ArganteBlog

Blog di varie ed eventuali a cura di Argante Solfo


Animali

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Dagli animali c'è solo da imparare. Punto. E guai a chi li maltratta.

Cagnetta salva neonato

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Ignoranza matematica

Ignoranza matematica in televisione:

Pubblicità della terza serie di "Provaci ancora, prof" (non so assolutamente cosa sia) in stile backstage. C'è Veronica Pivetti che parla, seduta su un tavolo a gambe incrociate e blatera: "Già, siamo alla terza edizione, che definirei... ehm... esponenziale, [pausa ad effetto] perchè la prima serie era costituita da 4 episodi, la seconda da 6 e questa serie sarà di 8 puntate..."

Esponenziale? cosa, la retta y=2x+2? Sì, sì, proprio esponenziale...

Brava, Pivetti, brava...

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Altra truffa telefonica

Driin... driin...
Rispondo.
Silenzio.
Voce registrata (si capisce, dai, non siamo così imbecilli!): "Il servizio clienti non riesce a contattarla, prema 1 e avrà una piacevole sorpresa".

Nessuno si presenta, nessuno ha detto il suo nome, nessuno ha detto "sono della ditta pincopallino spa".

Attacco. Ma è la maniera, dico io, di imbrogliare la gente?

Sabri proprio in questo momento mi chiede (e si chiede): "Ma perchè girano certe cose?!"
Perchè non esiste più la morale. Imbrogliare il prossimo diventa lo sport nazionale, anticamera di una ideologia relativista e senza valori. E non ditemi che non è vero.

Driin.. driin.. Risuona il telefono.
Rispondo male: PRONTOOO!!!
Ops, era un parente...

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Anni regalati a Scientology

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«Anni regalati a Scientology, come mi sento stupido»
Giacomo Sotgia e i corsi «verso la libertà totale». «Tutto è cominciato perché ero in crisi»

MILANO—Giacomo Sotgia non ha paura di parlare. Dopo otto anni di vita e migliaia di euro sacrificati a Scientology la rabbia in corpo è tanta. «Ti senti stupido — dice — perché ci hai creduto e ti senti complice, perché tanti continuano a cascarci». A lui è capitato quasi dieci anni fa, nel ’99. Oggi di anni ne ha 43, fa l’artigiano edile a Gorizia. «Era un periodo di crisi—ricorda —, non sapevo dove andare a parare. Un amico mi ha fatto conoscere Scientology, la sede di Pordenone. Mi colpirono la parvenza scientifica, lo sfoggio di risultati ottenuti». Dopo la prima seduta di auditing («Una forma di ipnosi, ti spingono a rivivere i traumi del passato per liberartene: è la teoria della mente reattiva») è tutto un crescendo. Una decina di incontri prima di passare di livello («Sentivo la mente fluttuare nell’aria»), i corsi introduttivi, il lungo percorso «verso la libertà totale ». Tutto, naturalmente, a pagamento. «Centocinquanta ore di auditing costano 13 mila euro: io ne ho fatte più di trecento ».

La «trappola», dice lui, scatta da subito, con i corsi di base: «Ce ne sono di tutti i tipi: per affrontare la maternità, il matrimonio, imparare a gestire le proprie finanze, ma il migliore è quello sulla comunicazione. Il segreto di Scientology è che a livello base funziona, i risultati si vedono. E se credi a quelli, poi sei costretto anche a credere al resto». Teorie sempre più fantasiose, sensi di colpa, isolamento da chi non crede alla dottrina di Ron Hubbard, molto lavoro e tanti soldi versati alla causa. «Quasi subito—racconta Giacomo— sono entrato a far parte dello staff. Lavoravo 60 ore a settimana per un paga di 20 mila lire. Promettevano di più ma i soldi non arrivavano mai. E dopo 14 mesi ho smesso». Ma l’attrazione resta e, dopo un anno, Sotgia ci ricasca. Stavolta niente staff o ruoli di spicco, ma una normale militanza. Durata otto anni. Chiedono soldi, archiviano segreti. «La vera svolta — spiega — arriva al grado due del percorso, quando ti sottopongono a un auditing speciale. Sessanta o più ore in cui ti chiedono di tutto, dalla mela che hai rubato da bambino fino ai segreti più privati ». Loro, mentre parli, annotano. «E al momento giusto, te lo sventolano sotto al naso». Ricatti e debiti: «Ne ho visti tanti spinti a chiedere prestiti più grandi di loro per dare i soldi alla comunità. E quando non erano più in grado di rifondere le banche, tacere per paura».

