da 5 anni a questa parte, presenzio al pellegrinaggio come organista ufficiale delle celebrazioni. Un ricordo sempre più bello.


Aggiunta del 26-08:
Trovo questo sito su internet cercando informazioni su Alain Chérel (il trombettista nella foto), e subito scrivo al proprietario del blog:
Anche io come te sono andato a Lourdes, per la precisione sono tornato a casa oggi pomeriggio alle 15 dopo 5 giorni di pellegrinaggio. Mi chiamo Stefano e ormai da 5 anni sono l'organista ufficiale del pellegrinaggio della Svizzera Italiana a Lourdes (io sono di Como, ma gli organisti italiani, in Svizzera, sono ambiti).

Ho conosciuto anche io sia Jean-Paul Lecot che Alain Cherel (non ho avuto il coraggio di chiedergli una foto insieme, ma ho l'autografo del primo).
Di Lecot mi ha colpito la grande umiltà, l'umanità e la grande capacità di ascoltarti, nonostante tu sia solamente una delle venticinquemila persone che ogni giorno transitano per la basilica sotterranea. Del maestro Cherel invece ha colpito la capacità di regalare sorrisi... magari facendo gesti strani dirigendo, facendo smorfie buffe nelle pause durante i duetti organo e tromba con Lecot, e la grande energia che mette nella musica. Quando suona il suo trombino in MIb diventa rosso come un peperone!

Ecco, questa è la mia esperienza di lourdes, un luogo che nel mio cuore ha un posto speciale!
Grazie per avermi ascoltato!
e ottengo stamattina questa risposta, che pubblico volentieri
Ciao! Sono contento che qualcuno nel web, conosca e apprezzi quelle due personalità musicali e umane di Jean-Paul e Alain.
Tra noi ormai si è instaurato un rapporto di amicizia e stima. Ma vado dall'inizio.
Sono stato a Lourdes la prima volta nel pellegrinaggio nazionale dell'unitalsi del settembre del 2003. Nella mia sottosezione dell'unitalsi abbiamo formato un coro giovanile che è stato invitato, dal presidente nazionale, a partecipare a tutte le celebrazioni del pellegrinaggio. Io mi sono portato dietro la tromba...
E lì ho conosciuto Alain Cherel... appunto con il suo modo di fare, solare, sempre allegro... io lo definisco un "Contento" una di quelle persone che ti trasmettono voglia di fare e simpatia.
Lecot, invece, al primo impatto, mi fece un pò di timore... perchè sembra così... ma poi si è rivelato tutt'altro... lui ha preso degli ordini... che non mi ricordo, penso sia frate... o quant'altro... comunque è ordinato.
Bene quell'anno ho suonato a tutte le messe, a tutte le processioni eucaristiche (anche quelle degli altri pellegrinaggi) alle processioni aux flambeaux, e cosa straordinaria, Alain veniva a sentirmi nelle messe in cui non doveva presenziare... quelle dedicate al nostro pellegrinaggio.
Con Alain è nata veramente una amicizia. Ci siamo scambiati gli indirizzi, e mi manda le partiture a casa prima di partire per ogni pellegrinaggio... l'anno scorso mi ha venduto una tromba sua a un prezzo stracciato...
L'anno dopo ho iniziato ad organizzare, grazie al contatto che ho con Alain, un loro viaggio da me a Udine... e loro hanno accettato con cuore, sono venuti da noi nel novembre 2005, per tre giorni.
Hanno eseguito un concerto in duomo a udine, e una messa l'indomani, con il nostro coro, tutti i malati, e l'arcivescovo.
Anche quest'anno sono tornato a lourdes, e con lo stesso spirito di sempre mi accolgono, mi fanno suonare... come muove le mani Jean-Paul su quell'organo, non le muove nessuno... come sceglie lui i registri di quell'organo immenso... che belle emozioni!
Beh... potrei stare ore a parlare di loro e delle cose che abbiamo fatto nei giorni che sono venuti qui da me.
[...]

Bene...
Un saluto e una preghiera alla vergine bianca!