Uscirne fuori è difficilissimo, Giacomo c’è riuscito da solo. «Nel 2006 ero quasi arrivato allo stato di clear quando sono cominciati i guai sul lavoro: clienti che non pagavano, operai che rubavano al cantiere». Un altro seguace che gli porta via 50 mila euro col benestare delle alte sfere è la goccia che fa traboccare il vaso: «Chiedevo giustizia, ma niente». Giacomo comincia a viaggiare su Internet: per lui è la prima volta perché Scientology lo vieta. In un anno scopre di tutto e si sveglia. «Li ho minacciati di andare in tv e sui giornali». Lui e Scientology arrivano a un accordo: 45 mila euro e tutte le «confessioni » restituite. «Ho passato tre ore nello studio del mio avvocato con il direttore degli Affari speciali di Scientology a distruggere nel tritacarte i documenti». Una vittoria, ma restano un fratello ancora «dentro», tanti debiti e una vita da ricostruire. E la rabbia, «che è la cosa peggiore ».

Giulia Ziino

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Università "La Scemenza" di Roma

Riassunto di quello che scrivo sotto in modo più prolisso.
Inizio del riassunto.
BXVI viene respinto dalla Sapienza perchè gli contestano una frase che non è sua. Dunque 67 fisici non sanno leggere. E allora perchè Al Tanawi (il papa sunnita, che difende a tutto spiano i kamikaze) sì e BXVI no? L'orologio gira indietro, siamo tornati ai tempi di nerone.
Fine del riassunto.

Antefatto:
  • Era stato il rettore a volere la presenza di Benedetto XVI.
  • Nei piani originari sarebbe dovuta toccare al Santo Padre la lectio magistralis.
  • Poi però pareva di dare troppo onore a un Ratzinger qualunque. E il rettore ha ripiegato, cedendo alle pressioni, mettendolo al terzo o quarto posto tra i relatori, preceduto da quel fenomeno di laureato della Scuola Normale di Pisa, Fabio Mussi, oggi ministro della Ricerca, e dal sindaco Walter Veltroni.
  • Il Papa non ha fatto una piega, ha detto va bene. Era abituato a dibattere con gente tipo Habermas, è stato professore nelle massime università tedesche, da Monaco a Tubinga, ma si accontentava anche di mettersi in coda al noto perito della scuola cinematografica Veltroni.
L'ignoranza dei 67 caproni, e qualche politico:
  • Su repubblica si legge: «Le accuse anti-scienza che il Papa ha lanciato da cardinale le ha ribadite anche nell'ultima enciclica. Lui è convinto che, quando la verità scientifica entra in contrasto con quella rivelata, la prima deve fermarsi. In una comunità scientifica ciò non può essere accettato». È evidente la panzana. Questo Papa non fa altro che domandare di «allargare la ragione» (Regensburg, 14 settembre 2006). Pone la questione dell'uso della scienza non della necessità della scienza.
  • La frase che contestano i 67 caproni: «La Chiesa all'epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione». Questa frase non è di BXVI ma di Feyerabend, studioso che prendeva di mira il metodo galileiano perché non riconosceva alla rivoluzione scientifica un valore oggettivo. Era convinto che si fosse imposta non per la sua razionalità, ma per via delle «macchinazioni propagandistiche di Galileo». A suo dire, Galileo non si basa su evidenze empiriche, ma «inventa un'esperienza che contiene ingredienti metafisici».
  • Dunque i 67 caproni non sono capaci nemmeno di leggere! Hanno copiato senza leggere il discorso integrale, dove l'allora cardinale spiegava come anche Ernst Block e tanti altri filosofi stessero rivalutando l'attitudine della Chiesa verso la scienza. L'esatto contrario di quanto sostenuto dai 67 piuttosto somari.
Conclusioni:
  • I fisici della Sapienza non sanno leggere ma solo copiare da Wikipedia.
  • La frase incriminata è ovviamente solo il pretesto
  • L'ex presidente Ciampi dice: «Galileo e l'autonomia e la sovranità dello Stato c'entrano poco o niente. Sono solo dei pretesti, e lo affermo da laico che, culturalmente e politicamente, si è formato su una posizione, diciamo così, cavouriana».
  • Sempre Ciampi: «Come si fa a proclamare l'ostracismo verso un'autorità morale e scientifica del rilievo di Benedetto XVI, che non ha certo bisogno di utilizzare un'aula magna come pulpito di propaganda religiosa? E, bon ton e buonsenso a parte, come si fa a intimargli di non venire dopo che nello stesso ateneo erano già stati accolti Paolo VI e Giovanni Paolo II e, mi sembra di ricordare, anche il rabbino Toaff? L'università non dovrebbe essere, quasi per definizione, il luogo del libero confronto, etico e civile?».
  • C'è una specie di cristofobia dominante in certi ambiti intellettuali italiani: un odio quasi neroniano, che si trasforma in amore sollecito e pastorale verso gli islamici purché siano estremisti:
    • L'Università La Sapienza di Roma ha siglato il 15 giugno del 2006 un accordo per la creazione di un Comitato accademico italo-egiziano di «studi comparati per il progresso delle scienze umane nel Mediterraneo» (Oscum),
    • tra la celebre università islamica di Al Azhar, considerata una sorta di Vaticano sunnita, e un cartello di cinque università italiane tra cui primeggia appunto La Sapienza di Roma.
    • L'accordo è stato firmato alla presenza dello sheikh di Al Azhar, Mohamed Sayed Tantawi, ritenuto la massima autorità teologica dell'islam sunnita.
    • Tantawi è uno che ha scritto fatwe per giustificare i kamikaze palestinesi, per santificare la condanna a morte di islamici che si convertano al cristianesimo e lo dicano ad alta voce.
    • Ma per i professori della Sapienza di Roma va bene così, nessun appello avverso.
    • Al Tantawi sì, Ratzinger no.
  • Se ci fosse un criterio serio per la selezione dei docenti, questa gente dovrebbe essere sospesa dall'insegnamento.
Ah. In aggiunta, ho deciso per questo post di essere tollerante secondo i canoni dell'Università la Scemenza. Per cui ho disabilitato i commenti.

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Eutanasia

Lunedì sera è morto Giovanni Nuvoli, l'ex agente di commercio malato di sclerosi laterale amiotrofica che aveva chiesto di rinunciare alle macchine che lo tenevano in vita. E' stato progressivamente sedato per non patire le sofferenze di chi muore di fame e di sete. Nello stesso giorno il dottor Mario Riccio, l'anestesista che aveva spento il respiratore di Piergiorgio Welby, è stato prosciolto dall'accusa di omicidio. La sentenza è stata un "non luogo a procedere perchè il fatto non costituisce reato".
Questo dimostra, cari radicali, che in Italia non c'è il vuoto legislativo sull'eutanasia come voi evidenziate. Quindi finitela di rompere le balle. Le leggi che già esistono sono sufficienti per chi decide di rifiutare trattamenti e/o cure anche salvavita. Non c'è necessità di nuove leggi come il testamento biologico e/o regolamentazione della "dolce morte".

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Il tetto della Coop è fotovoltaico

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L’eco-energia sul tetto della Coop

Manolo Morandini
Con il superimpianto 310 tonnellate di anidride carbonica in meno
Quindicimila metri quadrati di pannelli solari a Vignale Riotorto, vicino a Piombino: un record per la nostra regione
PIOMBINO. Il sole su “Vignale” cancellerà ogni anno 310 tonnellate di anidride carbonica. È questo il contributo, per limitare la produzione del principale gas serra - responsabile del surriscaldamento terrestre - del nuovissimo impianto fotovoltaico, il più grande della Toscana, inaugurato ieri mattina nel quartier generale di Unicoop Tirreno, a Riotorto. Sono 15mila i metri quadrati di pannelli in silicio, neri come la pece, montati sul tetto del magazzino generi vari: una potenza di 420 chilowatt per una produzione annua di circa 55mila Kw/h di energia elettrica “pulita”, a fronte di un investimento di 2,3 milioni di euro.
Un anno di lavori per una spesa che sarà ammortizzata in dieci anni col meccanismo di finanziamento “Conto energia” che premia i Kw/h di energia elettrica prodotta dal sole. Il taglio del nastro alla presenza di Alfonso Pecoraro Scanio, ministro all’Ambiente, Fabio Mussi, ministro dell’Università e della Ricerca scientifica, Marino Artusa, assessore regionale all’Ambiente, Gianni Anselmi, sindaco di Piombino e Marco Lami, presidente di Unicoop Tirreno.
«L’Italia deve mettersi all’avanguardia nel progetto europeo che prevede entro il 2020 il 20% di abbattimento di anidride carbonica prodotta e un pari aumento sia dell’efficienza energetica che di energia prodotta da fonti rinnovabili - ha affermato Fabio Mussi - Non mi pare che oggi ci sia la consapevolezza necessaria per comprendere la sfida che l’umanità si trova a fronteggiare e che deve vincere nell’arco di pochissime generazioni».