F. R.

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Sconcertante

Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole.
2 Tim 4, 3-4
Benvenuti nel 2006.

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Mozart comunista?!

Diceva Voltaire: "Calunnia, calunnia, qualcosa rimarrà"...

Leggo sul Corriere nazionale (appena trovo il link lo collego al post) che Liberazione, quotidiano di RC, ha definito Mozart "proprio comunista no, ma che fosse un progressista radicale questo è sicuro".
Cari i miei sinistrorsi... stavolta i "pifferai magici" siete voi. Fareste bene a leggere e a studiare la storia... ma quella vera, non quella che spiaccicate sui vostri fetidi libri (Garibaldi eroe dei due mondi... che balla! O la presa della Bastilglia, più che di presa si può parlare di porta aperta, casomai. Vedasi pure il caso "breccia di Porta Pia"... dove di breccia in verità c'è poco niente).
Mozart non era nemmeno un "protosocialista" come afferma Fabio Vacchi, compositore di un melologo dal titolo "La giusta armonia"... in pratica un monologo in cui l'attore recita un lunghissimo "voremose bene" intervallato da commenti musicali giusto per non annoiare i presenti.

Mozart era un genio. Un genio spendaccione e mondano (non a caso è la personificazione del tipo 7 dell'enneagramma). Un genio che per evitare che nella sua saccoccia comparissero le ragnatele aveva bisogno di amicizie potenti e di sostenitori dall'alto. E dunque nel 1784 viene iniziato in una loggia massonica. Mozart vi aderiva come si entra in un club elitario che proclama ideali filantropici e umanistici. Lui non professava certo dottrine gnostiche, eretiche, né culti empi, né aveva idee giacobine e anticlericali.
In verità era profondamente convinto della fede cattolica, e con questo non intendo negare che sicuramente nutriva per taluni prelati sentimenti di antipatia... ma questo non giustifica il prenderlo per la collottola e trascinarlo nel girone degli anticlericali.

Diceva Voltaire: "Calunnia, calunnia, qualcosa rimarrà"...
Cari i miei rosso-malpelo, non toccatemi il genio!

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Martirtio e società

Oggi è la festa di S. Fermo, domani (mio compleanno) sarà la festa di S. Lorenzo, entrambi martiri.
Cosa vuol dire martirio oggi?
Secondo me esistono due tipi di martirio.
Il primo è quello più amato dai media... perchè fa notizia, perchè piace vedere scorrere il sangue (e come direbbe il mio amico Alessio "nella nostra società ci piace vedere scorrere il sangue ma è tabù parlare della morte"); è il martirio che spesso va in televisione, come l'uccisione di don Andrea Santoro, o che la televisione rifiuta perchè in questo momento certe cose non si possono dire; ad esempio, in questo clima di "apertura" con la Cina, nessuno puù dire che 16 suore sono state picchiate a sangue a Xian (Asianews), oppure che in Indonesia vengono ingiustamente condannati a morte 3 cristiani, accusati di aver partecipato al massacro di 200 musulmani (Asianews). Ce ne sono tanti, di questi martiri (uno fra tutti Mons. Oscar Romero), e il numero non è intenzionato fermarsi.

Il secondo martirio è quello dei valori, e questo martirio lo subiamo tutti i giorni. Il relativismo che prende sempre più piede nella nostra società mette a dura prova i valori morali sui quali la società è basata, e sui quali la società vive. Il negare l'esistenza di un valore al di sopra di altri (ossia un valore assoluto, e quindi una verità) è il primo passo verso l'annullamento della coscienza, e quindi dell'uomo spirituale. Senza l'uomo spirituale, anche l'uomo razionale è condannato, perchè senza luce non si può cercare.
Allora, quanti di noi sono disposti non dico a dare la vita ma perlomeno cercare di andare controcorrente per testimoniare l'esistenza di valori morali imprescindibili, valori che stanno alla base di una società e che senza di quelli saremmo solo una massa di animali parlanti?