L’impianto “Vignale” coprirà il 20% del fabbisogno energetico complessivo della sede di Unicoop Tirreno, 87mila metri quadrati tra uffici e magazzini e circa 30 dipendenti, dove il restante 80% dell’energia consumata proviene da fonte rinnovabile idroelettrica, tramite l’acquisto di corrente dal fornitore Idroenergia. «L’impianto dimostra che l’energia solare non è un’utopia - ha detto Fabrizio Bertelli, energy manager di Unicoop Tirreno - e che si può realizzare anche in Italia senza deturpare il paesaggio, valorizzando aree secondarie ed edifici industriali». È forte l’interesse delle aziende per le fonti rinnovabili secondo il ministro dell’Ambiente: «Ora dovremo fare in modo che anche in Italia - ha sostenuto Pecoraro Scanio - si sviluppi il mercato della produzione di pannelli fotovoltaici perché c’è un boom di richieste. Abbiamo fatto utilizzare il fondo per Kyoto costituito dalla Finanziaria per abbattere gli interessi bancari e consentire ai cittadini di avere mutui agevolati per ripagare l’investimento in 6-8 anni e guadagnare in quelli successivi rendendoli piccoli produttori. L’obiettivo è che l’energia uno se la possa produrre da solo».
«Tra i principi sanciti nella Carta dei valori delle cooperative di consumo - ha dichiarato Marco Lami, presidente di Unicoop - la tutela e la difesa dell’ambiente hanno un’attenzione privilegiata. L’impianto fotovoltaico di Vignale conferma il nostro continuo impegno verso la riduzione dei consumi energetici e la tutela dell’ambiente».

L'espresso

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Armi di distrazione di massa

La crociata della Giunta di Centro-Sinistra continua: dopo il grosso finanziamento al "Party cittadino dello Sballo", l'attacco alla Cattedrale di San Pietro, il finanziamento alla Mostra su "La Madonna piange sperma" e ad una mostra su "I dieci comandamenti lesbo", ecco un'altro un altro tassello del mosaico anti cristiano progettato dal capoluogo di una Regione guidata dall'Unione.

Il Comune permuta di 52.000 mq contro 6.000 mq a favore dell'islam. Obiettivo? Accrescere la diffusione dell'islam per mettere in difficoltà un cardinale che non tace. Ma la Curia non si fa intimidiare... e parla!

LA MOSCHEA

Tra uscite estemporanee di titoli di giornali e il lavorio ordinario della giunta comunale sta procedendo il progetto che prevede la permuta di terreni tra il Comune di Bologna e l'«Ente di Gestione dei Beni Islamici in Italia» per la permuta di un terreno di complessivi 6857 mq di proprietà dell'«Ente di Gestione dei Beni Islamici in Italia» con un altro terreno di complessivi 52000 mq e una superficie edificabile netta di circa 6000mq per la costruzione di «sale polifunzionali, spazi per la preghiera di uomini e donne, spazi ricreativi, scuola, spazi per ospiti, spazi accessori e di servizio (hall, magazzini, disimpegni, uffici, ecc.)».

Sono ben lungi dal volere negare ai musulmani i fondamentali diritti che nel nostro ordinamento devono essere garantiti a tutti: sia la libertà di aggregazione che la libertà di culto. Anzi, penso proprio che le singole amministrazioni locali che hanno messo a disposizione dei musulmani residenti che ne hanno fatto richiesta spazi adeguati acché potessero esercitare il proprio diritto di aggregazione e di culto, si sono già mosse da tempo verso un vero servizio ai musulmani residenti, trattandoli non solo come immigrati-lavorator i (visto che la loro maggioranza è ancora di immigrati), ma come cittadini.

Alcune domande e perplessità in questa vicenda tuttavia sorgono.

1. Quale vantaggio avrà il Comune da questa permuta e quale vantaggio avrà la cittadinanza bolognese che non è stata interpellata nemmeno a livello locale, ma si è vista «calare dall'alto» il progetto?

2. Ci sono le premesse e sono stati fatti degli sforzi per l'integrazione dell'erigendo centro con il territorio e la città?

3. L'interlocutore del Comune apparentemente è il Centro di Cultura islamica di Bologna, ma effettivamente è l'UCOII (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia) alla quale anche il Centro di Cultura islamica di Bologna aderisce. Tutti sanno le difficoltà che più volte hanno posto i rappresentanti dell'UCOII nella consulta islamica voluta dal ministero degli interni. Agirà l'UCOII nell'interesse dei musulmani bolognesi? Agirà nel rispetto e nella promozione dei valori espressi nella carta della convivenza maturata negli anni scorsi a Bologna?

4. Suscita perplessità il fatto che il Comune di Bologna abbia come unico interlocutore questa associazione, il «Centro di cultura islamica», quasi che quest'associazione rappresenti i musulmani bolognesi e sia in grado di interloquire con loro. Forse anche ci si auspica che l'erigendo centro diventi un «polo» dell'Emilia- Romagna e del nord-Italia, vista la complessità e la grandiosità del progetto. Sarà il Centro di cultura islamica il luogo nel quale, oltre a celebrare le feste annuali, tutti i musulmani di Bologna e della regione potranno trovare assistenza, dagli aiuti alimentari e di vestiario all'assistenza medica e sanitaria a quella legale, compiti finora svolti dalla Caritas e da altre istituzioni? Assisteranno anche i non-musulmani?

5. Manca ancora un'intesa tra lo Stato italiano e le organizzazioni islamiche in Italia, come si sa proprio per il problema della rappresentanza, non per problemi da parte dello Stato. In quale quadro giuridico si inserisce l'intesa tra il comune di Bologna e il centro di cultura islamica? Nell'intesa è previsto un «comitato di garanzia» che ha il ruolo precipuo di verificare le attività del centro: nel caso le modalità di esecuzione delle attività del centro diventassero non conformi con quanto stabilito nell'intesa o confliggessero con gli interessi del bene comune, quali spazi di manovra sono affidati a questo comitato di garanzia?

6. Ricordo ancora l'espressione «giù le mani dai nostri figli» della dottoressa Souad Sbai presidentessa dell'associazione donne marocchine in Italia e membro della consulta islamica in Italia rivolte ad Ali Abu Swhaima del centro islamico di Milano e della Lombardia in una trasmissione serale di «Porta a porta» riguardo alla vicenda della scuola di via Quaranta a Milano. Visto che nel documento di permuta si parla di «scuola» ci si chiede: che intenzionalità c'è? Nel caso si giunga alla costruzione di una scuola privata, si è davvero convinti che i giovani che studiassero in una scuola islamica arrivando al diploma come se avessero frequentato la scuola in un paese arabo (caso di via Quaranta a Milano), siano pronti ad inserirsi nel mondo del lavoro italiano e bolognese?

7. Anni fa, quando la regione Emilia-Romagna stanziò dei fondi pubblici per i centri culturali islamici, dissi ad un immigrato che, se i centri svolgevano attività di integrazione come con corsi di italiano per gli uomini e per le donne era giusto che percepissero questi fondi pubblici, ma se svolgevano attività religiosa non era giusto che li percepissero. Mi sembra che proprio su questo problema, sulla distinzione tra le attività culturali e quelle religiose, ci siano perplessità che dovranno essere scemate dai fatti.

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Chi sono gli intolleranti?