Concludo citando la parte conclusiva di un'omelia tenuta dal Cardinale di Bologna, mons. Carlo Caffarra, in occasione della solennità di S. Giorgio martire.
In un’epoca in cui si esalta come una conquista civile, il più radicale relativismo morale, il martire ci ricorda le parole sempre attuali del profeta: “Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro” (Is. 5,20). La vera sentinella che vigila sulla dignità di ogni uomo è la certezza che esistono norme morali intangibili.
- Nel fatto che il martire accetti di morire piuttosto che tradire la propria coscienza, risplende chiaramente la vera libertà dell’uomo: ed in se stessa e di fronte ai potenti di questo mondo. Colla sua testimonianza infatti, il martire testimonia che esistono confini altre i quali nessun potere di questo mondo può spingersi. In questo modo afferma che la vera libertà dell’uomo consiste nella sottomissione dell’uomo alla verità e che il vero pericolo che insidia la nostra democrazia è la sua alleanza col relativismo morale. “Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia” (Giovanni Paolo II, Centesimus annus 46).

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Assassinio di don Andrea Santoro

Non c'è solo un minorenne, dietro al martirio del Prete Italiano.
E come al solito, passato un mese, ci dimentichiamo tutti.
al sud dicono: "passata la festa, gabbato lo santo".

http://www.asianews.it/view.php?l=it&art=5581

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Cosa succederà?

"Saranno soprattutto i laici cristiani "semplici", con la loro vita familiare e di lavoro, con la loro amicizia, la loro cultura e spiritualità, a rendere presente il Vangelo nel mondo futuro.

Se nei secoli antichi furono i monasteri a tener vivo il seme del cristianesimo e della cultura in un mondo ostile e imbarbarito, domani saranno le famiglie e le piccole comunità di laici cristiani a costruire una costellazione di focolari per mantener viva la fiamma della fede e della preghiera.

Nel migliore dei casi questi focolai di luce spirituale dispersi nel mondo diverranno un giorno come il fermento che farà lievitare tutta la pasta.

Nel peggiore dei casi costituiranno una diaspora più o meno perseguitata, grazie alla quale la presenza di Gesù e del Suo amore dimorerà, malgrado tutto, in un mondo apostata".

Da una lettera di J. Maritain a Paolo VI
marzo 1965

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Il marxismo

Stanno trasmettendo adesso il telegiornale, più precisamente un servizio sulla nuova enciclica del Papa.

Benedetto XVI ha definito il marxismo come "una filosofia inumana"... e ci voleva un Papa per dirlo?

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Concerto per il Bicentenario

Con la Parrocchia di Ronago ho preparato un concerto con i due cori di Ronago e di Uggiate Trevano, e Domenica 27 Novembre - giorno della chiusura delle celebrazioni per il bicentenario di fondazione della Parrocchia - c'è stata l'esecuzione.

Io dirigevo, mi è piaciuto molto!

Condivido un paio di foto!





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Omofobia o Cattofobia?

In Francia 26 organizzazioni di Sinistra hanno firmato un Manifesto per dare vita ad una "strategia repressiva e preventiva" contro il cosiddetto razzismo omofobico: per razzista omofobico si intenderebbe chi privilegia la famiglia tradizionale ed esprime il suo dissenso verso la pratica e la teoria omosessuale. Il primo razzista omofobico, secondo tale concetto, sarebbe il Papa e il primo testo tacciato di razzismo omofobico sarebbe il Catechismo della Chiesa.

In Italia se il Pontefice, e con lui i fedeli cattolici, non vengono oggi incriminati è perché, con la caduta del Governo D'Alema, è stato accantonato il progetto di legge n. 6582, presentato il 23 novembre 1999, primo firmatario proprio l'allora Presidente del Consiglio Massimo D'Alema insieme al Ministro per le Pari Opportunità Laura Balbo, affiancato dal Testo Unificato del 1 luglio 1999 riguardante le Disposizioni per la prevenzione e la repressione delle discriminazioni motivate dall'orientamento sessuale.

(C) Corrispondenza Romana 920/01 del 12/11/05)

http://www.fattisentire.net/

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