Ma guai a fare gli offesi! Ti dicono che sei arrogante, irrispettoso, rigido. Loro, invece, no. Mai. Leggete qua:

RIO DE JANEIRO, 27 APR - La comunità omosessuale di Rio de Janeiro sta organizzando una protesta contro la visita di papa Benedetto XVI in Brasile, prevista dal 9 al 13 maggio prossimi.
''In Brasile tutti hanno il diritto di andare e venire, pero' per la comunita' omosessuale, papa Benedetto XVI non e' il benvenuto''. La frase sara' scritta nei volantini che il gruppo 'Gay, lesbiche e single' distribuira' il 10 maggio in una manifestazione contro la Chiesa, considerata ''omofobica'' dalla comunita' gay. La protesta contro il Papa avra' luogo nel centro di Nova Igua, municipio della regione metropolitana di Rio, nella Baixada Fluminense. Una donna travestita da Pontefice sara' incaricata di distribuire gli opuscoli ai manifestanti, per protesta contro la visita di Benedetto XVI.

La ''festa anti-Papa'', come riporta oggi il quotidiana 'O Globo', terminera' con il rogo di centinaia di fotografie di Benedetto XVI.
http://www.gaynews.it/view.php?ID=73521

Allora, chi sono gli intolleranti?

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Omofobia

Il Parlamento Europeo ha approvato a grande maggioranza (325 voti favorevoli, 124 contrari e 150 astensioni) una risoluzione sull' omofobia in Europa , che 'ribadisce il suo invito a tutti gli Stati membri a proporre leggi che superino le discriminazioni sofferte da coppie dello stesso sesso'.
Nella proposta di risoluzione presentata dal gruppo GUE/NGL (sinistra unitaria europea, sinistra verde nordica), firmata dagli italiani Monica Frassoni (Verdi), Giusto Catania e Vittorio Agnoletto (Rifondazione Comunista) c'era un attacco esplicito a Mons. Bagnasco, il Presidente della CEI, reo di aver "comparato un progetto di legge che conferisce una serie limitata di diritti alle coppie omosessuali a una licenza a commettere atti di incesto e di pedofilia" (ricordo a tutti che non è vero, Bagnasco non ha mai detto questo), e al Vescovo di Namur, che "il 4 aprile di quest'anno, ha qualificato di "anormale" l'omosessualità, dichiarando che essa "costituisce una tappa di imperfetto sviluppo della sessualità umana" ".
Il testo è qua, la citazione è al punto R:
http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=MOTION&reference=B6-2007-0171&language=IT

Leggetela tutta, questa proposta. E' essenzialmente un lungo attacco alla Polonia, con molte citazioni di frasi e dichiarazioni di politici. Chiaramente, i cuor di leone che hanno proposto la mozione quando parlano di discriminazioni da parte dei "capofila religiosi in tutta Europa" non fanno mai esempi di imam, tanto per dirne una. Eppure sappiamo che gli omosessuali nelle comunità islamiche non se la passano troppo bene.
Intanto all'ONU si sono rifiutati di approvare un documento che condannava la lapidazione degli omosessuali in Nigeria,
http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=8&sez=120&id=20005
machissenefrega. Avete visto qualcuno stracciarsi le vesti? Strapparsi i capelli? Qualche protesta a bassa voce? Macchè. Meglio prendersela con Bagnasco .
Nel testo finale della risoluzione il riferimento a Bagnasco non c'è più.. E' rimasto invece il punto 7, dietro al quale, come scrive oggi (26 aprile) Il Foglio in prima pagina, c'è " un attacco al Vaticano e alla sua libertà di espressione ". Con il punto 7 infatti il Parlamento europeo "condanna i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali, in quanto alimentano l'odio e la violenza, anche se ritirati in un secondo tempo, e chiede alle gerarchie delle rispettive organizzazioni di condannarli" .
http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=MOTION&reference=P6-RC-2007-0167&language=IT
Cioè adesso le gerarchie dovrebbero condannare Bagnasco, visto che secondo alcuni lui ha pronunciato frasi discriminatorie? E sul magistero della Chiesa, come la mettiamo?
Per esempio: la "Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali", che si fa, si condanna? Se si chiedesse al Parlamento Europeo, chissà. Certo, ci sarebbe un problema in più: l'ha firmata il Card. Ratzinger, all'epoca. E quali gerarchie lo dovrebbero condannare?
http://www.alleanzacattolica.org/temi/bioetica/cdf_omosessualita.htm

Ma io pongo un quesito. Oggi leggiamo sul Corriere on line che in alcune scuole della Gran Bretagna non si parla di olocausto e crociate per paura di offendere gli studenti musulmani:
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/04_Aprile/26/olocausto_crociate_scuola.shtml

E che faremo se alcuni musulmani europei si dovessero sentire offesi a sentire parlare di omofobia? Se si venisse a sapere di omosessuali lapidati in paesi islamici, ci sarebbero manifestazioni di protesta in Europa? E se ci fossero, e se i musulmani si offendessero, che succederebbe? Che direbbero allora Agnoletto, Frassoni e Catania? Prima o poi questo accadrà, specie nei paesi più politically correct, come ad esempio la Gran Bretagna. E vedremo come andrà a finire.
Intanto in Turchia si sono svolti i funerali dei tre cristiani sgozzati a Malatya. Poca gente, una chiesa si tira indietro, una famiglia ottiene il rito islamico. Ce ne parla Il Foglio:
http://www.mascellaro.it/web/index.php?page=articolo&CodAmb=0&CodArt=12483

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Treni

Fantascienza?
In francia il TGV batte il record di velocità su rotaia:





Realtà?
Per fortuna che non mi capita spesso di prendere le nord...


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Piantiamoci le patate

Commento tratto da un sito internet

Le patate. La soluzione potrebbe essere quella: piantarci tante patate.

Sto parlando dei campi di calcio, naturalmente. Perchè dopo che hanno ucciso a sprangate (o sassate) Filippo Raciti a Catania, ci siamo pure dovuti sorbire Matarrese che dice "Il calcio non deve mai chiudere. Il calcio è un'industria. Che paga i suoi prezzi", quel Matarrese che dopo l'omicidio di Vincenzo Spagnolo, tifoso genovese ucciso a coltellate alla fine di gennaio di dodici anni fa, diceva "Male hanno fatto Genoa e Milan a sospendere la partita per il lutto, il calcio non si può fermare, altrimenti questo nostro mondo finisce" (da Il Corriere di oggi, a firma di Gian Antonio Stella).

E ci siamo anche sorbiti la senatrice Heidi Giuliani (la madre di Carlo Giuliani, il no global che voleva ammazzare un poliziotto con un estintore, durante il G8 di Genova, a cui è stata intitolata un'aula alla Camera dei Deputati, mentre il poliziotto che per difendersi gli ha sparato è universalmente considerato colpevole), che in un articolo su Liberazione ha scritto quanto "inutile e anzi dannoso sia rilasciare indiscriminati attestati di fiducia e solidarietà alle forze dell’ordine"

Ecco, Matarrese e quelli che la pensano come lui - quelli che non-sia-mai-giocare-a-porte-chiuse-che-schifo-che-orrore-che-ingiustizia - dovrebbero andare a piantare patate nei campi di calcio, insieme agli ultras: chiusi dentro e via la chiave, che si sfoghino pure. Dopo qualche anno, qualcuno si potrebbe affacciare per vedere che fine hanno fatto.
Invece delle patate, per gli ultras, si potrebbe pensare alle patrie galere a vita. In alternativa, potrebbero fronteggiare l'avanzata dei deserti, o dedicarsi alla manutenzione delle miniere di carbone.

E non venitemi a dire che per colpa di pochi violenti ci rimettono tanti sportivi. Il calcio oramai fa schifo, troppi soldi, troppa violenza, troppa televisione, troppo di tutto: ma perchè le mie tasse devono servire a pagare agenti di polizia che rischiano la vita per UNA PARTITA DI PALLONE? BASTA!!!!!!!!

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Calcio

Catania, 3 Febbraio 2007.
Ansa: CALCIO-GUERRIGLIA A CATANIA, UCCISO UN POLIZIOTTO
Il prefetto di Catania si chiede: "mi sembra assurdo che in italia non vengano usati gli idranti per disperdere le masse".
Io non sono un tifoso, ma ha ragione Giuliano Amato, ministro dell'interno. In condizioni come quelle dello stadio Massimino di Catania è inutile mandare poliziotti. Quando ad ogni partita i cori degli ultras urlano "poliziotto primo nemico" non è nemmeno il caso di chiamare le ambulanze.
Lasciamo che questi coglioni si scannino a vicenda, mandare altra carne al macello è sangue inutile.
Come chiude il servizio del TG1 pochi minuti fa "questo è il calcio, ed era l'orgoglio dell'Italia".
Si potrebbero usare, gli idranti... ma lascerei ai nostri cari "poliziotto-primo-nemico" l'ebrezza di scoprire se sono caricati ad acqua o ad acido muriatico...

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